Libri in metro #48

Da pendolare cronica quale sono incontro Monica, la famosa donna dalla vita disgraziata di qui ho parlato in due post (cioè qui e qui), praticamente ogni settimana. Devo dire che, se prima pensavo fosse una frequentatrice della metro solo la domenica, adesso devo ricredermi perché vaga tra i vagoni della linea B senza distinzione di giorni.
Più che osservare lei però, oggi mi sono concentrata su una lettrice seduta dinanzi a me…

Nessuno si salva da solo [ROMA]

L’atmosfera sulla metro B verso Rebibbia è piacevole questa mattina. Un musicista allieta il viaggio con (Continua a leggere…)

Diario di viaggio: Andalusia #Day 3

Andalusia #Day 3 – Giovedì

Granada

Lasciamo Malaga per raggiungere Granada in Sierra Nevada, dove le temperature sono decisamente più basse ed il cielo più grigio.
DSC_0202Che dire di Granada? La prima impressione è di una città soffocante, forse per il traffico e la difficoltà di trovare parcheggio, ma la seconda non può che tradursi in un giudizio positivo: affascinante. Arabeggiante negli edifici, nelle strade e nelle persone. Al di là di Gran Calle Colòn, dove si trova il nostro albergo, il quartiere islamico Albayzin si inerpica lungo stradine silenziose ed appartate, salite in sampientrini circondate da alberi da frutto, fino a culminare nel Mirador San Nicolas, una deliziosa piazzetta dal quale si può godere
di una magnifica vista sull’Alhambra. L’Alhambra costituisce un capitolo a parte, che abbiamo affrontato solo dopo aver anni stato la Cattedrale e Capilla Real dove sono sepolti i re cattolici Isabella e Ferdinando. L’Alhambra è un grandissimo complesso formato da varie costruzioni, alla sommità della cruda di Granada, che domina con silenzioso prestigio. Iniziamo la visita dall’Alcazar, di cui non rimane che qualche torrione (da cui si gode di un’ottima vista sulla città sottostante) per poi entrare nei meravigliosi Palazzi Nazaries, uno splendore per gli occhi. Le sale ed i giardini sono decorati con motivi tipici dell’arte araba e si compongono di giochi d’acqua, fontane, colonne e sale di un’eleganza magistrale. Se il paradiso esiste, direi che potrebbe assomigliare ai palazzi Nazaries.  Terminata la visita di questa parte, ci spostiamoDSC_0336 con una lunga camminata verso un altro edificio parte dell’Alhambra: il Generalife. Il nome deriva dall’arabo, come del resto molte delle denominazioni del luogo, e significa “giardini del supervisore”. In effetti i giardini sono anche qui magnifici, sarà perché nel momento della nostra visita sono illuminati magicamente da un sole che va verso il tramonto, creando un’atmosfera quasi surreale. Il complesso da solo merita un viaggio a Granada e merita anche tre/quattro ore del vostro tempo per essere apprezzato a pieno.
Sfiniti ma felici, ci godiamo la cena in una tipica taperia del posto, la Bodeguita Canadena, dove si conserva l’abitudine di servire tapas gratuite con ogni bevanda ordinata. Iniziamo infatti così la cena, in piedi di fronte ad un bancone affollato: ci sono turisti ma anche locali, poiché il posto pare sia rinomato tra i cittadini di Granada. Ci trasferiamo poi al tavolo, seduti su sedie traballanti e su un pavimento pieno di tovaglioli a terra, molto “rustico” diciamo così. Ordiniamo quindi il rabo de toro con antipasto di tapas di jamon iberico di bellota (Armando è andato in lungo e in largo per cercare questa specialità di prosciutto spagnolo!), formaggio, pancetta e salmone con avocado (la guida diceva di non perderlo, ma a noi non ha entusiasmato, forse perché poco attinente alle pietanze del resto della cena).
Mentre Malaga risulta più moderna, Granada conserva un carattere gitano e si percepisce l’influenza araba sulla città. È inoltre una città piena di giovani per via dell’università, sicuramente più turistica di malaga ma con moderazione.

