Il Profeta e Margher… Ops, volevo dire Il Maestro!

Vi propongo quanto scritto su aNobii circa il romanzo “Il Maestro e Maegherita” di Bulgakov che ho da poco finito di leggere.

Un libro delirante, frutto di una mente altrettanto insana ed allucinata, che, come si può facilmente immaginare dagli aggettivi finora utilizzati, non mi è piaciuto affatto. Non nego che sia intrigante, almeno nella prima parte, ma proseguendo nella lettura la storia sfocia in una serie di assurdità e situazioni inverosimili, rocambolesche, incomprensibili, tanto da rendere faticoso concentrarsi sulla pagina. Ovviamente tutto ciò è intenzionale, visto che il libro ha come protagonista una banda di tre furfanti esperti di alchimia nera ed abili in travestimenti, magiche fatture, ipnosi. Sono anche estremamente padroni dell’arte oratoria e riescono così ad abbindolare folle e folle di gente, capovolgendo le situazioni sempre a loro favore.
Okay, diciamo allora che è proprio l’idea di partenza a non piacermi, cosa posso farci… Non si sa dove l’autore voglia andare a parare, non si capisce verso quale scopo tenda la narrazione. Sono riuscita a giungere alla conclusione a tentoni, non vedendo l’ora di leggere la parola “fine” e con la speranza di capire, una buona volta, qualcosa di ciò che veniva raccontato. E invece niente di niente. Delirio più totale anche nelle ultime pagine.
La curiosità maturata dalle prime battute non è solo svanita mano a mano che andavo avanti, ma si è tramutata in totale disgusto a partire dalla metà del libro. E pensare che, a leggere diversi commenti su aNobii, se ne ricava l’idea di un capolavoro, visti gli apprezzamenti del tutto positivi sul suo conto e le cinque stelle che gli vengono assegnate. Mah, sarò io a non essere capace di comprendere la grandezza insita in quest’opera. Oppure non è semplicemente il mio genere. In effetti il fantasy non è mai stato il mio forte, ma tutto pensavo tranne che il romanzo appartenesse a quella tipologia. Non me lo aspettavo proprio.
Comunque, nel complesso, una grande delusione.

Dopo Bulgakov, sono passata a Gibran. In un sol giorno ho letto “Il Profeta” (anzi, “The Profet”, visto che affrontato la lettura in lingua, aiutandomi talvolta con il testo italiano a fronte), un libricino di poche pagine edito dalla Newton Compton e da me acquistato in occasione della promozione a 0,99 centesimi (che mi sembra un prezzo davvero misero per un libro). Inutile dire come, rispetto a Bulgakov, lo stile sia diverso ed anche il mio livello di gradimento sia cambiato, alzandosi.
Avendo già letto, sempre dello stesso autore, “Le Ali Spezzate” (che comunque mi è piaciuto di più rispetto a “Il Profeta”) ho potuto riscontrare nella mia ultima lettura i tratti inconfondibili della scrittura di Gibran. Più che un libro, sembra di trovarsi di fronte ad una lunghissima poesia, tanto intenso è il lirismo che si sprigiona. Ogni pagina pare una strofa, ogni riga un verso. La penna di Gibran scorre sulla carta lasciando dietro di sè parole che risuonano in tutta la loro liricità e compongono, colte d’insieme, una morbidissima e soave armonia. Tuttavia non potrei limitarmi a dire che i suoi romanzi sono solo vastissime poesie; si tratta di vere e proprie melodie nelle quali ad ogni nota corrisponde una parola. Durante la lettura, ho avuto l’impressione di volare leggera al di sopra della pagina, piuttosto che rimanerne attaccata facendo fatica a trovare un filo – logico o meno – che collegasse quanto raccontato (esattamente ciò che mi è accaduto con “Il Maestro e Margherita”). Ne “Il Profeta” ho assorbito ogni riga quasi senza accorgermene, ho ingoiato ogni pensiero in un sol boccone. E quanto è stato lieve tale pasto! Bulgakov, al contrario, mi è parso come un boccone amaro da dover per forza masticare, e più masticavo più diventava difficile, snervante, folle.
Ma non sono qui per fare paragoni. Oltre a “Il Maestro e Margherita”, vi ho parlato anche de “Il Profeta” perché volevo lasciarvi qualche breve, ma al tempo stesso profonda, considerazione che vi ho trovato. Sono io stessa ad aver bisogno di rileggerle, giacché penso non siano di facile ed immediata comprensione. Occorre assorbire certe riflessioni più e più volte per poterle interpretare alla giusta maniera. E forse neanche ci si riesce! Potremo essere anni luce lontani dal loro vero significato.

