Flash post

Carissimi, la mia presenza da queste parti si sta diradando parecchio ultimamente. Per assurdo, terminati gli esami ed i corsi universitari, mi sono ritrovata con un mare in più di cose da fare. Finalmente martedì parto e mi faccio una settimana di ferie (il Diario di Viaggio, come di consueto, non mancherà), ma fino ad ora sono stata impegnata con: 

  • Borsa di collaborazione nella biblioteca umanistica del mio ateneo, di cui spero tra l’altro di parlarvi perché trovo i magazzini un regno davvero fantastico 
  • Festicciole estive e sopratutto eventi curati a tutto tondo, visto che adesso abbiamo anche iniziato a fare catering e banqueting
  • Ripetizioni mattutine di inglese con uno di quei baldi giovani che seguo in inverno; nello specifico lui frequenta una scuola privata in cui esigono già un livello pari al B2 in secondo superiore e come compito estivo (oltre al ripasso di tutto il programma teso al recupero del debito) deve leggere tre romanzi – le versioni abbreviate – di cui uno (The Great Gatsby) pare sia persino livello C1
  • Preparazione valigie… Ebbene sì, sono in ritardo! So che non è da me, ma veramente non ho avuto tempo e dovrò ridurmi a far tutto l’ultimo giorno (domani!) in mezza giornata perché la mattina ho le ripetizioni di cui sopra  

Insomma ecco qua, sto scrivendo questo post dal cellulare in maniera molto veloce, ma ci tenevo a darvi un ultimo saluto prima della partenza e farmi rivedere in giro.

A presto amici! 

Libri in metro #43

Ho finito gli esami e con loro i libri che ogni volta portavo in borsa con me. Questo rende i miei occhi più liberi di girovagare tra i vagoni dei mezzi pubblici, alla ricerca di appassionati od occasionali lettori che esibiscono, più o meno apertamente, le copertine dei loro interessi. Tuttavia questa volta non è servito aguzzare troppo lo sguardo, perché una giovane lettrice sedeva proprio di fronte a me…

 

Espiazione [ROMA]

Saliamo entrambe sullo stesso vagone del treno verso Fiumicino, ci inerpichiamo sulla scala che conduce (Continua a leggere…)

Questa è la fine, ma ora si inizia.

Oggi ho scritto la parola FINE sul libretto universitario, sostenendo l’ultimo ed estenuante esame.
In realtà mi mancherebbe ancora di verbalizzare il voto dell’esame di tedesco per completare in bellezza l’elenco degli insegnamenti che ho superato in questi tre anni. Lo farò domani e non dovrebbero esserci problemi, ma… mai dire mai. Visto che non bisogna dar nulla per scontato e nessun evento è da considerarsi certo fino all’esatto istante in cui esso si verifica, io metto le mani avanti.
Potrei risultare pessimista in questo senso, ma io sono negativa per natura, quindi niente di incoerente.

Adesso arriva l’impegno più grande, la tesi, la fine di tutto, la conclusione di un percorso che mi ha lasciato con delle belle soddisfazioni, sebbene anche con una serie di dubbi.
Poco fa ho riguardato i post che pubblicai prima di iscrivermi all’università. Quanto tempo è passato… e così velocemente! Quei post ponevano spesso molti interrogativi, a me stessa prima di tutto, riguardo la scelta del miglior percorso universitario. Adesso, meno che prima, non saprei cosa rispondere. Anzi, forse sono ancora più incerta perché credo che avrei potuto scegliere qualcosa di diverso, anche se sinceramente non so se mi avrebbe pienamente soddisfatto. O sono diventata troppo volubile, o – più probabile –  il mondo intero continua ad incuriosirmi e ad attirare la mia attenzione, tanto che la scelta su cosa concentrarsi diviene sempre più difficile.
Ma è inutile trarre troppe conclusioni, anche perché non ho ancora concluso un bel niente. La sessione di esami forse, ma è ben poca cosa.

