My Weekly Brief 

Fine settimana- Extreme: sotto un sole che ho sempre considerato mio alleato, mi sono scottata, bruciata e tagliata… Neanche fossi una bistecca!

Lunedì – Addiction: forse perché provata fisicamente dai giorni precedenti… Ho preso quattro caffè, superando di gran lunga la mia media giornaliera di 1/2!

Martedì – Side effects: arzilla come un grillo già di prima mattina… Chissà com’è!

Mercoledì – Professional : meeting one-to-one con la team leader per fare il punto della situazione… Ottima impressione e soddisfazione reciproca!

Giovedì – Adventure: Black out di prima mattina a Roma Termini. Panico in stazione, quasi imprigionati sotto terra. Ho preso l’autobus e fortunatamente sono arrivata in orario…

Venerdì – Sunny & Funny: Tragitto senza traumi per arrivare in ufficio, cornettone al cioccolato di Castroni a metà mattina (gustosamente deleterio per il pranzo), sole caldo in pausa (scottatura ben coperta) e… Villa Pamphili uno spettacolo!

…next week? Next brief:)

 

Content… iness

Volevo scrivere.
E scrivo.
Con il computer. Con la tastiera. Scrivo anche a mano, se serve.
Scrivo per internet. Per il web. Per il sito. Per il portale. Per la pagina pubblica. Per il FE (Front End, diciamo da noi).
Scrivo email. Scrivo note. Comunicazioni, richieste, risposte, testi, descrizioni (brochure, diciamo da noi).
Scrivo in italiano. Scrivo in inglese. Ho scritto anche in tedesco un paio di volte.
Scrivo seduta. Scrivo in piedi (abbiamo la scrivania regolabile, da noi).
Scrivo di hotel, alberghi, b&b, affittacamere, case vacanze, ville, appartamenti, resort, agriturismi, country house. Scrivo per proprietà, strutture ricettive, attività turistiche.
Scrivo perché mi occupo di contenuti, di testi, di editing.

Scrivo per Booking.com. Da metà maggio sono Content Specialist & Content Coordinator qui.
Non scrivo più così spesso per il blog. Da sempre sono Scrutatrice di Universi sul mio blog.

 

Il Giardino Giapponese a Roma

La visita al Giardino Giapponese presso l’Istituto Giapponese di Cultura non è certo tra le più entusiasmanti che si possano fare a Roma. Tuttavia, il fatto che sia gratuita e disponibile solo in determinati periodi dell’anno contribuisce a creare una lista d’attesa notevole ed una fila di prenotazioni telefoniche che arrivano sino al mese precedente.Interessante la spiegazione al giardino e le parole spese per descrivere la concezione sulla quale si fonda. Il giardino in sé per sé è carino, ma niente di eccezionale.

Acqua, rocce e vegetazione si alternano armoniosamente e tutto ha l’aria di essere totalmente spontaneo. Il giardino giapponese, che raramente sarà un giardino con fiori, è espressione di una natura senza vincoli e controlli da parte dell’uomo. Ciò si deve ad una diversa visione della realtà che distanzia la cultura giapponese da quella italiana, nello specifico.

La spiegazione della guida, che forse è la parte che merita di più di tutta la visita, delinea i tratti più comuni di tutti i giardini all’italiana, menzionando nella Reggia di Caserta l’esempio principe. Secondo la nostra cultura, l’uomo è colui che governa la natura, la governa e la controlla, disponendo dunque di un punto di vista privilegiato per la sua osservazione. Basti pensare alle mirabili prospettive che arbusti e siepi rigorosamente tagliate creano lungo i verdi corridoi dei giardini. Basti pensare a come i giardini spesso compongano disegni geometrici e simmetrici se visti da una certa prospettiva, spesso dall’alto o dall’entrata stessa del parco. Adornati di fontane, i giardini italiani rappresentano una natura che si è piegata agli artefici umani e che svolge sicuramente funzioni di diletto ed appagamento visivo.

