Presenza di cose in assenza di vita.

Scritto il 23-10-11, ore 15.06

Le notizie su Internet viaggiano ad una velocità incredibile. Così incredibile da farti mettere in dubbio la loro veridicità.
Quando leggo di Simoncelli sul blog di Sabby, non riesco a crederci. Apro subito una pagina Google e digito il nome del motociclista nella barra di ricerca: una sfilza di notizie risalenti a poche ore fa compare sullo schermo. I siti sono già aggiornati, i quotidiani online hanno già riportato la notizia in tempi da record.
Comunico l’accaduto alla mia famiglia, anche lei incredula. Accendiamo immediatamente la televisione e ci sintonizziamo sul telegiornale. La morte di Marco Simoncelli risuona prepotemente in tutta la casa ed io non riesco a trattenere le lacrime.L’avevo incontrato di persona, “Sic”.
L’avevo visto sorridere e scherzare sul palco di “Tutti A Scuola”, la trasmissione che, ogni settembre, inaugura l’inizio dell’anno scolastico. Ero lì, a fare servizio d’ordine per conto della scuola, e mi ero trovata così vicina a lui che quasi avrei potututo toccare i suoi capelli, quella chioma così singolare che lo rendeva immediatamente riconoscibile tra l’ordinarietà di tutti gli individui.
Ed ora, improvvisamente, un mese dopo, apprendo che non c’è più. Non c’è più niente di lui che possa ancora dirsi “vivo”, niente più risa, niente più capelli, niente più Simoncelli.
Inconcepibile come sia rapido morire, come anni ed anni di progetti, sogni, realizzazioni vengano completamente dissolti e vanificati in un istante. Un attimo prima vivi, l’attimo dopo muori. Un momento esisti, un altro diventi polvere. Quant’è sottile il confine che separa l’essere dal non essere?
Non riesco a capacitarmi di quanto sia banale andarsene da questo mondo. Un incidente, una scivolata in un circuito che provi e riprovi mille volte, una moto che ti calpesta il collo lasciandoti il segno della gomma sulla pelle, e…fine. La tua vita durata più o meno a lungo si spegne, e solo il freddo involucro del corpo rimane visibile.
“Aveva solo 24 anni”. Già, ma 24 anni sono un’eternità in confronto alla velocità con la quale vengono spazzati via. 24 anni di affetti, di amori, di amicizie; 24 anni di studio, di carriera, di piani per il futuro; 24 anni di vita tra la gente, di presenza su questa Terra. E poi…una brutta caduta ed in un secondo svanisce tutto.
La persona che ho visto viva e vegeta un mese fa non esiste più. Ed è l’averlo avuto così vicino che mi rende ancora più doloroso dirgli addio, un addio di cui io stessa ho una grande paura, perchè significherebbe accettare una volta per tutte la realtà dei fatti.
Ma io non posso e non voglio accettare che a 24 anni una persona possa smettere di vivere. E’ vero che, considerando la rapidità e la relativa semplicità della morte, potrebbero essere un tempo lunghissimo. E’ vero pure, però, che sono un’eta così ingiusta per essere condannati a tale destino.
24 anni, cavolo! Quasi un mio coetaneo.
Non riuscirò mai a capire questo meccanismo così crudele e così assurdamente insensato (lo so, suona come una ripetizione delle serie “a me mi”, ma al diavolo la grammatica ‘sta volta) che regola il nostro ciclo vitale.
Non riuscirò mai ad accettare l’idea della morte.

Ingenua ragazza, che sono.

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30 commenti

  1. Purtroppo è così, la nostra esistenza è precaria, appesa a un filo. Anzi se n’è andato facendo quello che più amava e non ha sofferto 🙂

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    • Purtroppo quello che più amava lo metteva quotidianamente a rischio di vita. Non posso pensare che un semplice “sport” sia in grado di esporre chi lo pratica ad un pericolo mortale. E questo mi fa sembrare la morte di Sic così ingiusta…

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      • E’ ingiusta sotto ogni aspetto. Comunque queste cose, per chi fa quello sport, vanno messe in conto.

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        • Sì, ogni morte lo è. Ma erano anni che non succedevano incidenti mortali nelle corse motociclistiche; brutte cadute sì, ma mai decessi. E’ vero che tutto può capitare, però non se lo meritava proprio.
          In fondo, chi è che merita di morire?

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          • Nessuno ma prima o poi tocca a tutti 🙂
            Anche il povero Tomizawa l’anno scorso è morto, lo hanno pianto tutti, il 90% della gente neanche lo conosceva, dopo 10 giorni se lo sono dimenticato.