Tra vacanze e lavoro, questa estate la voglio proprio passare con spensieratezza e dedicarmi solo più avanti a pormi le mie solite domande.
Il traguardo ce l’ho, un piano d’attacco anche.
Si comincia a fare sul serio ragazzi.

Il blog si prende le ferie… io purtroppo no!

Qui a Roma il tempo fa un po’ i capricci.
Dopo le giornate roventi di qualche settimana fa, in cui abbiamo raggiunto i trenta gradi all’ombra, il weekend si è presentato abbastanza fresco ed oggi pare debba piovere in serata. Il cambio di stagione deve essere pertanto strategico, in grado di supplire alle diverse esigenze climatiche senza risultare troppo fuori luogo.
Ho appena finito di ripassare una parte di inglese e mi è proprio venuta voglia di mettermi a scrivere , anche perché ho realizzato di non pubblicare qualcosa da parecchio tempo. In realtà il mio intento era quello di fare un punto della situazione per poi informarvi della mia prolungata assenza per tutto il mese a venire. E non sarà difficile indovinare perché…

Insomma, ad oggi la mia vita si presenta così:

  • ….
  • ….

Riempire gli spazi bianchi per completare l’esercizio.

Va bene, okay, non voglio che pensiate che non abbia nulla da dire o che tutto sia semplicemente un piattume totale. Solo che… a volte ho il desiderio di cambiare, spinta da quella che diventa una curiosità pericolosa ed infida, un’intraprendenza eccessiva, al limite del consentito. Sarà che ferma non ci sto stare e soprattutto il fatto di non avere il percorso spianato davanti a me mi fa tremendamente paura. Ho già ammorbato abbastanza certe persone con questo problema, non voglio ripetermi anche qui. Passo da momenti di estrema spensieratezza ad altri in cui mi mostro insicura su ogni passo che dovrò affrontare. Un buon compresso di entrambe le componenti sarebbe la ricetta ideale, ma io purtroppo non so darmi pace, non trovo un equilibro.
L’ho sempre detto che sono meteoropatica inside all’ennesima potenza. E vi giuro che la prima frase del post circa il tempo di Roma non l’avevo programmata affatto. Ora spunta fuori che sono altalenante come il clima di questi giorni… E’ un meccanismo inconscio, ve lo garantisco, non lo faccio apposta. Non volevo iniziare il post con le previsioni del tempo, eppure l’ho fatto. E’ stata la prima cosa che mi è venuta da scrivere. A questo punto mi sorge spontaneo domandarmi se sia il mio umore ad oscillare a seconda del tempo o se sia il tempo atmosferico ad assecondare le mie fisime…

Mi auguro solo che non dia di matto proprio questo mese, in cui il blog chiude i battenti per cause di forze maggiore. Read you soon, ASAP I hope :)

Libri in metro #42

Ultimamente l’andatura della metro mi fa quasi da culla. Ho tanta voglia di dormire e chiudere gli occhi… Ma ecco che una lettrice si palesa davanti a me e gli occhi non possono riposarsi proprio ora…

Una piccola libreria a Parigi [ROMA]

Le 15.30 di un giorno rovente non sono evidentemente le ore di punta per la metropolitana. Arrivato a conca d’oro (Continua a leggere…)

Libri in metro #41 

Al nuovo capolinea di piazzale Jonio, arrivo della metro B1, c’è sempre un gran viavai. La mattina è particolarmente frequentato tanto che i vagoni si riempiono subito prima di arrivare alla stazione successiva. È tra la folla di pendolari astanti che adocchio la mia lettrice… 

Introduzione alla PNL [ROMA]
Il caldo di questi giorni impone di uscire sbracciati anche la mattina. La ragazza (Continua a leggere…)

Tra dolce e salato

Se fosse stato per mio diletto personale probabilmente non mi ci sarei messa. È che quando sei chiamato a fare qualcosa il senso del dovere ti fa trovare spazi e momenti ai quali altrimenti non avresti pensato. 

