È una guerra questa? 

Continuo a dire che questa non è la realtà. Sembra di vivere in un film. 

Perché sì, certo, ogni morte è assolutamente agghiacciante. Ma io credo che la vecchiaia, la malattia, perfino un incidente stradale, siano cause in qualche modo più comprensibili di quello che sta accadendo adesso. 

Morire per un attacco terroristico è uno scenario da film della Cia, non può essere reale… Sono parole che suonano “finte” anche a me che le pronuncio. Finte nel senso di inconcepibili. 

Forse bisogna solo ammettere che siamo in guerra. Forse così tutto sembrerebbe più normale, legittimo e giustificato. In fondo io la guerra non l’ho mai vissuta. Ed in fondo la  guerra  dei  libri di scuola non è così diversa da quella di oggi. 

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11 commenti

  1. ParoleaNessuno

     /  3 agosto 2016

    E’ una guerra a tutti gli effetti ! La cosa più strana che a me sembra di vivere è la quasi mancanza di paura da parte della massa delle persone… Si continua a generare luoghi affollati senza rendersi conto che potrebbe essere proprio lì… Forse bisognerebbe ritrovarsi solo in piccoli gruppi e divertirsi con cose più semplici e stare in luoghi naturali fuori da tutti i meccanismi consumistici a cui siamo tutti abituati. Se in molti sceglessimo di farci una gita in montagna con i nostri amici, saremmo più sereni e forse questa stupida e assurda guerra smetterebbe di esistere.. C’è una specie di distopia tra quello che viviamo e quello che effettivamente dovremmo vivere per stare tutti meglio. Ci hanno infagottato la testa di consumismo di tutto ! Anche di pensieri ed emozioni….

    Ciao.

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  2. stealthisnick

     /  3 agosto 2016

    Non siamo in guerra. La guerra è quella in Siria e Iraq, dove sono morte centinaia di migliaia di persone e milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case. Quella è una guerra che non è diversa da quella che abbiamo letto nei libri di scuola. Quelle per cui quando morivano decine di persone era “Niente di nuovo sul fronte occidentale” (se non hai letto quel libro, te lo consiglio).

    Morire per un attacco terroristico non è uno scenario da film. Ieri era il trentaseiesimo anniversario della strage della stazione di Bologna. A Firenze, nel ’93 la mafia mise una bomba in centro e morirono 5 persone, non lontano da dove io andavo alle medie in quegli anni.

    Cerchiamo di non perdere la prospettiva delle cose. Gli ultimi 20 anni sono stati il periodo più pacifico di sempre nella storia dell’Europa occidentale. Siamo estremamente privilegiati.

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    • ParoleaNessuno

       /  3 agosto 2016

      Si, certo ! Siamo dei privilegiati ! Ma un pò di angoscia, comunque, queste cose la mettono ! Nel nostro piccolo la viviamo come una guerra anche se il termine è improprio confrontato con una guerra vera ! Cambia la prospettiva, ma la paura e l’angoscia, comunque ce l’abbiamo addosso anche perchè, proprio perchè non abbiamo mai vissuto una guerra vera, questa ‘cosa’ qui ci spaventa molto. Probabilmente se ci fosse veramente una guerra, chissà come saremmo messi !

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    • Ho sbagliato a dire che questa guerra è come quella dei libri di storia. Ho sbagliato perché è molto diversa, ma sempre guerra è. Ovviamente cambiano le modalità, ma io credo che bombardare un Paese da una parte e farsi esplodere in un altro Paese dall’altra sia una modalità comunque di guerra. Non é combattuta al fronte, ma i tempo cambiano e le tecniche si evolvono. Non c’è più bisogno attaccare nelle trincee per esempio, già dalla Seconda Guerra Mondiale, ma non c’è nemmeno bisogno di stabilire dei fronti di guerra, anche se in realtà territori occupati ed invasioni non mancano.
      Inoltre credo che le accezioni di cui può vestirsi la guerra sono molteplici, e non c’è solo quella che viene associata alla guerra “tradizionale” in Iraq.
      È una guerra questa, una guerra moderna, non credo che possiamo definirla altrimenti. E non dico che gli ultimi 20 anni siano stati conflittuali, ma da qualche mese a questa parte la situazione si è aggravata e penso proprio che eventi del genere (ed eventi significativi di altro genere, anche) saranno ricordati nei libri di scuola come parte di un periodo storico non del tutto sereno per l’Europa.

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      • ParoleaNessuno

         /  4 agosto 2016

        Concordo in pieno con quello che dici. La penso anch’io così.

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      • stealthisnick

         /  4 agosto 2016

        Alla fine si tratta di questione di termini. A me sembra più corretto usare il termine terrorismo, così come si usa per esempio per gli anni di piombo.

        Per quanto riguarda come verrà ricordata sui libri di storia, immagino dipenda molto da come evolverà la situazione e per quanto tempo si protrarranno questi avvenimenti.

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        • La situazione è già “degna” di entrare tra i libri di storia, a mio avviso. Mi auguro che le prossime generazioni possano dedicare più tempo alla storia recente, che viene spesso tralasciata dalla scuola, senza nemmeno arrivare a studiare gli anni di piombo.
          Sui termini siamo d’accordo.

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  3. ilcedroelarugiada

     /  7 agosto 2016

    Penso proprio che si inizi a comprendere quale grande cosa sia la pace solo quando questa, in qualche modo, viene meno. Questo periodo è un’occasione per capire come non far accadere mai più queste cose. Speriamo che l’umanità lo capisca e che tutto ciò finisca presto!

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    • Sono d’accordo, sulla prima parte. In quanto all’insegnamento che questo periodo dovrebbe darci, non sono certa che saremo in grado di recepirlo. L’essere umano ricade continuamente negli stessi errori proprio perché è umano, debole ed insicuro. Grandi eventi del passato non sono bastati per far comprendere quanto sia sbagliato serbare odio verso il prossimo. Eppure la lezione dovrebbe essere servita. Ahimè, non vedo speranza in questo mondo…

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      • ilcedroelarugiada

         /  7 agosto 2016

        Ti capisco perfettamente! Però personalmente non mi farò rubare la speranza. Ci sarà sempre speranza anche se solo uno capirà. E qui siamo già due! 🙂

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        • Purtroppo, di fronte a tutto questo, mi è molto difficile conservare l’ottimismo. Prendere coscienza della gravità della situazione è già un inizio, comunque. Agire per risolverla è un’altra cosa, che posso immaginare di una difficoltà enorme.

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