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Diario di viaggio: Andalusia #Day 2

Andalusia #Day 2 – Mercoledì

Malaga.

Facciamo colazione davanti mercato Alzatacar e ci gustiamo cornetti e caffè para llevar lungo il Paseo del Parque, baciato da un sole caldissimo per essere gennaio. Proseguiamo poi verso la cattedrale dove fotografiamo più volte il jardin de los naranjas (che poi troveremo ovunque…) arriviamo all’alcazaba e ai testi del teatro romano, DSC_0112per poi tornare verso la mia amata Plaza de la Costitución. La città è soleggiata, ariosa, molto poco turistica in alcune zone, ma al tempo stesso curata fino al dettaglio (per quanto mi riguarda sono rimasta stupita dal numero di cestini ad ogni angolo della strada!).

Ronda

Partiamo poi a metà mattina per Ronda percorrendo in macchina l’autovia della Costa del Sol, costellata dalle località più in e lussuose della Spagna: Torremolinos, Fuengirola e sopratutto Marbella.
Raggiungiamo il centro percorrendo la Carretera Espinal che ci lascia davanti Plaza de Toros. La cittadina è famosa per la sua particolare posizione, a picco sulla gola del fiume Tajo. La gola è visibile, con tanto di vertigini annesse, dal Puente Nuevo, letteralmente un DSC_0164ponte sul vuoto. Scendiamo tramite una scalinata in un punto abbastanza accessibile della gola e fotografiamo questo spettacolo da brivido. Fatto un pranzo con tapas alle 15:30 è fatte le foto, però, non sappiamo come muovervi. La Ciudad (città vecchia) non ci offre niente di particolarmente affascinante cosicché che le nostre aspettative, forse fin troppo alte, vengono deluse. Quello che probabilmente ci disturba, oltre al tempo particolarmente grigio, sono le macchine che circolano anche nella Ciudad rendendola trafficata e rumorosa. Gli edifici sono poi privi di pregio e quello che viene descritto come dedalo di vicoli è in realtà un centro dove transitano veicoli pure nelle strade più strette.
Torniamo un po’ disillusi nella nostra Malaga, lasciata con nostalgia fin dal mattino. Prima di dedicarci alla ricerca di un locale per la cena, arriviamo fino a Plaza della Merced dove ammiriamo la casa natale di Pablo Picasso e dove apprezziamo una vivace vita notturna con locali all’aperto gremiti di clienti che si riscaldano sotto ai funghi. Cerchiamo anche noi un posto ove fermarci, ma ritorniamo sui nostri passi perché il giorno prima abbiamo adocchiato un locale dalle parti di Calle Granada. Qui mangiamo e ci saziamo con una bella paella mista: carne pesce e verdura. Con una passeggiata lungo il Paseo del Parque digeriamo il pasto e ci godiamo questa zona di malaga, deserta rispetto al giorno prima e con una temperatura ideale, mitigata dalla vicinanza del mare.

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Diario di viaggio: Andalusia #Day 1