In Giappone, ma anche nel resto del mondo in realtà, non esiste una natura simmetrica. Se le proporzioni e le simmetrie esistono, non sono certo una peculiarità della natura. Ecco che i giardini giapponesi, non i giardini zen ma quelli definiti  Nihon teien (日本 庭园), presentano una vegetazione rigogliosa, incontaminata, spontanea, con la quale l’uomo non cerca il dominio, bensì armonia ed equilibrio. Non v’è traccia di imposizioni umane o vincoli puramente edonistici cui la natura è servita. La natura prende il sopravvento ed è l’unico elemento veramente dominante.
L’uomo interviene nel portare l’acqua nei giardini, acqua  che effettivamente non sembra mancare mai. Le rocce sono anch’esse presenti di frequente, in quanto rimandano alla divinità. La fede scintoista giapponese è legata all’animismo e dunque alla convinzione che la divinità possa prender forma in qualsiasi essere, anche inanimato. Per questo i giapponesi credono che persino le montagne possano essere un simbolo divino e per questo motivo le rocce rivestono una tale importanza. Che siano isole adagiate in mezzo all’acqua o sistemate in posizione eretta a rappresentare una montagna, o ancora disposte a ricordare un guado naturale, direi che personalmente sono la parte che ho amato di più del giardino..

Non resta ora altro da fare che programmare una visita più estensiva a giardini autoctoni nel loro luogo di provenienza…😉

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Essere amati.

Spesso ci accontentiamo di essere amati.
Senza aspirare a nulla di meglio.

Ma cosa c’è di meglio, in fondo?
Cosa si potrebbe desiderare di più se non stare accanto alla persona per la quale non esiste altro al mondo al di fuori di te?
A cosa si può ambire?

Ad amare. Amare a nostra volta.
Amare l’altro, gli altri ed amare sé stessi.

Il ritratto di un mostro

Il dolore fisico non mi scalfisce.
Nemmeno il male più intenso più ferisce.
Sputo veleno e ingoio sangue.
Gli occhi in fiamme, una vipera in corpo.
Mi sento uno schifo.
Sono un essere mostruoso.

Goya, Saturno che divora i suoi figli

Diario di viaggio: Dublin

I viaggi di gruppo non sono mai stato il mio forte, sopratutto se il gruppo consta di ben quaranta persone.
Ma così erano le regole e così ho giocato. D’altronde non avrei potuto fare altrimenti, né tantomeno pensare di ritirarmi perché si sarebbe trattato di rinunciare alla visita di Google in primis, ma anche di Ebay e Salesforce. Che non sono realtà immaginarie o scenari d’invenzione presenti solo in film come Gli Stagisti, l’ultimo arrivato di quella serie che odora di Silicon Valley e che mi ricorda The Social Nerwork o Steve Jobs.
Ebbene eccoli qua, questi tre giorni a Dubilino nelle sedi delle Big.

Primo giorno, tempo libero. 
Ci accoglie, manco a dirlo, una Dublino innaffiata d’acqua. Sarebbe un errore definire il cielo nuvoloso, visto che delle nuvole non si distingue nemmeno la forma. È semplicemente un velo bianco di una tristezza infinita. Ma anche qui, stringiamo i denti e sotto la pioggia battente ci rechiamo in hotel, moderno ma accogliente, lungo Fleet Street, una delle vie più note del quartiere Temple Bar. Si tratta della zona di vita notturna di IMG_4803Dublino, con pub, locali di musica dal vivo, insegne colorate di verde, rosso ed arancione. Sarà qui che passeremo la serata, prima della quale, però, nonostante la pioggia non esitasse a smettere, decidiamo di fare un giro per la città. Molto spesso siamo tuttavia costretti a rifugiarci nei negozi di Jervis Street o delle vie limitrofe; io personalmente sono dovuta rientrare in hotel per cambiarmi scarpe e calze, troppo zuppe perché potessi resistere.
Ci avviciniamo al monumento vanto dei dubliners, il cosidetto Spillo, una sorta di piramide filiforme a base circolare, e proseguiamo poi lungo le arterie del Creative Quarter che ci riconducono verso il fiume. Un’ultima tappa al Trinity College e siamo di nuovo in albergo, a ristorarci e ripararci dalla pioggia. In serata mangiamo al Quays Irish Pub con cucina tipica irlandese (tipica anche per i costi, diciamocelo) e beviamo una birra a Temple Bar, pub il cui nome riprende la zona dove si trova.