[Matrimonio]

Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio.
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.
Riempa ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di vuoi resti solo, così come le corde di un liuto sono sole benché vibrino della stessa musica.

[Gioia e dolore]

La vostra gioia è il vostro dolore senza la maschera.
E il pozzo da cui scaturisce il vostro riso fu spesso pieno delle vostre lacrime.
E come potrebbe essere diversamente?
Quanto più penetra e scava il dolore dentro di voi, tanta più gioia potete contenere.

[Ragione e passione]

Ragione e passione sono il timone e le vele della vostra anima navigante.
Se le vele o il timone si spezzano, non potrete che beccheggiare e andare alla deriva o restar fermi in mezzo al mare.
Poiché se la ragione governa da sola è una forza che imprigiona, e la passione, incustodita, è una fiamma che brucia fino a distruggersi.
Perciò la vostra anima esalti la ragione fino al culmine della passione, di modo che essa possa cantare.
E con la ragione diriga la passione, di modo che essa possa vivere e rivivere attraverso le sue quotidiane resurrezioni, e come la fenice risorgere dalle proprie ceneri.

[Il bene e il male]

Che altro è il male se non il bene torturato dalla sua fame e dalla sua sete?
E in verità, quando il buono ha fame, cerca il cibo anche in oscure caverne, e quando ha sete beve anche da acque morte.

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49 commenti

  1. stealthisnick

     /  25 luglio 2013

    Sacrilegio.
    Dire che il Maestro e Margherita sia un fantasy è…non riesco neanche a trovare l’aggettivo adatto.
    Eppure non sei una persona superficiale. Quindi non avresti dovuto faticare a capire qual è il senso del libro. Considera l’ambientazione e l’epoca in cui è stato scritto.

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    • Posso capire facilmente come nel romanzo ci sia satira nei confronti di un regime che censura opere e condanna alla solitudine intellettuali e scrittori. Ma tutta questa satira è condotta impiegando una veste fantasy, su questo non ci piove a mio parere. Che poi non si tratti del classico fantasy fine a sè stesso stile Eragon o simili, è un altro discorso. Se consideriamo solo i personaggi e gli avvenimenti per me è un fantasy a tutto tondo. Ed io faccio fatica ad andare a fondo in questi casi: leggo solo di streghe, balli satanici, incantesimi ed ignoro ciò che nascondono. C’è modo e modo di criticare una situazione insostenibile come quella sovietica. Bulgakov ha scelto questa strada, io ne avrei preferita una più “documentaristica”, legata a fatti e persone concrete.

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      • stealthisnick

         /  25 luglio 2013

        Ci piove eccome. Sarebbe come dire che la Divina Commedia sia un fantasy.

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        • Non paragonerei le due cose, c’è uno spessore differente e soprattutto sia ambientazione che rapporto con la realtà cambiano totalmente. Qui l’immaginifico si mescola con la vita di tutti i giorni, l’illusione la fa da padrone, c’è una mago come protagonista e tanti altri personaggi bizzarri che fanno lui da contorno. C’è delirio totale e non allegorie come troviamo in Dante: un gatto nero che salta per i lampadari con un fornello sotto braccio e una strega che vola nuda su un manico di scopa hanno lo stesso significato della pena afflitta ai golosi per cui questi sono costretti a rimanere sdraiati con la faccia a terra mentre vengono colpiti da una pioggia fangosa? Secondo me i primi episodi sono frutto di pura fantasia, il secondo si deve ad una allegoria.

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          • stealthisnick

             /  25 luglio 2013

            Un mago come protagonista? Stiamo parlando dello stesso libro? Woland è il diavolo. Satana. Lucifero.

            Io comunque non stavo paragonando le due opere. Stavo dicendo che in base alla tua definizione, anche Dante sarebbe un autore di fantasy.

