Sensi di colpa incolmabili

23.09.2011
Rovistando nel cassetto delle bozze.

Cosa aveva Roma stamattina? Voleva mettermi alla prova o che altro? Voleva dimostrare quanto fossi capace di provare pietà?
Qualnque cosa pretendesse da me, beh, credo che quella cosa l’abbia ottenuta.
Non una, non due, non tre, ma ben quattro volte ho mancato di aiutare qualcuno; ben quattro volte oggi, di fronte ad una richiesta di aiuto, mi sono voltata dall’altra parte.
Ma non significa che non abbia provato pietà.
Tutte le quattro volte ho avvertito un tuffo al cuore di fronte a quelle scene, mi sono impietosita per quella gente, che tanto umilmente veniva a chiedermi aiuto, ricevendo da me un secco rifiuto.
Mi hanno chiesto una mano ma ho deciso quasi meccanicamente di non porgerla.
E non, come ripeto, perchè sia un’insensibile, una cinica ed altezzosa ragazza. Credo che insieme alla pietà, alla compassione che suscitano determinate persone, si unisca automaticamente anche un senso di timore ed un bisogno di creare distanza tra noi ed i più bisognosi. La giustificazione più frequente, quella del “non ho spicci”, è una sorta di autodifesa che costruiamo quasi senza rendercene conto e con la quale prendiamo distacco da coloro che hanno tentato di avvicinarci. Il nostro sistematico rifiuto di lasciare una monetina nel bicchiere di quei poveracci è un atteggiamento che assumiamo meccanicamente ogni volta che ci imbattiamo in una situazione del genere. Situazione che mette sempre in un certo imbarazzo, dato che non è sempre facile mentire sul non avere spicci, e che genera, successivamente, svariati sensi di colpa, come quelli che mi stanno attanagliando in questo momento, mentre ragiono sul mio comportamento di questa mattina, pentendomi amaramente di essere stata così egoista.
Devo dunque contraddire ciò che ho scritto qualche riga più su: sono una ragazza insensibile, cinica ed altezzosa. Sono una ragazza egoista, orgogliosa, che non ha voluto abbassarsi a tendere una mano a chi ne aveva bisogno.
Evidentemente la pietà che il mio cuore ha pensato di provare, persino quattro volte nell’arco di poche ore, è stata un sentimento fugace, passeggero,non abbastanza forte da indurmi a compiere un atto di generosità.
La ragazza alla stazione, che fumava continuamente per disperazione, la mamma sulla metro, che teneva fra le braccia il figlio addormentato, il vecchio alla fermata dell’autobus, che mendicava zoppo e curvo, il senza tetto lungo viale Trastevere, disteso nell’angolo più sudicio della strada, vicino ai secchi dell’immondizia e ad una pozzanghera di liquidi maleodoranti.
Nessuno di loro la mia coscienza ha ritenuto degno di essere aiutato, nessuno di loro è riuscito a meritarsi una tale compassione da spingermi a venirgli incontro. Degno, meritevole. Che razza di parole senza senso.
Cosa deve diventare un essere umano per riuscire a guadagnarsi un briciolo d’altrui pietà?

 

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15 commenti

  1. Lauretta

     /  18 marzo 2012

    Condivido ogni singola parola… e non mi sento di aggiungere altro..

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  2. Il fatto che ti poni il problema però significa che non sei affatto insensibile 😉

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  3. La prossima volta chiedi perchè sta elemosinando.
    Alcuni non hanno scelta.

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  4. karina890

     /  18 marzo 2012

    Cosa fare? Bella domanda. Dare gli spicci, magari pensi non sia sufficiente, magari temi che ci sia un’organizzazione dietro (e di peggiorare la situazione); magari c’è stata l’occasione in cui sei stato fregato, magari più di una volta non te ne importa, ma solo da un lato perché ti chiedi: “a che è servito dare via dei soldi se è servito a contribuire ad un male”. Ma hai ragione: si può sempre girare la testa dall’altra parte? No. Io aggiungo una preghiera, che dia qualcosa è no. È il bene più prezioso che posso offrire e so che loro ne hanno bisogno.

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    • Ne hanno bisogno, è vero. Ma anche se pregassi per loro, ciò li aiuterebbe a sfamare la propria bocca e quella dei loro figli? Probabilmente neanche i miei due euro servirebbero a molto, ma forse il gesto di donarli risulterebbe utile per me. Ragionando un po’ egoisticamente potrei dire di sentirmi meglio quando faccio dell’elemosina, mentre avverto profondi sensi di colpa quando la nego. Che i miei due euro permettano o meno di comprare del pane, questo non so. Ma di sicuro non elargire nemmeno una monetina sarebbe anche peggio.
      Due euro ed una preghiera: lo terrò a mente la prossima volta.

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  5. capita anche a me. Lo attribuisco (scioccamente) al fatto che voglio essere io a decidere come e con chi fare l’elemosina.
    Mi è molto più facile ad esempio decidere di fare una donazione tramite un bonifico che dare i due euri a chi li mendica.
    Non so, anche a me inquieta questo mio lato oscuro….

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  6. Io non do mai soldi per strada, è una scelta razionale, perché non sai mai se dietro c’è un’organizzazione che sfrutta le persone o semplicemente il bisogno di eroina. Una soluzione che ho trovato è di portarmi dietro una merendina in più e offrire quella 🙂

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    • Io non sono solita girare con le merendine, mentre mi è più facile trovare degli “spicci” nel portagogli. In ogni caso mi troverei in difficoltà ad elemosinare entrambe le cose… 😦

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  7. Io, come philomela, non do praticamente mai elemosina per strada. Come lei, se mi capita di avere del cibo appresso, offro quello (e regolarmente lo rifiutano, il che mi porta sempre più a pensare che più che rispondere alla fame debbano rispondere a qualche sfruttatore che vuole denaro contante e non panini).

    Non so se lo sai, sono un operatore sociale, e quando vedo certi casi (scordati che tu possa aiutarli in qualche modo, non ce l’hai questa possibilità) cerco di denunciarli alle strutture pubbliche, e qui cascò il somaro: l’assistenza pubblica in Italia non funziona, i servizi sociali non funzionano, e purtroppo è risultato sempre inutile denunciare situazioni di bambini mendici, o di anziani che su una gamba sola stavano dalla mattina alla sera in piedi ad un semaforo a elemosinare.

    Non dobbiamo dar loro l’euro, o i due, o i tre, dobbiamo costruire uno stato che sappia affrontare il loro problema e guidarli nel percorso di reinserimento sociale: che poi, mi chiedo sempre perché per i detenuti e i pentiti vari i soldi si trovano, e per i poveracci no (o almeno, questa è la mia impressione).

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    • Non lo sapevo Ify ma mi fa piacere scoprirlo. 🙂
      Tu dici che io non sono in grado di fare nulla per dar loro una mano, ma quando vedo davanti agli occhi certe scene mi sento irrimediabilmente in colpa per la mia impotenza.
      In quanto alle organizzazioni di assistenza sociale mi viene in mente la Caritas, che sapevo piuttosto attiva nel settore.

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