Per evadere un ordine di catering pervenutoci all’inizio della scorsa settimana, ho dovuto trovare il tempo per preparare dolci e salati da consegnare al cliente. Per fortuna la mia mamma è sempre presente e si è quindi occupata delle crostate (che sono una garanzia perché solo lei sa farle così buone!). Io mi sono dedicata invece ai muffin e alla focaccia genovese che avremo poi farcito e tagliato in quadratini monoporzione. I primi li ho fatti ad occhi chiusi: sono semplici e veloci, sia a livello di preparazione che di cottura. Ecco la ricetta. 

Muffin di Nigella Lawson
(la cuoca americana che gira anche qualche programma su Gambero Rosso Channel)

SOLIDI: 

  • 250 g di farina 00
  • 180 g di zucchero
  • 2 cucchiai di cacao amaro (o amido di mais se volete farli bianchi)
  • 2 cucchiaini di lievito
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 150 g di gocce di cioccolato

UMIDI:

  • 250 g di latte
  • 90 g di olio di semi
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 uovo

PREPARAZIONE:

Mescolare con una forchetta tutti gli ingredienti solidi in una ciotola, quelli umidi in un’altra. Unire poi i composti amalgamandoli sempre con una forchetta, senza mescolare troppo.
A seconda delle dimensioni desiderate, versare il composto negli stampi/pirottini ed infornare a 200 gradi per una ventina di minuti.

N.B. Più piccoli sono i pirottini e dunque i muffin minore è il tempo di cottura.


La focaccia, invece, è stata un po’ più lunga, vuoi perché era la prima volta che mi cimentavo nella sua preparazione, vuoi per i tempi di lievitazione da rispettare e vuoi pure per il fatto che ne ho dovute impastare tre… un’intera mattinata è stata dedicata a loro. Non sono ovviamente mancati gli errori, prontamente redarguiti dalla capocuoca/pasticcera, dovuti al fatto che il lievito di birra presente in ricetta deve essere diluito all’interno della dose di acqua prevista dalla ricetta stessa e non in ulteriore quantità d’acqua. Il risultato è stato che la prima delle tre focacce presentava un impasto più liquido che ha richiesto più tempo di lievitazione e cottura. L’ho cotta in realtà un po’ troppo, sbagliando, ma sicuramente alla prima focaccia non sarebbero bastati i 15 minuti delle altre due, delle quali invece non ho di che lamentarmi. Per essere stata la prima volta, mi ritengo assai soddisfatta. Qui di seguito comunque la ricetta. 

Focaccia Genovese 

INGREDIENTI:

  • 600 g di farina manitoba
  • 500/600 ml di acqua tiepida
  • 40 ml olio EVO
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • 15 g di sale
  • 12,5 g di lievito di birra (mezzo cubetto)
  • acqua, olio e sale grosso per condire

PREPARAZIONE:

Unire gli ingredienti mescolando con una forchetta (sembra che non conosca altri attrezzi culinari… :P). Versare l’impasto in una teglia coperta con carta forno ed unta. Far lievitare fino al raddoppio. Quindi allagare il composto su tutta la teglia e far lievitare nuovamente per un’altra ora. Praticare poi delle fossette in superficie con le dita e cospargerle di sale grosso ed un emulsione di acqua ed olio. Cuocere in forno caldo a 200 gradi per 15 minuti.

