Diario di viaggio: Treviso, Verona, Trieste

Primo giorno, domenica.

Dopo la tradizionale colazione di Pasqua (nel senso che è tradizione farla, non che la mia colazione sia stata la tradizionale colazione salata), montiamo in macchina con destinazione Veneto. Il viaggio di andata è quello che ogni automobilista desidererebbe: strade ampie, corsie vuote, niente camion e persino le stazioni di sosta deserte (ci credo, tutti “zampe sotto il tavolo” la domenica di Pasqua…)! Ci viene in mente il verso di una famosa canzone: “autostrade deserte, ai confini del mare…” Ma non ci stiamo dirigendo verso il mare, anzi. La nostra base durante questi quattro giorni sarà Preganziol, una piccola frazione di Treviso, cittadina che scopriremo essere davvero deliziosa. Arrivati a destinazione, DSC_2sistemiamo le valigie, facciamo un giro di ricognizione nell’appartamento (accompagnato dalle rituali foto ricordo della sistemazione!) ed usciamo per visitare il centro di Treviso.
La provincia veneta ha la particolarità di essere attraversata da canali, cosa che la rende una sorta di Venezia in miniatura. In realtà il paragone è un po’ azzardato, ma il fiume Sile che scorre tra e sotto le sue viuzze crea degli scorci davvero suggestivi. Inoltre non mancano palazzi con portici, balconcini e finestre che ricordano molto l’architettura veneziana, oltre a stupendi affreschi da scovare all’interno dei suddetti portici, ancora più affascinanti per il fatto  di essere appunto nascosti. Il centro, assai ristretto ma al tempo stesso veramente grazioso, si concentra tra Piazza dei Signori ed il Duomo, i quali sono collocati lungo la stessa arteria, via Calmaggiore, da un lato della quale si sviluppa la Treviso by night. Il Veneto è la patria dello Spritz e non possono pertanto mancare innumerevoli locali, cantine, wine bar e stuzzicherie dove consumare un aperitivo in piedi o seduti davanti ad un tagliere di salumi e formaggi. Ma se dello Spritz sapevamo già in abbondanza prima di partire, mai avremo immaginato che in Veneto ci fosse una cultura così forte del gelato. I locali di aperitivi si succedono lungo le vie del centro alternandosi con le gelaterie, tutte con vetrine molto invitanti. Ma noi, dopo una cena tipica in un posto tipico (un ristorante sotto i portici) ne scegliamo due. La prima è quella che ci aveva attratti sin dalla nostra prima passeggiata in centro: la gelateria di Stefano Dassie, il quale pare sia (o sia stato) campione italiano e quarto classificato ai campionati europei con il suo cioccolato che non posso fare a meno di assaggiare. E dire che era eccezionale è dire poco. Già la consistenza del gusto, soffice, poroso come una mousse al tocco del cucchiaino, rivela la sua bontà. Assaggiamo anche la cassata ed un gusto tanto particolare quanto ottimo: ricotta, caramello e cannella. La seconda coppetta la prendiamo invece in una gelateria che si trova poco più avanti, nella zona della piazza principale. Qui scegliamo un solo gusto, di cui ci innamoriamo immediatamente: ricotta e pere.
Mentre ci allontaniamo dal centro, degustiamo il gelato ed il silenzio della città, interrotto solo dallo scrosciare dell’acqua che ogni tanto, inaspettatamente, ci troviamo al nostro fianco.

Secondo giorno, lunedì.

