(Sopra)vvivere a Roma e sopravvivere alla pioggia – parte #2

Continua da: (Sopra)vvivere a Roma e sopravvivere alla pioggia -parte #1

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La mensa è forse l’unica nota positiva della giornata. Non sempre ci sono piatti di mio gradimento: spesso trovo la carne, sughi che non mi attirano.
Oggi fare pausa pranzo alle 13 con un bel piatto di tagliolini al limone è sicuramente una piacevole sorpresa.

Ma l’umore scende di nuovo sotto le scarpe (bagnate) all’apertura dell’armadietto, riesumando i vestiti che, contro ogni speranza, sono nelle stesse condizioni della mattina.
Mi vesto controvoglia, i brividi mi si arrampicano sulla pelle, asciutta e calda ancora per poco.
I calzini, bagnati, entrano nelle scarpe, bagnate, ed una spiacevole sensazione di umidità mi avvolge tutto il corpo, la pelle trema e le le dura dei piedi si raggrinziscono.

Almeno fuori non piove. I mezzi pubblici questa mattina non mi hanno dato problemi, potrò presto tornare a casa e, nonostante sia uscita più tardi, potrò recuperare il tempo speso in ufficio…
45 minuti per 10 chilometri, 25 minuti per un autobus che normalmente ha la frequenza di 5 minuti a corsa. E non sono neanche abbastanza.

Quando decido di incamminarmi verso la metro – la strada sarà pure lunga, ma tutto sommato è in discesa – prometto di non arrabbiarmi se dovessi vedere l’autobus sfrecciarmi davanti, passato al 36esimo minuto di attesa. Questo non succede ed in 20 minuti di camminata non c’è l’ombra del 913… Una soddisfazione, dopo tutto. Ho fatto la cosa giusta.

E mentre l’umidità mi sale dai piedi alla vita, dalla vita ai capelli, mentre sento di fare già tardi, visto che sono le otto passate e non sono lontanamente vicina a casa, mentre ascolto, camminando in fretta, un ragazzo parlare di 80 e 93, gli autobus che transitano sotto casa mia, è in questo momento che provo pietà per me e mi sento uno straccio di fronte al mondo.

Questo giorno non dovrà essere dimenticato.
Questo giorno non potrà cadere nell’oblio.
Ecco che dovrà passare alla storia ed essere ribattezzato come:

“Il venerdì nero della Golden Medal Street”.

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2 commenti

  1. Confesso di provare vergogna quando mi arrabbio se c’è traffico – di solito quando piove- e invece di impiegare 3 minuti e mezzo per arrivare a scuola in auto ne impiego 10. Perché so che nelle grandi città è tutta un’altra vita ed è lo scotto che si deve pagare per vivere in un posto splendido e ammirato dai turisti di tutto il mondo. Quindi non mi lamento di vivere nella mia piccola città dove c’è poco da vedere ma in 10 minuti a piedi da casa sono in centro e impiego altri 10 minuti per farmi tutto il giro.🙂
    Buona domenica, cara Veronica. Spero tu la possa passare all’asciutto…

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    • Oggi è una giornata splendida dopotutto, le cosiddette “ottobrate romane”! Marisa hai ragione, è proprio in giornate simili a quella descritta che sogno di trasferirmi in una piccola realtà, anche Firenze per esempio, o Treviso che mi è rimasta nel cuore… Non è come stare a Roma, ma in fondo quanto mi godo la mia città nella vita di tutti i giorni che altro non è che un viaggio avanti e indietro casa-lavoro? Dunque se la maggior parte del mio tempo è dedicato a questo spostamento, tanto vale renderlo meno massacrante trasferendomi in una cittadina più a misura d’uomo!

      Rispondi

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