This Must Be The Place [Paolo Sorrentino]

Premesso il fatto che nutro un’immensa passione per Sean Penn (per chi non lo sapesse è il regista di Into The Wild, quindi vanta una certa collaborazione in questo blog), la sua interpretazione in This Must Be The Place è magistrale. Risulta così convincente da rendere difficile immaginarselo in altri ruoli. Sembra nato per quella parte, sembra calzare a pennello i panni della rockstar Cheyenne, depressa barra annoiata, oppure semplicemente apatica (come suggerisce Cle nel suo post in merito al film), fino al ricevimento della notizia che segnerà una svolta nella sua vita. Una svolta così profonda da attuare una radicale trasformazione in lui, una sorta di passaggio dall’età fanciullesca a quella adulta, da una condizione di sostanziale ingenuità ad una di matura consapevolezza della vita e dei rapporti che la animano. Si tratta in fondo di un viaggio, un viaggio esistenziale, di riscoperta di sè stessi e delle proprie radici.
Sorrentino ci accompagna in questo viaggio con immagini mozzafiato, una più bella dell’altra: le interminabili highway americane, i paesaggi desertici del New Mexico, il cielo terso dell’Irlanda, gli stessi volti dei personaggi, sui quali domina incotrastata l’espressività di Penn. Insomma, una regia, a mio parere, veramente ad alti livelli.
Sean Penn. Da solo varrebbe il film. Lui e la fotografia, senza supporto di nessuna trama, sarebbero in grado di fare il film.
Parte della critica ha rimproverato il fatto che il film fosse eccessivamente concetrato sulla figura di Cheyenne. Ma io trovo che non potesse essere altrimenti. E’ vero che ruota tutto intorno al protagonista, è vero che non c’è una scena in cui lui è assente, ma ritengo questa centralità fondamentale per lo svolgersi delle vicende e lo sviluppo dei personaggi con i quali entra in contatto. Come dicevo, se non ci fosse Sean Penn a mantere le redini del film, questo perderebbe il suo spessore.
Concordo invece con i critici nell’affermare che alcune situazioni avrebbero potuto essere indagate meglio (per esempio il suo passato da rockstar che viene solamente accennato per bocca di Cheyenne ma che, a mio avviso, ha una discreta importanza, in quanto fattore determinate della sua frustazione/depressione/noia/malinconia/apatia) e certi rapporti maggiormente approfonditi, come quello con lo stesso padre.
Interessante l’immagine della valigia, dello “zaino con le ruote” (la storia della nascita del trolley è piacevolmente inserita in una conversazione tra il protagonista e l’inventore di tale valigia) che Cheyenne porta sempre con sè, come se si trattasse del peso del suo passato che continuamente lo segue.
Bellissime le scene finali, in una baita in mezzo ai ghiacci: il volto del tedesco, il suo gesto di togliersi ed infilarsi gli occhiali, la foto che Cheyenne scatta all’uomo anzichè ucciderlo con un colpo di pistola, il corpo nudo ed infreddolito del carnefice, la sua pelle raggrinzita, le sue smorfie di dolore.
Finale controverso e difficilmente interpretabile, favolosa colonna sonora.

 

P.S. Come al solito arrivo un pò in ritardo nella pubblicazione dei post, quindi credo che il film non sia più in programmazione nelle sale cinematografiche. Non so nemmeno se sia già disponibile nelle videoteche. Ma, se mi sbagliassi e fosse invece già noleggiabile, consiglio vivamente la sua visione.

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9 risposte a "This Must Be The Place [Paolo Sorrentino]"

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  1. Ho visto qualcosa su Coming Soon ma non ne so moltissimo. Però è vero senza Sean Penn il film poteva non esistere. Questi sono personaggi che è sai interpretare oppure…addio! Sul serio…

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