La scelta del luogo dove trascorrere qualche giorno per Pasqua è ricaduta su Treviso poiché il mio ragazzo ha dei parenti che abitano nelle vicinanze, precisamente a Quinto, frazione a pochi chilometri dal capoluogo di provincia. La giornata di Pasquetta la trascorriamo insieme a loro.
DSC_0006_2In mattinata facciamo un giro a Badoere, e passeggiamo sotto i portici della sua piazza tonda, teatro della manifestazione dell’asparago bianco, uno dei prodotti più tipici di quelle parti. La giornata non è eccezionale, quindi optiamo per un tour in macchina nella campagna circostante. Ammiriamo, dai finestrini bagnati dalle gocce di una sottile pioggia stile londinese, l’andamento del Sile ed il suo incanalarsi tra le case, alcune delle quali sorgono direttamente sull’acqua. Ogni tanto per strada incontriamo qualche ponticello e così capiamo di stare transitando sopra il corso del fiume, tanto pittoresco tanto gelido di temperatura. Non possiamo non gettare uno sguardo alle numerose ville che ci affiancano lungo il tragitto: una più bella dell’altra, introdotte da cancelli signorili e circondati da giardini rigogliosi, sono quasi inquietanti per la loro solitaria imponenza.
Nel pomeriggio ci rechiamo invece a nord, verso Valdobbiadene, terra di vini e prosecchi, tra i quali è diventato leggenda il famoso ed ormai introvabile Cartizze. Il paesaggio che si ammira in automobile, mentre si sale in una strada tutta curve, è strepitoso: vigneti su vigneti si estendono a perdita d’occhio e si ha difficoltà a capire dove terminino. Mai vista una distesa così vasta di uve! Particolare è la sosta nell’Osteria senza Oste, un casale che il proprietario ha messo a disposizione di chiunque voglia consumare uno spuntino a base di salumi, formaggi, pane e vino.DSC_0017_2 All’interno del casale si trova tutto l’occorrente per organizzare un pasto veloce, dal cibo alle stoviglie di plastica, compreso ovviamente il cavatappi per l’immancabile bottiglia. Chi riscuote? C’è una cassa che però non è presidiata da nessuno: si paga con un’offerta libera. Ogni tanto il proprietario si fa vedere, controlla quello che manca e rifornisce i viveri della sua osteria. I cartelli invitano chiaramente al rispetto dell’ambiente e del luogo, che pare però essere stato multato con diverse migliaia di euro per il tipo di attività che conduceva. Ad ogni modo, l’Osteria senza Oste continua ad essere frequentata da decine e decine di persone a tutte le ore del giorno.

Terzo giorno, martedì.

La prima parte della giornata è dedicata al puro svago, visto che decidiamo di trascorrerla a Gardaland. Il parco è piuttosto grande (dovrebbe essere, se non erro, il più vasto d’Italia) e conta tantissime attrazioni mozzafiato, montagne russe con forti scariche di adrenalina ed innumerevoli punti di ristoro. Nonostante ci fossimo attrezzati con il pranzo da casa, non rinunciamo a delle gustose e rustiche patatine fritte in un locale stile Far West, mentre sopra le nostre teste sfrecciano gambe a penzoloni da una montagna russa ad altissima velocità.
DSC_0044_2Usciamo dal parco abbastanza “cotti”, ma non riusciamo a dire no ad una visita a Verona, città con un fascino straordinario e con dei colori favolosi. D’altronde la distanza tra le due località non è molta. Impieghiamo quasi di più a trovare parcheggio, impresa così difficoltosa che, dopo diversi giri senza meta, ci arrendiamo e lasciamo la macchina in un parcheggio coperto nei pressi di Piazza Bra’. Il nostro mini-tour inizia proprio da lì: ammiriamo l’Arena, passeggiamo lungo via Mazzini, svoltiamo in via Cappello e ci rammarichiamo quando giungiamo davanti alla Casa di Giulietta che vediamo sbarrata con un cancello di ferro. L’orario di chiusura (di cui però non eravamo informati) è alle 19.30. Noi siamo lì davanti alle 19.31. Ma non c’è storia. Sono fiscalissimi. A malincuore torniamo sui nostri passi e proseguiamo verso Piazza delle Erbe, deliziosa con le caratteristiche bancarelle in legno sormontate da un ombrellone bianco. Meritano uno sguardo anche le case affrescate che vi si affacciano così come l’affascinante Palazzo Maffei.
Ma la parte più suggestiva deve ancora arrivare. Dopo aver percorso Corso Cavour arriviamo a Castelvecchio e ci addentriamo nel PonteDSC_0106_2 Scaligero, sul quale ci tratteniamo diverso tempo, in attesa del tramonto, momento della giornata che esalta ancora di più i suoi caldi colori. Lo attraversiamo e ci troviamo così sull’altra sponda del fiume illuminata delicatamente dai lampioncini. Ceniamo attorno ad una botte nellOsteria del Bugiardo, un localino un po’ angusto ma molto grazioso. Il gelato non può ovviamente mancare e ce lo concediamo da Pretto, un’assai piacevole scoperta, dove assaggiamo gusti gourmet come latte e miele, fior di latte, noci e sciroppo d’acero o vaniglia, noci e zafferano.
Sempre con una coppetta tra le mani torniamo al parcheggio e salutiamo Verona, lasciandoci un pezzettino del nostro cuore.