Andalusia #Day 1 – Martedì

Malaga

All’arrivo a Malaga ci aspetta un aeroporto spazioso e confortevole, moderno, con ampie vetrate che consentono un’ottima vista: un piacere per gli occhi che riconquistano la sensazione della terraferma dopo ore di volo.
Noleggiamo una macchina e ci facciamo aiutare dal navigatore per raggiungere il nostro hotel più o meno al centro della città, al termine dell’Avenida de Andalusia.
DSC_0066Ci concediamo subito due passi per il centro e rimaniamo sorpresi dalla folla che assedia le strade ed impedisce il passaggio. Anche il traffico è bloccato e la polizia è in mezzo alla carretera per dirigerlo. Domandiamo quindi cosa sta per pasar e ci viene risposto che a breve sarebbe cominciata la Cavalcada. Sì okay.. La cavalcata di…? Ma come, la Cavalcada de los Reyes! Evento attesissimo da tutti, specie dai bambini che, armati di sacchetto o bustina, aspettano l’arrivo dei Magi per raccogliere dolciumi e caramelle lanciati proprio dall’alto dei carri lungo la parata. Curiosi e desiderosi di non perdere l’evento ci guadagniamo uno spazietto tra la folla lungo il Paseo del Parque e partecipiamo alla raccolta di caramelle che piovono dal cielo. Solo che non ci sono solo i Magi, anzi! Il loro arrivo è preceduto da carri e personaggi di tutti i tipi, per lo più provenienti dai cartoni animati. Nonostante la pioggia e l’assenza di ombrello, restiamo fino alla fine, affascinati dal folklore di tale manifestazione. Soddisfatti del bottino e sopratutto di esserci trovati nel mezzo di una grande festa, molto sentita dai malagüenos, torniamo in albergo per asciugarci e prepararci per la sera.
Attraversando Plaza de la Costitucion e Calle de Granada ci fermiamo al Piyayo, localeDSC_0053 tradizionale di tapas e cucina di pescado. È fra l’altro uno dei più accessibili perché la movida della città, ancora in festa per i Magi, invade ogni taperia e taverna, rendendo assai movimentate le vie interne del centro. Nel nostro locale ordiniamo polpo alla gallega, buchata de rosato e polpo fritto con pane di grano saraceno.
Le impressioni su Malaga dopo una prima serata passata in città sono più che positive: il centro è delizioso, pulito, tenuto in considerazione dai malagüenos che sembrano amare davvero la propria città. Le strade del centro di Malaga sono tutte in marmo, con grandi lastroni talvolta decorati con motivi floreali o a stella. Troveremo Malaga molto diversa dal resto delle città dell’Andalusia, con un fascino un po’ più europeo e di località di mare. L’assimilerei a Valencia o comunque a Siviglia in alcuni punti, sebbene non abbia tutta la sua maestosità. Ma in ogni caso rimane assolutamente spagnola nei ritmi di vita, nelle 22.30 che sembrano come le 20.30, nelle strade che sono frequentate fino a notte fonda (e sono poi deserte fino almeno alle 11, ma parlo di un giorno di festa come l’Epifania). A Malaga trovi catene di negozi o fast food, come del resto a Siviglia, ma non come a Cordoba e Granada, sorelle sotto questo punto di vista. Di nuovo, ciò che accomuna comunque tutte le località visitate in Andalusia è un’atmosfera calorosa, accogliente, che ti fa sentire a casa (sarà che anche di fisionomia gli spagnoli potrebbero essere scambiati in tutto e per tutto per degli italiani) e rimuove l’impressione di trovarsi in un paese straniero. Aggiungete a tutto questo folklore e spirito goliardico e avrete una città con una ricetta perfetta, da non perdere.

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Lonely Planet. Lonely Guide. 

Lonely Planet. Un’istituzione. Un punto di riferimento. Un’inseparabile compagna per ogni viaggiatore. La migliore, forse. Da portare sempre con sè, in borsa, in valigia, dentro la giacca… Non è permesso staccarsene. Da consultare al volo per ogni evenienza, dubbio o curiosità. Da consultare non al volo per leggere della storia, della cucina, della geografia della meta del viaggio.
Quindi, niente da dire sulla quantità e sulla completezza delle informazioni fornite. C’è veramente di tutto, dagli orari d’apertura dei siti di interesse ad indicazioni sui trasporti locali e non, da informazioni sulle chiamate telefoniche fino alle distanze chilometriche tra le varie località. Oltre a curiosità su cibo, abitudini, tradizioni, guide pratiche e linguistiche.
Avrei però qualcosa da dire sul dettaglio delle descrizioni, talvolta troppo sbrigative e poco approfondite, e sull’aggiornamento delle informazioni, che non sempre si sono rivelate corrette ed up to date. Gli orari d’apertura erano pressoché sempre rispettati, i prezzi tuttavia erano in realtà sensibilmente più elevati rispetto quanto indicato nella guida. Ottimi, invece, i suggerimenti ed i locali consigliati, spesso troppo affollati dalla gente del posto per potervi accedere. Le segnalazioni pare vengano fatte senza ottenere nulla in cambio in termini di sconti o facilitazioni e credo che effettivamente sia così perché ristoranti o tapas bar raccomandati sono effettivamente rinomati tra la gente locale.