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          • Certo, che fosse Satana l’avevo facilmente intuito. Ma non si nasconde forse dietro le sembianze di un alchimista? Tutto il libro è incentrato sulle loro magie, le loro maledizioni. Magari il Diavolo si comportasse così! Il modo in cui agisce è senz’altro descritto in maniera fantasiosa.

            Dante non è autore di fantasy. Allora tutta la Bibbia dovrebbe essere un enorme kolossal fantasy. Il Signore Degli Anelli è un fantasy, Harry Potter è un fantasy, Il Mago di Oz, Le Cronache Di Narnia etc. Questo è il mio concetto di genere fantasy. Il Maestro e Margherita si avvicina molto, anche se ovviamente c’è tutto un altro livello di interpretazione. Diciamo allora “fantasy intellettuale”.
            Comunque, qualsiasi genere sia (inquadramelo tu), non è certamente il mio.

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          • stealthisnick

             /  26 luglio 2013

            Forse ti sfugge che io non sostenevo che Dante sia un autore Fantasy. Semmai seguendo le tue categorie, Dante sarebbe un autore Fantasy.
            Premesso che per ovvi motivi ogni descrizione del diavolo è fantasiosa, ma non lo è di più quella in cui viene rappresentato come un mostro a tre teste che si sbrana le anime dei morti?

            Il libro chiaramente non è centrato sulle alchimie di Woland, se proprio uno vuole trovargli un centro (cosa non semplice visto la struttura). Mentre in un fantasy il tema della magia e delle creature fantastiche o soprannaturali è centrale.

            Libri come il Maestro e Margherita non hanno bisogno di essere inquadrati in un genere, secondo me. Il nome della rosa è semplicemente un romanzo storico? O un giallo?

            Ovviamente legittimo che non ti sia piaciuto.

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          • Anzitutto lascerei stare il paragone con Dante che mi sembra assolutamente infondato. Tanto per essere precisi, nel cane a tre teste c’è tutta una simbologia, mentre nel ballo satanico che Margherita deve presenziare come regina dopo essere diventata una strega non ci vedo nessuna allusione. Immagino sia solo un episodio narrativo frutto, di nuovo, di fantasia ed inventiva (senz’altro quella non gli manca).
            In quanto a Woland, mi sembra che questi sia presente in ogni capitolo e se questo non vuol dire essere centrale, dimmi un po’ cosa significa.
            Infine, in merito al genere, cito Wikipedia che mi pare tu consulti sovente: lo definisce di genere low fantasy, grottesco e satirico.
            Diciamo che non ho proprio sbagliato del tutto allora.

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  2. Non ho mai letto “Il maestro e Margherita”, e dopo aver sentito ciò che ne pensi, sono contenta. Ho apprezzato molto “Il profeta” ma anch’io, a livello narrativo, ho preferito “Le ali spezzate”.

    Penso che chi dice di aver letto e apprezzato “Il maestro e Margherita” faccia parte di quella schiera di radical chic che legge solo per dire di aver letto, non perché creda in quel che legge o sia in grado di darne un’interpretazione propria, conformandosi a ciò che si deve dire di tale romanzo.
    Apprezzo invece la tua onestà e, secondo me, le tue argomentazioni sono più che valide, anche se non posso condividerle non avendo letto il libro.
    Dico questo senza intenzione di entrare in polemica con nessuno, beninteso.

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    • Ti ringrazio Marisa per aver compreso ciò che ho scritto. Ho semplicemente dato il mio sincero parere sul libro senza preoccuparmi del fatto che stessi offendendo un classico, un capolavoro come in effetti è considerato. Ma chi l’ha detto che i classici devono universalmente essere riconosciuti come tali? O meglio, nessuno ha mai imposto il gradimento obbligatorio per un classico. Ci sono grandi autori che io personalmente non apprezzo, così come grandi opere che mi risultano ostiche. Credo sia anche questo il bello della lettura: la capacità di trasmettere emozioni diverse ad ogni persona che le si avvicina.
      Ora, non sto diffamando l’opera di Bulgakov – lungo da me! – ma sto semplicemente esprimendo un personale giudizio. Non mi è piaciuto per niente. Ovviamente questo comporta che non consiglierei mai il romanzo a qualcuno, ma di certo non guarderei come un eretico chi decide di leggerlo.
      Detto ciò, viva la la libertà di scegliere! 🙂

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    • Un po’ come quelli che apprezzano l’Ulisse di Joyce.
      Sarò eretica, ma dovevo dirlo! E lo so perchè lo sto leggendo.