Quarto giorno, mercoledì.

Si va oggi dalla parte opposta del giorno prima, verso est. Trieste è la nostra meta. Eh beh, andando da quelle parti non potevo non contattare la blogger che è nativa di quella città, della quale ci avrebbe fatto da guida impeccabile, oltre che da generosa padrona di casa. Chi mi segue avrà sicuramente notato tra i commenti la presenza di Marisa Moles, dalla quale di tanto in tanto ricevo anche un sacco di premi!
DSC_0141_2Ci incontriamo all’autogrill Duino e consultandoci velocemente decidiamo di cambiare i programmi che avevamo stabilito via mail, per via della chiusura della strada costiera che ci avrebbe permesso di visitare in mattinata il castello di Miramare. Posticipiamo dunque la visita al pomeriggio e ci dirigiamo a Trieste, nella quale entriamo percorrendo la strada della Barcarola e godendoci la vista del Faro della Vittoria che si innalza sulla costa. Parcheggiamo nella zona del porto e, seguendo i passi affidabili di Marisa, raggiungiamo il Molo Audace, così chiamato in onore della nave Audace che vi è attraccata dopo la vittoria nella Grande Guerra. Una breve passeggiata ai lati del Canal Grande ci conduce fino a piazza dell’Unità, bellissima per la sua “vista mare”. Intanto, alzando gli occhi, ci lasciamo catturare dal fascino dei palazzi in stile asburgico, impronta caratteristica di tutta la città. Tra questi edifici distinguiamo, dopo l’interessante spiegazione della nostra guida d’eccezione che ci porta ai tempi di Maria Teresa d’Austria, la regina che diede un forte impulso all’economia triestina, il palazzo della Assicurazioni Generali e quello della Borsa, un vero e proprio tempietto che si innalza imperante. Oltre all’economia, apprendiamo da Marisa che Maria Teresa doveva essersi molto interessata alla politica religiosa, facendo arrivare a Trieste professanti di diverse confessioni religiose. Notiamo infatti la sinagoga, una chiesa luterana, una evangelica e due chiese ortodosse, rispettivamente nella “variante” greca e serba. Camminando lungo Corso Italia ed arrivando di fronte al Teatro Verdi, veniamo colpiti da un’altra caratteristica della città: la presenza di moltissime caffetterie con tavolini all’aperto per condividere il rito del caffè, che sembra essere un momento particolarmente sentito a Trieste. Due passi per la città vecchia, corrispondente all’antico ghetto, una foto accanto alla statua di Svevo e poi una sosta per il pranzo, gentilmente offertoci da Marisa da Soria Rosadove abbiamo l’occasione di assaggiare delle specialità locali. Ricaricati con il cibo intraprendiamo la salita verso il colle San Giusto, non dopo esser passati davanti la chiesa di Santa Maria Maggiore e l’Arco di Riccardo, che risulta essere in parte inglobato in un edificio per la cui costruzione tale arco è stato utilizzato come parete (interessante anche dal punto di vista linguistico l’origine della denominazione dell’arco, originariamente porta di ingresso alla città ed in particolare situato lungo il cardo romano. Da “cardo” a “Riccardo” il passaggio è stato veloce e la lingua ha subito assorbito il cambiamento).DSC_0155_2
Nonostante la fatica per raggiungere il colle, arrivati davanti alla Basilica di San Giusto decidiamo di salire sul campanile, sopratutto per guardare da vicino le quattro famose campane suonate dai triestini alla vittoria della guerra. Per godere di un bel panorama, però, dobbiamo spostarci al Castello, il quale si erge accanto ai resti di una basilica romana, portata alla luce durante il periodo fascista. E’ particolare la struttura del castello che presenta bastioni di varie forme perché aggiornati via via alle nuove tecniche di difesa bellica. Per scendere dal colle percorriamo una strada alternativa che ci porta a passare per il Parco della Rimembranza e per La Scala dei Giganti. Prima di concludere il tour facciamo due passi lungo il Viale, zona alberata, e dunque fresca, caratterizzata sempre da una distesa di tavolini ed ombrelloni, e prendiamo un caffè nell’antico Caffè San Marco che, come ricorda Marisa nel suo blog, ha celebrato quest’anno i suoi 100 anni di vita.
Senza entrare nei dettagli nell’avventura che abbiamo vissuto per uscire dal parcheggio, passiamo direttamente a parlare della perla dell’intero viaggio: il castello di Miramare. In realtà le parole non servono a molto visto che ci sono già le immagini a parlare chiaramente. Credo che la magia, la poesia e la bellezza di quel luogo incantato, paragonabile in tutto e per tutto ad un angolo di paradiso, sia comunicata meglio dalle fotografie che da tutto il resto. Mi limito pertanto a consigliare vivamente una sua visita e a ricordare a me stessa di tornarci al più presto, dato che, purtroppo, non abbiamo avuto il tempo di scoprire il suo interno, con le sue sale ed il suo mobilio d’epoca. Camminando estasiati attorno al castello, lungo la terrazza che si affaccia su un mare cristallino protetto dall’istituzione di una riserva naturale, possiamo solo fantasticare su cosa si nasconde dietro quelle maestose finestre e, avvicinandoci alle vetrate, cerchiamo di sbirciare dentro e di fare un po’ nostra la meraviglia di quel luogo.
Se è vero che ogni viaggio ti fa riempire gli occhi delle cose belle presenti nel mondo, Miramare ha davvero il potere di riempire anche il cuore, guadagnandosi un posticino tutto per sé che non ce lo farà mai dimenticare.