Insomma, eccola qui, la regina delle regine, la guida delle guide. Lonely Planet.
Una Lonely è per sempre.


P. S. Datemi il tempo di sistemare le  quasi seicento foto ed il Diario di viaggio sarà presto in arrivo su questi schermi, con una novità di presentazione…

Big Eyes [Tim Burton]

Gli occhi sono lo specchio dell’anima.

ForsPoster Big Eyese la citazione che fa da fil rouge a tutto il fim è sentita e risentita, ma pronunciata da Amy Adams di fronte i suoi furtivi dipinti assume un significato tutt’altro che abusato. I due elementi fondamentali del plot vengono fuori in questa frase e Tim Burton li indaga a fondo, li rende denominatore comune di tutte le scene, seppur non così palesemente.

L’anima.
Che se non emerge, a mio gusto, dagli occhioni dei bambini, soggetti innumerevoli dei quadri di Margaret, viene ben dipinta da un altro pittore: il regista. Tim Burton non si lascia sedurre da una esaltazione facile e scontata dei dipinti della sua protagonista, nonostante l’amicizia effettiva con la reale pittrice ancora in vita, ma si sofferma su una figura infantile tutt’altro che marginale. Ispirazione e soggetto dei primi lavori di Margaret, Jane soffre della sua solitudine, della mancanza di un padre e della lontananza – più emotiva che fisica – della persona con la quale vorrebbe condividere il suo tempo: la mamma. La vede continuamente in fuga, rapita da uomini che evidentemente covano secondi fini, debole e sottomessa, privata delle cose cui tiene di più al mondo: la sua arte e la sua bambina.
Jane cresce, è l’unico personaggio che forse vive la maturazione più profonda, rendendosi conto di essere sempre stata a conoscenza del segreto della mamma pur fingendo di non saperne nulla. Accompagna sempre Margaret, è al suo fianco anche quando non vorrebbe, e, da un’analisi più profonda, potrebbe essere lei a suggerire alla madre quel senso di abbandono e solitudine che circonda gli orfanelli nelle sue opere.

Gli occhi.
Sono gli occhi di Margaret, interpretata con spessore da Amy Adams che si porta  a casa anche un Golden Globe, occhi attenti, concentrati, mentre dipinge di nascosto le “persone” sulla sua tela. Occhi innamorati ed estasiati quando cade tra le braccia del millantatore Walter Keane, maestro di retorica ed eloquenza, tranne che dell’arte di cui si finge creatore, rivendicandone la paternità. Occhi disperati e ricchi di lacrime quando non riesce a conservare il suo segreto, impaurita dalla reazione del marito, affranta per non aver saputo amare a dovere sua figlia. Infine, occhi increduli dinanzi alla corte, durante il processo in cui tenta – e riesce – di dichiarare al mondo intero di essere l’autrice dei lavori che hanno conosciuto il successo planetario. Ancora una volta è affiancata da Jane, cui stringe forte la mano più volte, cui rivolge sguardi affettuosi che sembrano voler recuperare tutto il tempo perduto in quegli anni.