Ed ora mi mancano i segreti più complessi dell’arte culinaria, quelli che la genitrice custodisce con gelosia e divulga (se lo fa!) con riluttanza. Perché non puoi preparare un Tiramisù così come capita o seguendo una delle tante dozzinali ricette online. No, non puoi farlo se prima non pastorizzi le uova con lo zucchero e prepari la famigerata base semifreddo secondo le tecniche del maestro Montersino… 

Libri in metro #40

Da lunedì fa un caldo atroce nella capitale. L’afa è insopportabile, l’umidità allucinante e le temperature insostenibili per essere il mese di maggio. Potete immaginare che piacere sia viaggiare sui mezzi pubblici privi di aria condizionati ed anzi pieni della calca dei pendolari. Fortuna che riesco a distrarmi dal lamentarmi interiormente di questo caldo anomalo per osservare un bersaglio interessante… 

Niente di vero tranne gli occhi [ROMA] La metro B1 di Roma ha cambiato da poco capolinea, ma continua ad essere (Continua a leggere…)

Diario di viaggio: la Piantata [IL SOGGIORNO]

 Eravamo rimasti al nostro arrivo a La Piantata, il cambio inaspettato di alloggio e la partenza per DSC 123_1raggiungere l’altra, imboscata e per il momento nascosta casa sull’albero. Lasciamo la nostra macchina in un parcheggio dall’altra parte della tenuta, ci invitano poi a salire su un pandino molto improbabile che si rivelerà un mezzo efficientissimo capace di arrampicarsi ovunque. Seguiamo il proprietario che sale invece a bordo di un suv. La strada si presenta esattamente come ci era stata descritta: ripida, impervia, sterrata e con tanto di guado da attraversare. Scavalcata la collina in una posizione quasi a 90 gradi distese immense di colore viola si aprono di fronte ai nostri occhi, campi sterminati di lavanda, non ancora nel pieno della fioritura, si arrampicano su svariate colline e si adagiano su ampie vallate. E proprio lì, in mezzo al tutto, o meglio, in mezzo al niente, si palesa un gioiellino architettonico che rimane sempre un po’ nascosto tra le fronde degli alberi. Si tratta di una deliziosa casa in legno costruita su una quercia maestosa (a detta del proprietario tra le più antiche d’Italia) ad 8 metri da terra. L’arredo interno consta di un grazioso letto a baldacchino, un bagnetto dal gusto molto rustico, una cabina armadio con frigo bar. All’esterno un terrazzino con tanto di tavolo e sgabelli treppiede e targa con i nostri nomi affissaDSC 080_01 alla porta di ingresso. La quercia si apre come i petali di una rossa e all’interno del nido creato dai rami che si allargano in ogni direzione è incastonata questa perla di casa che poi vanta di un panorama invidiabile: lavanda. Lavanda ovunque. Lavanda a perdita d’occhio. 
Trascorriamo gran parte del pomeriggio ad immortalare la casa in vari scatti, da tutte le angolazioni ed in tutti i modi possibili. Ma, per quanto ben riuscite, le fotografie non riusciranno mai a rendere l’incanto di un posto del genere, un angolo di mondo magico ed incontaminato. Inutile anche dilungarsi con troppe parole, sarebbero ridondanti e poco efficaci. Lascio il lavoro alle foto e alla vostra immaginazione. 