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26 commenti

  1. L’ha ribloggato su Marisa Moles's Webloge ha commentato:
    Il bello del web è che, quando hai la fortuna di incontrare di persona un’amica di blog, scopri che è esattamente come te l’aspettavi, come se la conoscessi da sempre. A me è successo con Veronica – Scrutatrice, ragazza dolce e simpatica, oltreché bellissima.
    Non perdetevi la cronaca di viaggio … l’ultima tappa è stata la mia città natale, Trieste, dove ho avuto il piacere di farle da Cicerone. Quello che lei non ha detto, lo dico io: è stato un tour piacevole ma molto faticoso. La mia città è tutta un sali-scendi e finché si scende, tutto bene, ma quando si sale … son dolori! Ne sanno qualcosa i miei polpacci e i miei glutei. Unica nota positiva di cotanta fatica: ho smaltito uno dei due chili messi su a Pasqua. C’è qualcuno che vuole farsi un giro dalle mie parti nelle prossime settimane? Devo smaltire il chilo che è rimasto. 🙂
    Buona lettura!

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  2. Avete fatto proprio un bel giro. Il Veneto è molto bello e Trieste, con la sua atmosfera austroungarica, è una meta che non può mancare per chi si spinge fino al Nord-Est.

    Ancora grazie per la bella e serena giornata che mi hai permesso di trascorrere.
    Un bacione.

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  3. Brava, non stai un momento ferma! E hai fatto pure un bel giro 😀

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  4. Aspettavo con tanta trepidazione questo racconto 😀
    Sai che dovresti farlo di mestiere? uniresti l’utile al dilettevole.. però forse con il tempo la magia andrebbe a scemare…
    Mi dispiace per la giornata di pioggia però, come ho letto, non vi siete chiusi in “casa” 😀

    Uh mannaggia sai che mi hai fatto venire voglia di gelato? tra l’altro qui piove e fa freddo quindi non è proprio tempo di gelato 😐

    PS: come sempre a corredo delle stupende foto e l’immancabile lampione 😛

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    • Lely, me lo dicono in tanti! Però sai, non è che sia in grado di fornire delle guide per i viaggiatori, più che altro scrivo di impressioni personali e di quanto sono riuscita a scoprire sul posto. Ho provato tempo da ad iscrivermi ad un sito di viaggi, ma durante i vari tentativi il sito ha presentato problemi, così ho lasciato perdere.
      Il tempo oggi è pessimo anche qui a Roma, ma il gelato io lo mangerei ovunque! Avrò nostalgia di quello provato su, era davvero ottimo! Qui giù, in compenso, abbiamo prezzi più accessibili 😉