E di Keane? Che dire di lui? Potrei formulare un giudizio poco oggettivo, influenzata dalla stima che provo per Waltz, un mostro sacro in ogni ruolo a mio parere. Stima che è iniziata con Inglorious Bastards, ma questa è un’altra storia… E poi qui parliamo di personaggio, mica di interprete! Comunque Tim Burton sceglie bene, perchè Walts calza Keane a pennello…
E’ in ogni caso complesso, da parte dello spettatore, formarsi un’opinione coerente su di lui. All’inizio si ha qualche sospetto, specie nella scena della proposta di matrimonio, troppo avventata, indice di scarsa affidabilità… Poi però tutto torna ad essere perfetto, lei è innamorata, lui pure, tanto che si prodiga in interminabili elogi dei quadri della moglie adorata, oltre che impegnarsi concretamente per sostentare la famiglia. Sì, sembra fin troppo orgoglioso dei successi che mano a mano i lavori di Margaret collezionano, ma in fondo lo fa per venderli, perchè Margaret è ancora timida ed inesperta di come funziona il mondo degli affari. Lui invece ha fiuto, conoscenza, ottima parlantina, la stoffa da vero venditore, E comunque tutti i guadagni vengono condivisi, lui non si intasca niente, fa tutto sotto la luce del sole. Pare tutto concordato, un patto silente tra lei e lui, lei rinchiusa nello studio a dipingere, lui impegnato in televisione e sui giornali e rilasciare dichiarazioni non sue. O almeno, sue ma totalmente infondate. La storia torna un po’ a puzzare nel momento della scoperta di un’altra scomoda verità sugli scorci cittadini che Keane faceva risalire al suo periodo parigino… Si inizia dunque a guardare a quest’uomo come un vero calcolatore privo di sentimenti e buone intenzioni, con un ottimo naso per gli affari – niente da dire – ma con un’anima abietta e insulsa. Se si poteva giustificare pensando che magari era stato il successo a dargli alla testa, non si riesce comunque a spiegare il suo esordio nel mondo dell’arte…
L’unico ricordo che il regista sembra lasciarci è quello di un pupazzo urlatore, cialtrone e con occhi – magari grandi come quelli del titolo sì – che guardano solo il denaro. Non poteva dunque mancare la sua uscita di classe, nella scena finale del film, accompagnato dalle esagerate moine che lo contraddistinguono, goffi e maldestri tentativi di un truffatore che ha costruito le fondamenta del suo impero su una frode.

Film da guardare con occhi ed anima aperti.

 

Insomma, non è andata esattamente molto bene.

Com’è che si dice?
Che quello che succede a capodanno, succede tutto l’anno?
Beh, speriamo proprio di no, perché 365 giorni così tremendi non ho proprio né l’intenzione di passarli né la forza di sopportarli.

Si dice poi anche che ogni giorno è un dono, ogni ora è preziosa, unica, irripetibile. Dunque l’augurio è di vivere al meglio ogni istante, godersi appieno ogni minuto, perché sarà l’ultimo e non tornerà più.
Beh, menomale, è una fortuna che non si dovrà mai più ripetere perché altre poche ore di tensione come quelle appena trascorse mi ucciderebbero.

Poco dopo la mezzanotte il telefono mi inizia a suonare insistentemente ed ogni volta in modo diverso: notifica di Facebook, notifica di Whatsapp, notifica di un gruppo su Whatsapp, sms classico, email… A ognuno il suo.
Mio fratello scrive sulla chat di famiglia: “Buon 2016, che per ora è iniziato alla grande”
Beh, almeno ho un motivo per essere felice. Almeno per lui.

Il 2016, domani, il futuro.

Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere; eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza. Combattiamo per un mondo ragionevole. Un mondo in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati, nel nome della democrazia, siate tutti uniti!

Ma l’umanità… L’umanità non è affatto ragionevole…
Non siamo pronti per volare. Non siamo in grado di spalancare le ali. Lassù.

Libri in metro #47 

Con questo post, signori, vi presento la figura del lettore indeciso, il lettore confuso, il lettore poco convinto. Questa categoria di lettori non sente fortemente il richiamo delle pagine davanti a lui, ma si lascia distrarre con facilità dall’ambiente esterno, cogliendo stimoli che lo distolgono dalla lettura. Così apre e chiude i romanzi, sfoglia le pagine con lieve entusiasmo, ragiona approfonditamente se sia il caso di riporre il libro al suo posto, per non fargli il torto di leggerlo con poca attenzione: occhi sulle parole, ma testa altrove.

L’amica geniale [ROMA]

È fisiologico avere le idee confuse di prima mattina. In particolare se, come ogni mattina (Continua a leggere…)

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