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      • Bravissima, ho pensato la stessa cosa! Solo che non mi sono permessa di azzardare commenti perché non l’ho né mai letto né mai comprato, quindi non volevo dire eresie. Però credo ci voglia coraggio per far rientrare l’Ulisse di Joyce tra i propri libri preferiti.

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        • Sì, non so se ricordi che quest’anno ho dovuto comparare le varie traduzioni di Ulisse tra loro e con l’originale, quindi lo abbiamo studiato un po’ tutto, i vari stili, le tematiche, ecc. Io ho deciso di leggerlo per dire di averlo letto, non per altro, ormai è una sfida, leggo una decina di pagine ogni tanto. Non di più se no mi gira la testa e mi vengono crisi di nausea.
          Comunque secondo me capita questo con certi libri: arriva uno che scrive una cosa assurda, nessuno ci capisce niente e il pubblico si divide in quelli che dicono “wow, innovativo, nessuno l’aveva mai fatto, genio!!!” e quelli più normali che invece dicono “no, è troppo assurdo, sembra il parto di una mente schizofrenica, sopravvalutato”. Io faccio parte di questa seconda categoria, dei detrattori, e se ne fa parte anche la signora Woolf (http://tranellidiseta.blogspot.it/2011/07/virginia-wolf-e-lulisse-di-joyce.html) non mi sento poi tanto in colpa.

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          • Sono d’accordissimo con te Vale. I capolavori, come scrivevo a Marisa, diventano tali perché gran parte della critica si schiera a loro favore. Ci sono poi le persone più “semplici” ai quali quel capolavoro potrebbe non piacere. Dunque: etichettati come ignoranti e superficiali.
            Quindi non mi importa se il mondo intero tratta Bulgakov come un genio. Io non c’ho trovato nulla che mi catturasse. Anzi, c’era di tutto che mi portava ad allontanarmi dalla lettura, ma giusto per ostinazione sono andata avanti sono a concluderlo. Poi non c’ho capito niente lo stesso, ma pazienza.

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          • Questa cosa di concluderli per non lasciarli in asso ce l’ho anch’io. Sono d’accordo con te comunque.
            E poi i gusti sono personali.

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          • Eh sì, è difficile che abbandoni un libro a metà. L’ho fatto solo con Dürrenmatt, altro scrittore da me incompreso. Solo che l’ho interrotto prima di metà…

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    • @Marisa
      Non ho mai letto “Il maestro e Margherita” […] Penso che chi dice di aver letto e apprezzato “Il maestro e Margherita” faccia parte di quella schiera di radical chic che legge solo per dire di aver letto, non perché creda in quel che legge o sia in grado di darne un’interpretazione propria, conformandosi a ciò che si deve dire di tale romanzo.

      Scusa, ma raramente ho letto un commento talmente stupido. Come prima cosa potresti imparare ad usare le parole che scrivi, perchè evidentemente non sai cosa voglia dire radical chic (malgrado il significato sia piuttosto chiaro se uno sa cosa vuol dire radical e cosa vuol dire chic).
      Fa molto ridere che secondo te dei milioni (immagino) di persone (ovviamente diversissime tra loro) che hanno letto il libro nessuno abbia capito il senso ma faccia finta per mettersi in posa. Fra l’altro l’interpretazione del libro è abbastanza semplice se uno conosce un minimo di storia moderna. Tanto che a noi lo fecero leggere al liceo. Tanto che l’Unione Sovietica prima l’ha bandito e poi l’ha censurato, per decine d’anni. Quei radical chic dei sovietici.

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      • Beh, scusa, ma catalogare i commenti altrui come stupidi mi sembra alquanto irrispettoso. Faresti bene a non infuocarti così tanto davanti a persone con opinioni diverse dalle tue. Loro non ti hanno aggredito e, se anche avessero offeso uno dei tuoi libri preferiti, non hai certo il diritto di dar loro degli stupidi o dei superficiali. E poi non è mica detto che tu appartieni a “quella schiera di radical chic”. Forse hai la coda di paglia?