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  2. E qui si torna sul discorso dell’enorme quantità di persone che muoiono ogni giorno, in ogni parte del mondo, e di cui non sappiamo nemmeno il nome.
    Anche Simoncelli farà la stessa fine, immagino. Tempo una settimana e non se ne parlerà più.

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  3. Ci siamo rimasti veramente male alla morte del Sic, perchè era bravo, simpatico, un campione. La sua morte ci ha colpito tutti. Io domenica ero così immagonato (triste) che non ho parlato tutto il giorno con nessuno.
    Ma poi mi vengono in mente casi specifici di morti improvvise, morti che appartengono più intimamente al nostro universo personale, quando la morte non genera solo tristezza ma disperazione totale, disorientamento, voglia di farla finita. Quando realizzi che da quel momento il tuo mondo non sarà mai più lo stesso e che quello che era prima non sarà più. Avviene quando la morte improvvisa ci tocca in quello che abbiamo di più caro e lo fa in modo subdolo, improvviso, a tradimento.
    Cara ragazza è la morte, purtroppo.
    Ciao

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    • Ho avuto la fortuna di non essere mai stata toccata da vicino da una morte e per questo la notizia di Sic mi ha colpito nel profondo. Non lo conoscevo, ma l’avevo visto, l’avevo incontrato.
      Se sto male per lui adesso, non oso pensare a come mi sentirò quando mi toccherà confrontarmi con una morte che interessa la mia sfera personale. Spero che ciò avvenga il più tardi possibile, non sono ancora pronta. E non so se purtroppo o per fortuna.

      Ciao Raffaele e grazie di essere passato. 🙂

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  4. Le esperienze dolorose purtroppo fanno parte del vivere e probabilmente hanno anche la funzione ed il senso di richiamarci all’importanza della vita stessa. Purtroppo la morte è materialmente la frantumazione dell’esistere perciò la sua “rappresentazione” turba in ogni caso ed in ogni contesto sia avvenuta. Le religioni suggeriscono che c’è una sorta di giustizia nella morte, gli agnostici sospendono i loro giudizi, le persone “comuni”, con immediatezza di risposta, formulano dei perchè e inseguono delle soluzioni che però, forse, solo ricostruendo il puzzle di casualità, responsabilità, ineluttabilità degli eventi, si può completare. Un saluto 🙂

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    • Ciao Lolli, e benvenuta! 🙂
      Ho una concezione della morte molto negativa, non tanto per la morte in sè, quanto per tutte le conseguenze che comporta: dolore, strazio, disperazione, incredulità, depressione.
      Come commentavo sul blog di Vale, sono i momenti che precedono la morte a spaventarmi più di ogni altra cosa. Quei momenti in cui ti rendi conto del destino che ti attendi, in cui acquisti la consapevolezza di dover lasciare tutto ciò che ti è più caro. Di soffrire no, non ho così tanta paura. E’ far soffrire gli altri che non accetto.

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  5. Credo che quando si è giovani, o, per essere più precisi, quando non ci sono state molte occasioni di venire – fortunatamente – in contatto con la morte, la si pensi come qualcosa di lontano, non la si pensi vicina a noi come tutto sommato è. Poi col tempo l’ottica cambia, e addirittura si può arrivare a pensarla come Steve Jobs, che nel suo discorso definiva la morte “una delle migliori invenzioni della vita”.
    Cosa sarebbe della nostra vita se non avesse un termine? Secondo me sarebbe peggiore.

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    • Steve Jobs ragionava bene, ma io non sono brava quanto lui.
      Ti chiedi della vita eterna? Non so, io non ci trovo nulla di male, purchè tutta l’umanità sia in possesso di tale “dono”. Credo che non basti un’intera vita per vivere “come si deve”, per vivere in maniera autentica. Nel nostro breve percorso in questo mondo impariamo a farlo quando è ormai troppo tardi.

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  6. la vita senza la morte perderebbe il suo valore

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  7. Mamy

     /  26 ottobre 2011

    purtroppo la morte fa parte della vita, per questo dovremo essere sempre pronti e vivere ogni giorno cogliendo ciò che di bello ci offre…

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  8. Sono d’accordo con ciò che hai scritto..bell’articolo!

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  9. un post che ho letto con la vista annebbiata da quelle lacrime che sto tenendo dentro di me da domenica… ancora ora non riesco a capacitarmi che sia morto.. non lo accetto proprio!! nonostante la tv, internet e tutto il resto mi riporti sempre a lettere cubitali che il Sic è morto 😦

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    • Quelle lacrime io le ho fatte uscire fuori, non sono riuscita a trattenermi. E ho scritto io stessa il post con la vita annebbiata, dopo aver visto l’immagine del suo cadavere riverso a terra, senza più nessun alito di vita. Se ci ripenso, mi vengono i brividi e mi salgono di nuovo le lacrime.

