Il Giardino Giapponese a Roma

La visita al Giardino Giapponese presso l’Istituto Giapponese di Cultura non è certo tra le più entusiasmanti che si possano fare a Roma. Tuttavia, il fatto che sia gratuita e disponibile solo in determinati periodi dell’anno contribuisce a creare una lista d’attesa notevole ed una fila di prenotazioni telefoniche che arrivano sino al mese precedente.Interessante la spiegazione al giardino e le parole spese per descrivere la concezione sulla quale si fonda. Il giardino in sé per sé è carino, ma niente di eccezionale.

Acqua, rocce e vegetazione si alternano armoniosamente e tutto ha l’aria di essere totalmente spontaneo. Il giardino giapponese, che raramente sarà un giardino con fiori, è espressione di una natura senza vincoli e controlli da parte dell’uomo. Ciò si deve ad una diversa visione della realtà che distanzia la cultura giapponese da quella italiana, nello specifico.

La spiegazione della guida, che forse è la parte che merita di più di tutta la visita, delinea i tratti più comuni di tutti i giardini all’italiana, menzionando nella Reggia di Caserta l’esempio principe. Secondo la nostra cultura, l’uomo è colui che governa la natura, la governa e la controlla, disponendo dunque di un punto di vista privilegiato per la sua osservazione. Basti pensare alle mirabili prospettive che arbusti e siepi rigorosamente tagliate creano lungo i verdi corridoi dei giardini. Basti pensare a come i giardini spesso compongano disegni geometrici e simmetrici se visti da una certa prospettiva, spesso dall’alto o dall’entrata stessa del parco. Adornati di fontane, i giardini italiani rappresentano una natura che si è piegata agli artefici umani e che svolge sicuramente funzioni di diletto ed appagamento visivo.

In Giappone, ma anche nel resto del mondo in realtà, non esiste una natura simmetrica. Se le proporzioni e le simmetrie esistono, non sono certo una peculiarità della natura. Ecco che i giardini giapponesi, non i giardini zen ma quelli definiti  Nihon teien (日本 庭园), presentano una vegetazione rigogliosa, incontaminata, spontanea, con la quale l’uomo non cerca il dominio, bensì armonia ed equilibrio. Non v’è traccia di imposizioni umane o vincoli puramente edonistici cui la natura è servita. La natura prende il sopravvento ed è l’unico elemento veramente dominante.
L’uomo interviene nel portare l’acqua nei giardini, acqua  che effettivamente non sembra mancare mai. Le rocce sono anch’esse presenti di frequente, in quanto rimandano alla divinità. La fede scintoista giapponese è legata all’animismo e dunque alla convinzione che la divinità possa prender forma in qualsiasi essere, anche inanimato. Per questo i giapponesi credono che persino le montagne possano essere un simbolo divino e per questo motivo le rocce rivestono una tale importanza. Che siano isole adagiate in mezzo all’acqua o sistemate in posizione eretta a rappresentare una montagna, o ancora disposte a ricordare un guado naturale, direi che personalmente sono la parte che ho amato di più del giardino..

Non resta ora altro da fare che programmare una visita più estensiva a giardini autoctoni nel loro luogo di provenienza…😉

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4 commenti

  1. bellissimo, adoro i giardini questo è davvero delizioso, una vero rifugio zen!

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  2. A me non ha appassionato molto. L’ho trovato piccolo e abbastanza impersonale, diciamo che hanno messo assieme tutto quello che potevano mettere assieme. Non che sia un’accozzaglia di cose fatte male, per carità, ma la cultura giapponese sta andando così di moda che ci si entusiasma per davvero troppo poco. Comunque, bell’articolo🙂

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    • Grazie!
      Comunque sono d’accordo con te. Le aspettative erano alte e, come ho detto, valeva la visita sopratutto la spiegazione della guida e non il giardino in sé. Piuttosto ridotto e con elementi non eccezionali, come mi aspettavo.

      Rispondi

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