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        • @ stealthisnick

          Io non ho mai incontrato, tra i lettori di Veronica, un tale maleducato. Ne deduco che tu non sia un lettore abituale di questo blog. E la finisco qui perché il blog non è mio e non voglio far questioni in casa altrui.
          E meno male che avevo scritto: “Dico questo senza intenzione di entrare in polemica con nessuno, beninteso.”

          @ Scrutatrice

          Lascia perdere, sarà un troll. 🙂

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          • Hai ragione, meglio lasciar perdere. Forse non dovevo neanche intromettermi, ma il fatto è che assolutamente non pensavo che una persona come lui potesse arrivare a difendere le sue idee con tali esagerazioni.
            Oltre al libro, anche lui mi ha delusa.

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        • Non era per niente infuocato il commento e non c’è nessuna esagerazione. In più, sono entrato nel merito del commento e non c’era nessun attacco personale. Ovviamente, ho tutto il diritto di dire che un commento è stupido, ci mancherebbe altro. Soprattutto quando è lapalissianamente vero.

          Tanto per iniziare, radical chic è colui che adotta opinioni radicali o estremiste per “moda”, perchè fa chic. Non c’entra niente con la questione, visto che non c’è niente di radicale (nè di chic) nell’apprezzare un libro. Nessuna coda di paglia, visto che non corro il rischio di passare per chic (e neanche troppo per radical). Che lei mi ci metta è ovvio, visto che dice che chi lo ha apprezzato (milioni di persone in tutto il mondo) è un radical chic (in realtà, immagino, intendendo qualcosa tra hipster e poser). E questo lo dice senza aver letto il libro.

          Ps.
          Invece che rispondermi nel merito, mi è stato dato di troll e di codato di paglia (mi chiedo a questo punto se usati sapendone il significato). Modo molto maturo di affrontare le discussioni.

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  3. “Il maestro e Margherita” ce l’ho, lo ha letto mia madre anni fa e vedevo che era confusa. Anche un po’ spaventata, credo. Ci sono demoni, diavoli e diavoletti di mezzo, per caso? Perchè allora capirei il motivo dello spavento. Un giorno comunque lo leggerò, giusto per farmi un’idea.

    “Il profeta” invece l’ho preso anch’io a 0,99 € ma non l’ho ancora letto. Mi sono dedicata ad altro per ora. Poi i libri di questo genere li lascio sempre come accompagnamento a letture più pesanti, per fare qualche intervallo.

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    • Posso benissimo capire il caos che regnava nella mente di tua madre. Spesso mi ritrovavo ad alzare gli occhi dalla pagina e lanciare in giro qualche “mah!”
      Il fatto è che è difficile seguire tutti gli avvenimenti, stare dietro a tutti i personaggi (che già hanno nomi russi e lunghissimi ed in più vengono chiamati con soprannomi, quindi immagina!). Poi sì, è pieno di figure come streghe, gatti neri che parlano, alchimisti. Di diavoli in realtà ce n’è uno, che è Satana, il protagonista, manifestatosi al popolo dietro le sembianze di uno stregone…

      Dopo Il Maestro e Margherita cercavo anche io qualcosa di più breve, meno impegnativo dal punto di vista del tempo da dedicare e mi sono gettata su Il Profeta. Ho anche Lady Susan ed altri titoli, ma Gibran volevo leggerlo da più tempo! 🙂

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    • “Il profeta” è uno di quei libri che puoi davvero leggere un po’ alla volta perché non c’è una trama vera e propria. Come ha ben scritto Veronica, è un po’ una lunga poesia, bellissima e profonda, ma non impegnativa. Insomma, non devi spremere il cervello per capire ogni parola, ogni riga o ogni paragrafo. Invece sono davvero felice di aver trovato una a cui non piace l’Ulisse di Joyce! Io non riesco ad affrontarlo, ho provato ma non ce la faccio. A costo di sembrare una prof di Lettere ignorantona, lo dico a chiare lettere: non ce la faccio! Oh, che sollievo! 🙂

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      • Io l’Ulisse non l’ho ancora mai letto. Volevo prima affrontare Gente di Dublino, giusto per entrare in confidenza con l’autore. Poi per l’Ulisse si vedrà… A questo punto però, nel caso non dovesse fare per me, non avrò remore nel manifestarlo. Saremo già in tre!

