Midnight In Paris [Woody Allen]

Mezzanotte a Parigi. L’ora in cui la città prende vita e si veste di un nuovo, insolito abito. Sempre che lo si desideri.
E Gil altro non vuole che essa si trasformi nella culla della sua epoca d’oro, vale a dire i vivaci, coloratissimi ed esuberanti anni Venti.
Invitato a salire su taxi d’altri tempi, Gil viene catupultato nel mondo dei suoi idoli letterari ed artistici. Incontra Scott Fitzgerald e la sua stravagante mogliettina, Ernest Hemingway, Gertrude Stein, Pablo Picasso, Salvador Dalì. La realizzazione di questi personaggi è assai efficace: resi nei lori atteggiamenti più tipici, si ha l’impressione di conoscerli di persona e non riuscire ad immaginarseli diversamente.
Tema centale del film è il senso di insofferenza che si sviluppa nei confronti del presente, considerato negativo, infruttuoso ed insoddisfacente. La piena realizzazione di sè, introvabile nella contemporaneità, va dunque ricercata nel passato, all’interno del quale ci si rifugia, nelle cui profondità ci si tuffa, riafforando nel bel mezzo della propria Epoca d’oro. Ma i “vecchi tempi”, resi affascinanti probabilmente dalla loro distanza dal presente, sono davvero migliori di quelli attuali?
Al di là del motivo dominante il film, diverse altre sono le riflessioni indotte dal lavoro di Allen, a partire dall’amore per una città (tratto da sempre distintivo del regista), che viene come personificata tra i suoi boulevard, le sue piazze ed i suoi ponti, fino ad arrivare alle tipiche tensioni prematrimoniali di una comune coppia in procinto di sposarsi. Senza tralasciare il desiderio, sottile ma presente, di inseguire i propri sogni, impegnandosi affinchè essi diventino tangibili, ad onta di ostacoli e difficoltà che sembrano distogliere dalla loro concretizzazione.

Owen Wilson, fino ad ora visto come interprete di ruoli comici, o comunque poco impegnativi, soddisfa ed anzi supera le aspettative. Grande recitazione la sua, così come quella di Marion Cotillard, amante di Modigliani prima e di Picasso poi, che viene però fortemente attratta dal Wilson/scrittore americano naif, come lei stessa lo definisce all’interno del suo diario.
Cameo di Carla Bruni, che compare come guida turistica e si presta a traduttrice del suddetto diario, ritrovato dal protagonista in una bancarella dell’usato del “presente”.
Finale in linea con l’atmosfera gradevole creata dal film. Si afferma, sotto la pioggia romantica di cui solo Parigi sa bagnarsi, la volontà di vivere il presente e di lasciarsi alle spalle il tanto vagheggiato passato.
Sì, perchè viverlo è bello, ma continuare a sognarlo, forse, è meglio.

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23 risposte a "Midnight In Paris [Woody Allen]"

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  1. Sognare è bello finché si possono realizzare i sogni poi diventa tutto inutile. ^^
    Il film è interessante, dovrei vederlo per dire che è bello! Comunque non è la prima volta che Allen fa una cosa del genere: “La rosa purpurea del Cairo” parlava di fuga dalla realtà in un’altra maniera, ma il concetto era più o meno simile (ma non uguale: il personaggio principale del film usciva dalla pellicola per andare dalla protagonista) ^^ ❤

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    1. Beh, ma non sai mai se un sogno sarà realizzabile o meno. Tutto può succedere. Everything can happen.
      Morale della favola secondo la visione di Scrutatrice: mai, mai smettere di sognare. 😀

      P.S. “La rosa purpurea del Cairo”…metto in lista d’attesa!

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  2. Ho sempre invidiato a Woody Allen la capacità di disegnare le città in cui ambienta i suoi film. New York è stata per anni il suo cavallo di battaglia.
    Ora sarei curioso di vedere come si cimenta con Paris, che già di suo ha il suo bel perchè.

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