Ai bordi di periferia, dove l’aria è popolare…

Non li ho mai apprezzati sul serio.
Ma ieri, mentre viaggiavo ad un orario insolito sulla metropolitana B, nella tratta in cui, dopo la fermata Piramide, questo mostro meccanico esce dal sottosuolo, non ho potuto fare a meno di osservarli con una certa ammirazione.

I raggi di sole penetravano dal finestrino di fronte al mio posto a sedere e coloravano di una luce magica tutti quegli edifici alti, di periferia, quei palazzoni della Garbatella, senza nemmeno un balcone, ma con i panni stesi all’antica fuori dal davanzale. Punteggiati di finestre con vista binari e cullati dal silenzio di un treno in corsa.

Ce l’avemo solo noi… Direbbe qualche mio concittadino molto orgoglioso di esserlo. Ma in effetti è difficile dargli torto.

Non li ho mai apprezzati sul serio, ma questi palazzi che sanno di borgata, dall’architettura così anonima eppure così tipica dei quartieri rionali, hanno un qualcosa di particolare. Definiscono Roma e la rendono una città dai mille volti, le mille sfumature, dall’imponenza degli edifici in centro, alla semplicità povera e disarmante delle periferie che a tratti sono rimaste come una volta… Compresi i treni, con i loro vagoni ultradatati che conservano la storia di chi li ha costruiti.

È Roma, è la mia città. Dopotutto, è una grande città.

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Gazometro, Roma

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Verso l’alto, verso il cielo 

In occasione di passeggiate che facevamo insieme, quando ero piccola, mia madre mi incoraggiava sempre a guardare avanti, cosa che si sentiva di sottolineare perché immancabilmente mi vedeva tenere lo sguardo a terra. Adesso la situazione non è cambiata molto, ma una grande differenza sicuramente c’è. Anziché guardare a terra, rivolgo gli occhi verso l’alto.

Mi è sempre piaciuto capire e percepire l’altezza degli edifici intorno a me e rendermi conto dell’aspetto generale del quartiere tra le cui strade cammino. Così sembro un po’ svagata e rischio di farmi mettere sot… Ovviamente no, quando attraverso le guardo le macchine, ma quando sono sul marciapiede sinceramente no. Anche perché da qualche mese cammino per una Prati deserta, visto che ho imparato ad evitare via Ottaviano, gremita di turisti e pellegrini, oltre che di guide turistiche e venditori ambulanti, e scegliere delle stradine interne per recarmi in ufficio. Certo, deserte proprio no, però via Cola di Rienzo non vive ancora il viavai dello shopping ed i negozi sono in fase di apertura, sebbene i bar siano già attivi da un pezzo. E trovo qualcuno che si pulisce con la scopa lo zerbino davanti all’ingresso o getta secchiate d’acqua sul marciapiede, come farebbe una vera pescheria.

Poi c’è il mercato, un ambiente che non ho mai molto amato perché non mi fa sentire a mio agio. Girare tra banchi di commercianti urlanti che ti vogliono spacciare l’ultimo melone loro rimasto come l’offerta del secolo o il prodotto più gustoso di tutta l’estate… non è esattamente il mio forte. Tuttavia questo mercato coperto ha un non so che di accogliente, per non parlare dei profumi di panetteria che sprigiona e che aspiro avidamente, per conservarli fino all’ufficio.

Ed infine i palazzi, i palazzi che sono tutti squadrati, pochi balconi, principalmente finestre, ma con degli attici assolutamente invidiabili. Alcuni riportano delle targhe, si tratta di edifici per lo più storici, non saprei dire a quale epoca risalgano – dovrei informarmi o chiedere a mio fratello geometra – e sono eleganti, così raffinati. Mi piacciono gli ingressi tramite questi portoni molto ampi, in legno, che si aprono su dei cortili interni che un giorno o l’altro mi deciderò a visitare.

Ci sono a Roma sicuramente quartieri più interessanti dal punto di vista architettonico, ma credo che inizierò ad affezionarmi a questo, decisamente. Questo quartiere così silenzioso al mattino quanto indaffarato a pranzo, vivace nel pomeriggio e di nuovo spento la sera. Questo quartiere nascosto dagli alti palazzi ed apparentemente freddo, distaccato, eppure a pochi passi dall’edificio che secondo me non ha alcun rivale nel mondo. Maestoso, regale: mi incute un certo timore, confesso, ogni volta che oso guardarlo, attraversando Via della Conciliazione.

Poi qualcuno mi spiegherà come si fa, in questi casi, a non guardare verso l’alto ed elevarsi interamente al cielo.

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