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        • “Gente di Dublino” è tutt’altra cosa. Si lascia leggere ed è anche abbastanza gradevole. Con l’ulisse Joyce ha voluto sperimentare (nel caso specifico, il cosiddetto flusso di coscienza) e si sa, quando ci si allontana dalla narrativa classica, non sempre si incontra il favore del pubblico.
          Poi, io dovrei essere biasimata due volte, visto che non amo l’Ulisse: Joyce è vissuto nella mia Trieste, era grande amico di Svevo e fu lui ad interessarsi della pubblicazione della Coscienza … insomma, sono proprio da fustigare. 🙂

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          • Allora mi hai convinta: Gente di Dublino lo comprerò presto.
            Certo che però, Marisa, non mostri per nulla riconoscenza ad autore che ha dato grande prestigio a Svevo, tuo concittadino! Ma è possibile?
            … Sacrilegio! 😉

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          • D’accordo con Marisa. Io ho letto “Dubliners” (in Inglese) e non ha niente a che vedere con Ulisse. Non mi è piaciuto, ma non era certo difficile da leggere.
            A me non piace neanche Svevo! Si vede che è destino.
            Mi ha fatto ridere una targa che è appesa a Trieste di Joyce, che mi pare dica qualcosa come “oggi – data X – ho finito il mio primo capitolo di Ulisse. James Joyce”. Megalomania? Nooooo! Voleva un premio?

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          • Ahaha non sapevo di questa targa e non facevo Joyce così egocentrico. Però…! Di visibilità ne ha conquistata parecchia in questo modo!

            L’unico libro che ho letto di Svevo, la coscienza di Zeno, non mi è dispiaciuto. Certo, un po’ pesante ed in alcuni tratti anche noiosetto, però alla fin fine riesce a farti entrare così profondamente dentro la mente di questo personaggio che non puoi non accorgerti di quanto sia stato in gamba il suo creatore.

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          • Io ci ho provato 4 volte senza mai riuscirci!

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          • Io ho tenuto duro e alla fine è arrivata la soddisfazione! Però penso che Joyce sia ben diverso da Svevo.

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  4. Il profeta lo conosco a memoria e lo adoro..
    L’altro avevo pensato di comprarlo…!
    Luna

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  5. @ Scrutatrice

    Ma allora non è un troll … 😯

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  6. Finalmente!!! Ho trovato Il Maestro e Margherita un libro insopportabile, pesante, noioso, senza capo né coda. Il mio pre-giudizio iniziale era positivo, perché tutti me ne avevano detto un gran bene, e non parlo dei radical chic, che non ci avranno capito un tubo (e come dar loro torto?) ma gridano al capolavoro per adeguarsi al coro e non fare la parte di quelli che non hanno capito niente.

    No, quelli che me l’hanno consigliato, e che l’hanno amato, sono persone intelligenti, colte, fuori dal coro, per nulla timorose di mostrare all’occorrenza un’opinione diversa, ma cosa ci abbiano trovato in quel delirio confuso io, francamente, ancora non l’ho capito.

    Pensate che uno di questi miei amici, quando seppe che non l’avevo mai letto mi disse: “Beata!” e io “Come beata, ma non mi hai detto che è stupendo?”.

    “Appunto”, mi rispose, “hai la fortuna di poter godere dello stupore della prima lettura di questo libro, che io non potrò più provare perché ormai lo so a memoria”: de gustibus!

    Credetemi, ce l’ho messa tutta per trovarci un senso, o almeno un senso del non-senso, ma senza riuscirci: ancora peggio di “Cent’anni di solitudine”, altro libro osannato che non è riuscito proprio a coinvolgermi.

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    • Per essere andata a rispolverare questo post risalente ormai all’anno scorso, devi essere rimasta davvero scioccata (come me d’altronde!) da questa lettura nonsense! Sono lieta di trovarmi d’accordo con la tua opinione e di condividere lo stupore di fronte a certe esaltazioni di un romanzo in cui io non ho trovato nulla di apprezzabile. Forse sarò io a non averlo compreso fino in fondo, e ci può stare, o forse, più semplicemente, non amo il genere. Ma indubbio è che se Il Maestro e Margherita è un capolavoro, lo è in maniera ambigua e controversa, perché mi pare di capire che il giudizio non è unanime.
      E Diemme, non posso credere che hai nominato Cent’anni di Solitudine! O.O Pensa che non sono riuscita ad andare oltre le prime venti pagine… Il che è strano, perché amo molto la Allende e pensavo di non avere problemi con la letteratura sudamericana. Invece niente, Marquez non mi è andato giù. O almeno quello che è considerato il suo capolavoro (ha vinto il Nobel, no?). Ho letto invece Cronaca di una Morte annunciata e devo dire che non mi ha inibita come l’altro romanzo. Guarda, come dici tu… De gustibus! 😉

