Wake me up when september ends.

E con oggi posso finalmente dichiarare conclusa questa sessione di esami. Nemmeno un appello a settembre, questo era il mio obiettivo, concentrare tutti gli esami entro giugno, così mi ero ripromessa. Ed eccomi vincitrice. Ne esco trionfante.
Il mio fisico non ne ha risentito più di tanto. La mia salute mentale forse un tantino. Ma… Io sono ancora qua. Eh già.
Sorvolando i miei richiami a Vasco Rossi, che tra parentesi reggo poco ma che mi è passato per la mente proprio in questo istante, come commenta la Scrutatrice questa sessione?
Non direi sia stata troppo faticosa. Non sono mai stata tutto il tempo sui libri e non mi sono rinchiusa in casa per giornate intere a studiare. Ho avuto i miei svaghi, i miei momenti di tregua, le mie uscite serali, anche perché, francamente, in tutta la mia vita, non mi sono mai ritrovata in situazioni che mi costringessero a fare le ore piccole sui libri.
La definirei piuttosto intensa, carica di scadenze, attese, ansie, aspettative e, di tanto in tanto, qualche attacco di nervosismo.
Stressante? Questo senza dubbio e devo dare ragione a tutti quelli che mi guardavano con gli occhi sgranati e mi riempivano di lodi e complimenti per l’impresa di riuscire a dare tutti gli esami a giugno, cosa improponibile secondo molti. Ed io che oserei dire che una sessione simile la rifarei, la ripeterei, visto che adesso mi aspetta un lungo (ma mai troppo!) periodo di completo relax, senza il pensiero di dover rimettere mano ai libri ad agosto e partecipare alla sessione di settembre.
Come scrivevo qualche giorno fa ad una mia amica, la quale mi domandava se avessi una qualche tecnica o strategia per mantenere ritmi che pare pochi riescano a sostenere, cerco di proiettarmi mentalmente sempre verso l’attimo immediatamente successivo all’esame; ad esempio tendo a prendere impegni dopo un esame, a programmare qualcosa che mi tenga occupata durante quella giornata e dirotti i miei pensieri sul post-esame e non tanto sull’esame in sé. È un meccanismo psicologico che mi fa sminuire il momento della verifica creandomi attese che scacciano l’ansia. È come se dicessi al mio cervello: “Pensa quanto dura una giornata. A quest’ora sarai già…. Cosa vuoi che rappresenti un esame che ti impegna solo due ore di una giornata così lunga? Tanto vale non pensarci”
E così sono arrivata fin qui, dopo un interminabile conto alla rovescia iniziato il primo giorno della sessione. Adesso sì che posso respirare (anche se con queste temperature romane la vedo difficile!) e pregustarmi il respiro del mare che mi aspetta. I miei polmoni che si gonfiano con la sua aria, i miei occhi che si riempiono dei suoi colori ed il mio taccuino che si colora di parole. Spero di potervi annunciare il mio ritorno con un Diario di Viaggio, ma intanto vi annuncio la mia partenza. Non ho più bisogno di guardare oltre quello che il mio sguardo può raggiungere. Non ho più bisogno di proiettarmi al futuro. Voglio essere svegliata solo quando settembre finirà.

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6 commenti

  1. Complimenti 🙂

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  2. Che dire? Bravissima! Sei una tosta, eh. Quando ti metti in testa una cosa … un po’ mi rivedo ma onestamente non sono mai stata capace di guardare oltre, la data dell’esame era il limite massimo e poi, come ti ho spiegato a voce, non sono mai stata in grado di preparare più di un esame per volta. Certo, frequentando quasi sempre le lezioni mi trovavo avvantaggiata, più che studiare dovevo ripassare.

    Buona estate e buon viaggio. 😉

    Un abbraccio.

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    • Ahaha esatto, mi hai inquadrata bene! Se ho deciso una cosa, faccio di tutto per ottenerla. Anche se, al di fuori dell’ambito accademico, questo non ha sempre conseguenze positive…
      Anche io seguo sempre le lezione e già per questo sto un passo avanti. Alla fine si tratta di un corposo ripasso ed è fatta! 🙂
      Un abbraccio Marisa e buon estate anche a te.

      Scrutatrice

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  3. Ciao cara, e dopo un lu go periodo di lavoro è giusto rillassarsi godendosi delle meritate vacanze 🙂 un abbraccio ed un bacio e sopratutto divertitiiiii 🙂
    Angela

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