Secondo giorno, Google e Salesforce. 
L’headquarter di Google a Dublino si trova nella zona dei Docks, non troppo distante da Temple Bar. La sede è sicuramente molto bella, ma onestamente mi sento di dire che mi sarei aspettata di più. Abbiamo avuto la fortuna di pranzare alla mensa di Google, con una scelta vastissima di piatti, tra carne, pesce, pietanze fredde, verdure, insalate, dolci, gelatoIMG_4770 e frozen yougurt da comporre con salse e topping a piacimento. L’atmosfera è quella di una mensa universitaria: sono tutti giovanissimi, in abbigliamento casual, colorati, spesso con cuffie alle orecchie o computer tra le mani (alcuni computer, con nostra sorpresa, sono dei Mac!). Ovviamente non manca la palestra, la piscina e la lavanderia interna, che però non siamo riusciti a visitare. Quindi ottima impressione, ma per essere Google speravo in qualcosa di più, che distinguesse la sede rispetto ad un Vodafone Village a Milano per esempio, che pure è bellissimo. Probabilmente, quella che si favoleggia è la sede di Mountain View, dove alcuni dipendenti pare dormano direttamente in ufficio.
Il pomeriggio ci aspetta invece una visita a Salesforce, non conosciuta quanto Google, ma altrettanto affascinante. Non si tratta proprio di un tour, ma piuttosto di un pomeriggio di testimonianze da parte dei molti talenti italiani che lavorano nell’azienda. Il pezzo forte arriva durante il coffee break quando ci vengono spalancate le porte della loro canteen, una sala giochi con area cucina, in cui ogni cassetto nasconde uno snack, dolce o salato che sia, a libera disposizione di ospiti e personale. Ovviamente ci serviamo senza fare i complimenti e prendiamo d’assalto il distributore di caramelle, cereali end arachidi ricoperte di cioccolato.
Ritorniamo in città prendendo un tram che ci lascia a St. Stephen’s Green, dove approfittiamo della bella giornata per fare un giro nel parco, tra laghetti ed aiuole con IMG_4787tulipani rigogliosi. Procediamo poi in direzione Trinity College lungo Crawford Street dove i negozi ci richiamano più volte al loro interno. Sono ormai le otto di sera, ma il sole è ancora alto in cielo. Mi dispiace abbandonare quella che credo sia una delle poche giornate di sole di Dublino, ma il dover preparare la valigia per il giorno dopo e me stessa per la cena mi riporta in camera, che pure è accogliente come la città sotto il cielo limpido.
Per la cena scegliamo il Boxtie a Temple Bar e proseguiamo la serata al Porterhouse, un pub in legno con musica dal vivo, disposto su quattro piani con palco visibile dal secondo in poi.

Terzo giorno, eBay
Una nuova giornata senza pioggia ci aspetta al risveglio, tanto che penso – solo per brevi istanti – di poter iniziare a rivalutare il clima irlandese. Dopo colazione e check out, ci aspettano i taxi per portarci ad Ebay, che, alla stregua di Google, Facebook e tanti altri, haIMG_4805 scelto Dublino come sede principale per il mercato Europa. Anche qui è previsto un tour tra
gli uffici, la visita della palestra ed il caloroso buffet di benvenuto. La mattinata prosegue con una serie di presentazioni e si conclude, almeno da parte mia, con ottime impressioni e soddisfazione personale per usare la piattaforma sia come buyer che come seller.
Lo study tour termina così con un volo Ryanair (e chi altro sennò?!) che ci riporta a Roma la serata di mercoledì.

Purtroppo una notizia non lieta ha reso difficile gli ultimi due giorni, ma ho cercato di prendere il meglio da ogni attimo, dandogli l’importanza che meritava, pur soffrendo per una lontananza da casa che non avrei voluto che ci fosse. Il mondo è così grande che non è possibile tenere sotto controllo ogni cosa. E la vita è così imprevedibile che è impossibile riuscire ad essere pronti a tutto.