La sera ci muoviamo abbastanza presto per approfittare della luce del tramonto e fare due passi a DSC 107_01Tuscania, dove poi decideremo di fermarci a cena. La cittadina è circondata da mura e sfoggia il suo pezzo forte nel giardino terrazzato con panorama sulla valle circostante. Il fascino più suggestivo esce fuori di sera, quando il borgo si illumina e si tinge di un colore giallo pastello. Per raggiungere il MAG, dove ceneremo, posteggiamo la macchina un po’ fuori le mura e ci concediamo due passi. Passiamo davanti la fontana delle Sette Cannelle, proseguiamo verso la Torre di Lavello ed imbocchiamo poi il corso principale dove si trova il locale. Ordiniamo un mega tagliere misto di salumi e formaggi locali che ci servono insieme al pane sciapo, ottimo per far risaltare il gusto saporito dei prodotti che assaggiamo. 
La strada per tornare all’agriturismo è lunga pochi chilometri, con qualche curva e sopratutto poco illuminata. Ma la vera mancanza di luce la sperimentiamo una volta montati sul pandino e pronti ad affrontare il sentiero verso la Suite Bleue. Non mi sento per niente  tranquilla, ma per fortuna non abbiamo problemi a raggiungere la casa. Con un telecomando consegnatoci insieme alle chiavi accendiamo le luci esterne della casa ed i led blu che illuminano il tratto da percorrere a piedi tra la lavanda. Qualche luce in più sarebbe stata gradita visto che intorno le tenebre la fanno da padrone. Non avevo mai visto un buio così impenetrabile. foto
Una delle parti più belle del soggiorno consiste nel risveglio la mattina successiva. Civette e picchi che martellano con il loro becco i rami intorno alla casa sono la sveglia naturale. Usciti in terrazzo ci aspetta la colazione, consegnata in camera in un vassoio tramite una carrucola. Possiamo decidere se consumarla fuori o all’interno, ma essendo l’aria abbastanza frizzantina la mattina, preferiamo gustarci le primizie che ci offrono su un tavolini in legno pieghevole lasciato in dotazione. Lo sistemiamo davanti al letto e di fronte al televisore naturale: una finestra che si affaccia sul ramo più bello della quercia. Dire che sia stata una colazione da re è dire poco. Nel vassoio che ci consegnano, oltre a latte e caffè caldo, c’e l’imbarazzo della scelta: cornetti, confetture di pere, nashi ed uva fragola, miele alla lavanda, pane, biscottoni artigianali (di un buono…!) cereali con e senza cioccolato, fragole, spremuta di arancia, yogurt e zabaione. Ci gustiamo queste leccornie con tutta la calma del mondo, spiacenti di dover abbandonare di lì a poco la nostra dimora tra i rami. Ma non prima di aver lasciato traccia del nostro passaggio nel libro degli ospiti che ci troviamo poi a sfogliare sbirciando per un attimo nelle esperienze di chi ci ha preceduto. DSC 067
I commenti non permettono dubbi: tutti rimangono affascinati, stregati e catturati da un luogo simile. 
Il giorno dopo, rientrati a casa e guardate le foto, assaporiamo il piacere di essere di nuovo lì, sul tetto di un mondo profumato di lavanda. Ci sembra quasi di poter avvertire l’intenso e sensuale odore del legno di cedro canadese di cui è costruita la Suite. E sentiamo come un tuffo al cuore, un sussulto che è sintomo di desiderio di tornarci prima o poi. 