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  10. Ogni volta che leggo di Simoncelli mi vengono i brividi. E piango…
    Anche questo articolo estremamente delicato mi fatto scendere una lacrima. Hai trattato l’argomento con tanto cuore e hai toccato le corde della mia anima.
    Sic era una forza della natura, un mostro di vita.
    Ma la vita è stata crudele con lui poiché non gli ha dato in cambio quello che meritava. E’ stata meschina perché non si è sentita all’altezza di una così splendida persona. E’ stata ingiusta perché ha voluto spezzarsi troppo presto.

    Davvero non ho parole.
    Ho solo un cumulo di dolore che non riesce a svanire.

    Ti mando un bacio,
    Paola

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    • Scrivendo queste parole sono giunta alla conclusione che è la vita ad essere crudele, ad illuderci con gioie e bellezze per poi precipitarci in un baratro dal quale è impossibile risalire.

      Un abbraccio, Paola, ed a presto. 🙂

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  11. Ciao Veronica, è giusto arrabbiarsi e spaventarsi davanti alla morte, sopratutto quando è cosi ingiusta, quando coglie giovani vite appena dischiuse alla vita, questo è quello che fa soffrire e arrabbiare più di tutto, ma non devi pensare che la vita ci illuda e sia crudele, quello dipende sopratutto dalle nostre scelte, dall’oculatezza con cui viviamo questo dono,
    Un abbraccio grande.

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    • Ma perchè la vita ci riserva momenti felici senza farli durare per sempre? Perchè è la morte la dimensione eterna e non la vita? Non potrebbe essere il contrario? Muoriamo prima di nascere, ma una volta nati lo saremo per sempre.
      Ciao ed un abbraccio grande.

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  12. sabby

     /  30 ottobre 2011

    è stato tremendo, domenica scorsa, apprendere questa notizia, poi quelle immagini…tremendo!!!
    una famiglia esemplare, al funerale, guardandolo in tv, mi sono commossa, ma è stato, allo stesso tempo, bello, perché vedevi gente unita da forti emozoni e quei genitori, persone meravigliose!!!!

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    • Ad eccezione di alcune cose che non ho apprezzato molto, è stato un bel funerale, sì. Molto sentito e partecipato da tutti…Mi ha stupita la presenza non dei soli familiari o conoscenti, bensì anche di persone che magari lo seguivano solo in tv e non lo conoscevano di persona, ma di persona hanno voluto salutarlo per l’ultima volta.

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  13. La sua fidanzata ha detto che era troppo perfetto per questo mondo e forse un po’ ha ragione, forse quando abbiamo imparato tutto quello che ci serve in questa esistenza terrena, voltiamo pagina ed esploriamo un’altra realtà in un’altra dimensione. Però per chi resta, per chi ha amato quella persona, è dura accettare la sua assenza.

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    • Esatto. Si può anche pensare che adesso viva in una dimensione migliore, ma la realtà dei fatti è che quella dimensione non è più in mezzo a noi.

      Grazie del commento Annita, ma per caso hai un blog dove posso ricambiare la visita?

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  14. Penso che la sua assenza abbia lasciato un segno in tutti noi, in me soprattutto a vederlo cosi era un ragazzo normale amava fare una sola cosa, correre e ora può fare veramente ciò che vuole. Dopo questa esperienza confermo sempre di più l’ipotesi di quanto l’uomo sia fragile davanti alla morte forse perchè come dice Terzani la vediamo come un qualcosa che è esterna, oscura, forse perchè siamo ancora troppo materiali. 😉

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    • Matteo, che sorpresa e che piacere accoglierti tra queste pagine! 🙂
      Terzani ci ha insegnato molto sulla morte, suppongo. E’ stata una lettura senz’altro illuminante, almeno per me. Ma vedo che anche tu ne sei rimasto soddisfatto.
      In quanto a Simoncelli, io davvero non ci posso pensare. Sei tu che avevi rimediato il suo autografo, non è vero? Beh, la sua firma non rimarrà scritta solo su quel foglio di carta che ora conservi, ma sarà per sempre incisa dentro i nostri cuori.
      Un bacione e a presto.

      P.S. Ma che dico, “a presto”???? Ora partite e non ci vedremo per una settimana! Dunque fai buon viaggio (scusami se non sono riuscita a salutarti di persona venerdì) e quando torni, se ne avrai voglia, potrai paragonare la tua esperienza alla mia:

      https://scrutatrice.wordpress.com/2011/09/05/diario-di-viaggio-praga/

      (post che ho scritto sul mio viaggio a Praga di settembre)

      Bon voyage! 😀

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  1. Magari Pereira aveva già scritto il suo necrologio anticipato « Into The Wild

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