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      • Lo scovare questo vecchio post è stato casuale, un incidente mi ha costretta a casa per qualche giorno, e così sto cercando di smaltire tutte le notifiche arretrate (e non ho finito, ne ho ancora oltre settecento, ma considerando che sono partita credo da quattromila, direi che ho fatto un bel lavoro!).

        Io Cent’anni di Solitudine invece l’ho letto fino alla fine, come il Maestro e Margherita, aspettando che la storia acquisisse un senso, macché! Il giudizio finale è stato inappellabilmente “Due palle!”

        Sono rimasta inoltre sgradevolmente sorpresa della rispostaccia data dal tizio a Marisa: oltretutto, ad andarle a dire d’imparere l’italiano e la storia, direi che si è coperto di ridicolo, il che non depone certo a favore degli estimatori del libro! (Ribadisco comunque, miei amici coltissimi, mentalmente liberi e indipendenti, l’hanno comunque amato: che ti devo dire, forse a noi è mancata una chiave di lettura che loro invece hanno avuto!).

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        • Beh, hai smaltito parecchi arretrati devo dire.. Non demordere e vedrai la luce! 😉 Qualcosa di simile toccherà a me in questi mesi estivi… I feed RSS stanno esplodendo!
          Il Maestro e Margherita l’ho finito, con grossi sforzi, ma l’ho portato a termine. Con Cent’anni di solitudine non ce l’ho fatta… Credo di essere stata poco tenace all’epoca, forse se lo riprendessi ora andrei avanti fino alla fine. Altro unico libro che ho lasciato a metà (da ciò capisci quanto è insolito e raro per me abbandonare a metà una lettura) è stato la Valle del Caos di Dürrenmatt. Astruso e complicato pure quello.
          In quanto allo scambio di commenti avvenuto qui, non puoi immaginare come mi abbia colpito leggere di questo tizio che si è scagliato contro Marisa tacciandola di ignoranza ed usando un tono non esattamente pacato. Come se esprimere un’opinione su quello che per te è un capolavoro significa ferirti nell’orgoglio! Non esageriamo, manteniamo distinte le due cose! Guarda caso, dopo questo post, in cui mostravo contrarietà al suo giudizio sul libro, è scomparso dal blog e non ha più lasciato alcun commento. Certa gente cerca solo polemiche… Quando non ci sono, si annoia.

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          • Ne conosco di gente così, che appena non sei d’accordo con lei si sente punta sul vivo e si scatena! Purtroppo, qualche caso mi tocca pure molto da vicino… 😯

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          • Sì, se la prendono sul personale e guai a chi intacca una loro incrollabile certezza! Cosa ci sia di incrollabile in un romanzo come Il Maestro e Margherita non saprei… Per me è solo un castello di sabbia che si sgretola mano a mano che lo leggi perché non ha la forza di tenersi in piedi! Comunque vivessero serene queste persone, nessuno ne fa una faccenda personale… Si scambiano solo punti di vista!

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  7. E l’ho ripescato ancora, grazie a un commento della nostra Marisa sul mio post di oggi, che tratta proprio del Maestro e Margherita! Ho notato che avevo avuto già modo di manifestare il mio pensiero, praticamente stessi concetti e pressoché stesse parole di oggi! 🙂

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    • Ma guarda un po’ cosa hai rievocato cara Diemme 😉 un post che ha suscitato varie controversie di cui non ricordavo affatto le dinamiche. Ora vado a leggere il tuo post (perché sì, sono diventata una pessima lettrice, poco raccomandabile e affidabile -.-) perché mi hai incuriosita molto! Lieta comunque di sapere che la tua opinione su questo discusso capolavoro è rimasta la stessa a distanza di anni!

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  1. NON SOPPORTO CHI VUOLE OBBLIGARMI A LEGGERE UN LIBRO CHE NON MI INTERESSA | Marisa Moles's Weblog

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