Diario di viaggio: La Piantata [PROLOGO]

Nonostante il titolo del post, non vi parlerò molto di siti turistici o cose da vedere (anche se quando sono in un posto mi piace girare comunque!), perché questa volta si tratta veramente di una fuga romantica dal caos cittadino e dalla frenesia degli impegni per immergerci in un luogo incantevole, magico, un angolo di mondo in cui si può davvero dire di sentirsi distanti da ogni forma di civiltà. Un piccolo assaggio di paradiso, qui, sulla terra, precisamente in provincia di Viterbo verso Arlena di Castro.
I miei regali per le ricorrenze sono spesso tutto fuorché materiali. Ricorderete la gita a Montefalco per il ristorante di Giorgione in occasione del compleanno di Armando. Ecco, una gita simile, più o meno alla stessa distanza, ha rappresentato il mio regalo di anniversario.
In realtà fu Armando il primo a parlarmi de La Piantata, agriturismo nel viterbese che mette a disposizione degli ospiti un alloggio in due diverse case sull’albero. Le foto parlano da sole: un posto da sogno. Benché la volontà di portarmi prima o poi in questo luogo rimanesse sempre nel cuore di Armando, eh beh, sono stata io a precederlo.DSC 008
Il 22 aprile partiamo alla volta de La Piantata; preparo dei panini per un pranzo veloce lungo la strada e mi attrezzo di cambio per la sera ed immancabilmente di reflex. La prima tappa che facciamo è alla sorgente dell’acqua di Nepi, di cui siamo estimatori in famiglia. Dalle fontanelle nei pressi dello stabilimento sgorga l’acqua effervescente ed è una sorpresa constatare che è proprio la stessa di quella imbottigliata. Armando tenta anche di assaggiare l’acqua sulforea, poche fontanelle più in là, ma non riesce a convincermi visto il forte odore di uovo sodo che mi fa venire la nausea.
Rimontiamo in macchina, direzione Sutri. Era da un po’ che volevo fermarmi in questa cittadina, sempre molto attratta dalla sua posizione e dal suo circondario. Dopo un rapido giretto in città ciDSC 022 spostiamo nella parte bassa ove si trova una piccola necropoli etrusca interamente scavata in una roccia di tufo. Visitiamo anche l’anfiteatro etrusco adiacente, una bellissima struttura da cui pensiamo debbano aver preso spunto i romani. Pranziamo in un’area verde attrezzata con panche e tavoli e immaginiamo con occhi sognanti come potrà essere la nostra dimora tra gli alberi…
Un’oretta di strada ci separa dalla nostra destinazione e dopo un caffè ci rimettiamo in viaggio. Con l’ausilio del navigatore raggiungiamo l’agriturismo e, appena parcheggiato, si mostra la Black Cabin davanti ai nostri occhi. Al primo impatto sono un po’ delusa: me la immaginavo più isolata, appartata e sinceramente un po’ più arrampicata tra i rami. “Vabbè”, mi dico “se le foto non mentono, dentro deve essere super hi-tech”. Veniamo accolti dai proprietari, milanesi entrambi, molto ospitali, disponibili e fin da subito affabili. Ci danno consigli su qualche posticino da provare la sera, sia a Tuscania che a Capo di Monte, sul lago di Bolsena. Alla fine opteremo per la prima alternativa, volendo assaggiare prodotti tipici locali e non venendo molto entusiasmati da una proposta di pesce di lago. Mentre la signora ci accompagna verso la Black Cabin (la casa sull’albero che avevo prenotato con un bel po’ di mesi di anticipo… ed avevo fatto bene! Sono sempre pieni tutti i giorni) ci racconta degli ospiti dell’altra casa sull’albero che sarebbero arrivati di lì a poco. Lei è di Modena, ha prenotato il soggiorno un anno prima ed è incinta di 8 mesi. Per tale ragione la signora le aveva consigliato di cambiare “albero”, in quanto la seconda casa sull’albero, la Suite Bleu, è alquanto difficile da raggiungere e serve un pandino fornito dall’agriturismo per arrivarci: discese, salite, strade sterrate, un guado da attraversare… Di fronte a questa descrizione gli occhi di Armando si illuminano. Io avevo visto entrambe le soluzioni e le fotografie del sito facevano apparire entrambe le case favolose. Per mancanza di disponibilità avevo dovuto prenotare la Black Cabin, ma del resto non mi sarebbe cambiato molto: non conoscevo nessuna delle due e non avrei saputo dire a priori quale DSC 025meritasse di più. Solo più tardi avremo realizzato che, mentre la Black Cabin è in realtà costruita su palafitte e – soprattutto – sita proprio all’entrata della tenuta, la Suite Bleu è un gioiellino a 8 metri da terra immerso nei campi di lavanda. Se la prima vanta di un arredamento di ultima generazione (sanitari sospesi, doccia a vista, impianto bose in camera etc.), la seconda presenta un gusto più romantico ed intimo, che avremo poi senz’altro preferito. Eh sì, perché, affascinati dalla descrizione della proprietaria e meravigliati dal fatto che, per quanto spaziassimo lo sguardo, la casa non si vedeva da nessuna parte, abbiamo chiesto di scambiare le prenotazioni (chiaramente dopo aver avvertito telefonicamente la signora incinta per la quale non ci fu nessun problema).
Ed ecco che, seguendo il marito della signora e a bordo di una Panda 4×4, ci inerpichiamo su colline disseminate di lavanda e vediamo aprirsi davanti a noi uno scenario idilliaco da togliere il fiato: la Suite Bleu.

TO BE CONTINUED…

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