È successo tutto in una notte nel silenzio di una camera di albergo al centro di Dublino

Pensa a cose belle, Very. Devi essere forte.

Pensa a cose belle.
Fosse facile.
Mi ricordo quando me lo dicevi la sera, prima di spegnere la luce accanto al mio letto.
Quando avevo paura dei ladri e delle loro incursioni notturne a casa nostra.
Te lo ricordi?
Quando aspettavo una tua carezza.
Una parola di conforto.
Un tuo sguardo pieno d’affetto.
Prima che chiudessi gli occhi.

Pensa a cose belle.
Non è facile, sai?
E quando me lo dici, la tua voce è strozzata.
Io, straziata, piegata in due sul bordo della vasca. A piedi nudi, raggrinziti sulle gelide mattonelle del bagno.
Ho la vista accecata, la mente annebbiata.
Vorrei sbattere la testa sullo spigolo del lavandino e non pensarci più.
Perché altro che cose belle, non voglio pensare proprio.

Pensa a cose belle.
Più lo faccio, peggio è.
Riaffiorano ricordi, emergono emozioni. E fanno ancora più male.

Dannata vita. Vita crudele.
Sii brutale. Non deve piangere per forza.
Sii distante. Fisicamente lo sei. Non ti fare scrupoli. Non devi soffrire per forza.

Dio mio, pensare a cose belle è straziante.
Non è come quando me lo dicevi la sera, prima di spegnere la luce accanto al mio letto.
Quando avevo paura dei ladri.

Stream of nonsense.

Ricordati amore
Che la vita è un raggio di sole
E che la notte no, la notte no
Non si muore mai

Tutto questo non ha senso.
Ogni cosa non ha senso.
Me lo ripeto da due, tre giorni ormai.
Sento dire qualcosa e trovo semplicemente che non abbia alcun senso.
Vedo svolgersi una qualche dinamica e non ne capisco il perché, mi sembra tutto immotivato.
E non mi sforzo di trovarne il motivo, a mio parere non c’è, lancio dunque occhiate nel vuoto, per perdermi in una rilassatezza infinita.

È come non essersi svegliati, stare ancora dormendo, prendere la metro sapendo che sarà lei a trascinarti e non tu a trascinare te stesso. È una sensazione di spossatezza immane, di distacco dal mondo, di dormiveglia quasi, cosa che dall’esterno deve farti sembrare del tutto un’idiota.
Ancora mi convinco che il non capire porti i suoi benefici e che osservare le cose come se fosse la prima volta abbatte ogni genere di pregiudizio e luogo comune, vincoli che ci rendono ipercritici e ipersensibili.

La metro è piena di gente, è passata pure in ritardo, ma finché non ho guardato l’orario ed osservato la folla, non me ne sarei accorta. Continuo a compiere il mio tragitto mattutino in una condizione di ipnosi, sento di non essere connessa con il mio vicino di sedile o con il sedile stesso, non ho l’impressione nemmeno di stare seduta.

Il potere della mente. Il tempo che corre veloce e semplicemente si trasforma. Non accorgermi dei minuti che passano, delle scale che finiscono senza che abbia risentito di particolari sforzi fisici. I passanti che mi sorpassano perché devo andare ad una velocità estremamente lenta. Il mio cervello è in in standby, non processa, non lavora quella moltitudine di informazioni apparentemente vitali, ma che si perdono nell’oceano infinito di banalità ed insensatezze della vita.

Fuori fase, fuori onda. La vita, in diretta, mi scorre davanti agli occhi ma io la vedo in differita.

Poi una voce:

“Vero, ciao! Come stai?”
“Sto bene, sto fin troppo bene”.

Libri in metro #52

È il 29 marzo, ma sembra quasi un giorno d’agosto, solo un po’ più freddo. Le strade sono deserte, le macchine in circolazione dimezzate.
Sul treno delle 8 da Fara Sabina a Fiumicino Aeroporto ci sono bizzeffe di posti a sedere. Ho l’imbarazzo della scelta, quindi ci penso un po’ prima di decidere di salire le scale e accomodarmi al piano superiore…

Il nome della rosa [ROMA]

Sono doppiamente fortunata stamattina: trovo posto a sedere e lo trovo vicino ad un lettore. È un ragazzo (Continua a leggere..)