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    • P. S. Eh sì, i lampioncini sono diventati i miei leit-motiv 😀

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  5. Erik

     /  28 aprile 2014

    Che bello leggere queste impressioni dei luoghi che per i residenti (come me, sono co-regionale di marisamoles) magari a volte non vediamo con gli stessi occhi soltanto perchè li abbiamo visti fin da quando siamo piccoli….

    condivido pienamente l’emozione di Verona di cui sono profondamente innamorato…e fortunatamente è (per noi Friulani) così vicina….

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    • Come è vero ciò che dici! E sopratutto lo dici a me, una romana, che vorrebbe tanto vedere la propria città con gli occhi estasiati dei milioni di turisti che la visitano.
      Verona è una città stupenda, purtroppo non vicinissima a Roma, ma per averla vista due volte (seppur a distanza di dieci anni!) non deve essere nemmeno così lontana…

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      • Erik

         /  28 aprile 2014

        Ahah, condivido la meraviglia vissuta nelle mie due visite a Roma… :))) è quasi uno scambio questo…però sono avantaggiato avendo mio suocero Viterbese (spero di fare tris il prossimo settembre in occasione della macchina di santa rosa, visto che manchiamo da un pò)… 🙂
        Magari la prossima volta se volete estendere il percorso a Palmanova o alcune zone di Udine… potrebbero riservare altre emozioni… :))

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        • Ma pensa, mai stata a Viterbo pur abitando così vicino! Però della macchina di Santa Rosa ho ovviamente sentito parlare… Ci deve essere tanta gente in quei giorni a Viterbo, no?
          Ci domandavamo in effetti come fosse Udine… Marisa vive lì e non ce ne ha parlato affatto male! La prossima volta non mancheremo di passare anche di lá! 😛

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          • Erik

             /  28 aprile 2014

            Io vivo a metà.. nel senso nel territorio di mezzo tra Udine e Trieste… quello che posso dirti per non influenzarti il possibile viaggio è che sono profondamente diverse e per altro, affascinati anche per questo…

            viterbo, beh, mi manca di vederla in altre occasioni però si, in quei giorni è piena piena… beh, io ci sono stato due volte e devo dire che è una delle manifestazioni più emozionanti che io abbia mai visto!!

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          • Devi dire che Trieste non sembra neanche una città italiana, quasi austriaca. Forse Udine si avvicina più al “nostro” stile.
            Da andarci allora a Viterbo! Quando ha luogo questa manifestazione? In estate se non ricordo male…

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          • Erik

             /  28 aprile 2014

            Secondo me almeno una volta va vista… i primi di settembre solitamente….

            si, vero, ma forse per noi che siamo vicini al confine con slovenia e vicini anche a croazia, austria e perchè no, anche trentino.. non è forse nemmeno così atipica…. 🙂

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          • Per me che vengo da una città come Roma direi di sì! Io non ho visto Vienna, ma secondo me Trieste potrebbe ricordarla molto.
            Allora Viterbo… Segnato in agenda! 😉

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          • Erik

             /  28 aprile 2014

            dio, che responsabilità mi son preso… spero non ti deluda….

            eh beh, anche vienna merita molto, anche se personalmente preferisco salisburgo.. 🙂

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          • Salisburgo l’ho vista, molto bella! Vienna sinceramente non mi attira più di tanto, preferirei visitare Budapest se dovessi scegliere.

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          • Erik

             /  28 aprile 2014

            Budapest mi manca… :((( non posso esprimermi… però anch’io l’immagino molto affascinante…

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          • Insomma, con tutto questo parlare di città mi è venuta voglia di partire di nuovo!

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          • Erik

             /  29 aprile 2014

            ah beh, questa voglia mi accompagna ogni giorno :))

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          • Lo stesso vale per me!

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  1. In principio Dio doveva aver creato le giornate di 48 ore. | Into The Wild

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