Diario di Viaggio: Maremma Toscana

Il nostro weekend di relax (che proprio weekend non è, visto che si tratta di un venerdì e di un sabato) inizia con un paio d’ore a mollo nelle vasche naturali di Saturnia. Le cascate, DSC_0017.JPGche si trovano accanto allo stabilimento termale, sono un scenario naturalistico molto affascinante e anche molto frequentato. Le vasche di acqua calda sono accessibili al pubblico perché i vari “salti” delle cascate hanno in qualche modo creato delle piscine naturali incastonate tra le rocce. La furia dell’acqua e del suo scorrere rende talvolta difficoltoso spostarsi da una vasca all’altra, considerata anche la direzione opposta della corrente, la quale si riversa decisa nelle acque, non più tanto calde, di un torrente lì in basso. La temperatura è fortunatamente piuttosto gradevole, sebbene il cielo aperto che ha accompagnato la nostra mattinata in viaggio si sia un po’ velato.
Nel pomeriggio arriviamo all’agriturismo che ci ospiterà per la notte, intenzionati a toglierci di dosso l’odore comunque non troppo piacevole delle acque termali. L’agriturismo Casale dell’Aldi si trova in Località La Sgrilla, presso Manciano, e consta di un casale che domina la valle. Ci meravigliamo della quiete del posto e notiamo che la nostra stanza, così come gli ambienti comuni e di ritrovo, sono ricavati da quella che poteva essere una stalla, di cui si conservano le pareti in pietra e alcuni ferri da traino, evidentemente utilizzati in passato per il bestiame.
Per la serata, prima di dedicarci alla cena, facciamo due passi per Monte Merano, DSC_0027.JPGfrazione
di Manciano, che viene annoverato tra i borghi più belli d’Italia. Si tratta di un paesino veramente silenzioso, dall’aspetto marcatamente medioevale e con vie che si inerpicano tra arcate e scalini. Si respira pace, anche qui come nel nostro casale, e si ha quasi l’impressione che il tempo abbia smesso di scorrere in questo luogo, un luogo protetto dentro una palla di vetro.

Inutile dire che il giorno successivo ci svegliamo ristorati da un sonno che è stata cullato da quiete e tranquillità. Facciamo colazione a Manciano, dove visitiamo anche il centro storico, che ci appare molto poco turistico. Con nostra sorpresa, incontriamo diversi bambini e diversi giovani che salutano i genitori, affacciati alla finestra, per andare a giocare con gli amici nei luoghi di ritrovo del paese.
Il nostro tragitto in giro per la Maremma, dove ogni borgo emerge dal nulla, concreto miraggio alla fine di una strada curvosa a ridosso di ruscelli e torrenti, ci porta a Sovana, altro borgo tra i più belli d’Italia. A differenza dei precedenti, Sovana si sviluppa in pianura, lungo un viale che collega la Torre Aldobrandesca del Duecento alla Cattedrale di Santi Pietro e Paolo, costruita in uno stile che coniuga il romanico ed il gotico. Anche qui, scontato ribadirlo, sono i cinguettii degli uccelli a farla da padrone, mentre alcuni gattini si godono a pancia all’aria il bacio caldo del sole.
L’ultima tappa del nostro breve itinerario è Pitigliano, di cui non visitiamo il centro storico perché l’orario non ce lo consente. Il paese del tufo, che a guardarlo bene ricorda molto Civita di Bagnoregio, regala una visuale spettacolare dalla terrazza situata nell’area urbana più recente, dove fotografiamo il complesso delle case arroccate sulla montagna e la torre svettante del campanile della Cattedrale.

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Ritorniamo dunque verso Roma, abbandonando le strade immerse nel verde e circondate da pecore, mucche, oltre che da campi estesi oltre ogni misura. Il confine con il Lazio non è comunque così drastico. Tutta la provincia di Viterbo, a partire dal Comune di Farnese, riprende i toni e le atmosfere della Maremma toscana, una terra che non è poi così lontana da Roma, ma che sembra distante anni luce dalla sua caotica frenesia.

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