Quando muore una vita.

Tre militari morti in Afghanistan.
Tre vite che si sono spente, come lucciole nella notte.
Tre esseri umani in meno sul nostro pianeta.
E me ne frego se il tasso di natalità è superiore a quello di mortalità.
Tre morti sono sempre un’infinità.
Se anche un solo soldato fosse rimasto ucciso, ciò non avrebbe impedito al mondo di conoscere il dolore dei suoi familiari e la sofferenza dei suoi conoscenti.
Se anche fosse venuto a mancare un qualunque individuo, in qualunque parte della Terra, di sicuro ci sarebbe stata più d’una persona a piangere la sua morte.
Quell’unica morte alla quale non viene dato tanto peso, perché succede continuamente e non ha la stessa portata di una strage.
Che pessima giustificazione.
Intanto quel nome, accennato solo di sfuggita al telegiornale, tra le notizie di cronaca e quelle di politica, non si meriterà nemmeno un servizio, nemmeno una foto. E, così come rapidamente è stato annunciato, rapidamente si disperderà nell’aria, come un insignificante granello di polvere. E sarà poi dimenticato, sempre che almeno per un attimo sia stato ricordato.

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12 commenti

  1. Purtroppo non sono nè i primi nè gli ultimi e purtroppo questo è il trattamento riservato a tutti. E’ molto triste…

    p.s. qui è cambiato qualcosa e mi piace tanto!!!

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  2. Ciao Veronica, mi associo al tuo dolore per questi poveri ragazzi, come te sono piena di rabbia per questi nostri governanti, bugiardi, millantatori, corrotti e quanto altro potrei dire, mi fermo qui altrimenti mi viene un fegato enorme. un bacio e buon fine settimana.

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  3. Complimenti per lo scritto e per il blog! 🙂

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  4. E pure c’è ancora chi conta il numero dei morti, e sostiene che in fondo tre sono pochi: allucinante!

    Ogni persona che muore è un danno enorme, e per le persone che lo amano, per qualcuno, è morto tutto il mondo.

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    • Esattamente, è quello che intendevo dire. Che muoiano una, due, cento o mille persone il dolore dei familiari non sarà certo diminuito.
      Chi non capisce questo è veramente insensibile.

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  5. innanzitutto se fai il soldato e accetti (perchè accetti, non sei obbligato) di andare in luoghi di guerra metti in conto di morire. questo non vuol dire che sia giusto, ma fa parte del gioco. se no fai il ciabattino o l’impiegato alle poste e muori nel tuo letto. della guerra in afganistan nessuno sa niente, non ne parla nessun tg, gli articoli sui giornali sono pochi, frammentari, fa più notizia forza gnocca. una mia amica che vive da un annetto in germania mi raccontava che quando c’erano i soldati tedeschi in iraq il loro tg della sera apriva tutte le volte dando resoconto di cosa era successo nella giornata : tan’è che quando hanno bombardato una colonna di civili c’è stata una vasta ondata di critiche da parte dell’opinione pubblica in seguito alle quali merkel ha ritirato le truppe, s’è dimesso il capo dell’esercito chiedendo scusa . sarebbe mai successo da noi? sappiamo chi bombardano i nostri aerei? sappiamo chi ammazzano i nostri soldati?. il dolore dei famigliari dei soldati è una cosa personale loro, così come il dolore di ogni famiglia colpita da un lutto, ma qui non si tratta di essere insensibili, semplicemente di capire cosa stiamo facendo nei paesi in guerra.

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    • E’ chiaro che decidere di fare il militare non è così semplice. Sai benissimo di mettere a rischio la tua vita, in continuazione, ogni giorno, e di essere causa di dolore per le persone che, partendo, ti lasci alle spalle.
      Ma stiamo pur sempre parlando di una vita, di una vita importante come quella che muore nel letto di casa sua, o quella che si spegne in solitudine sotto un ponte.
      La morte di questi tre soldati è stata un pretesto che mi ha fatto ragionare sull’enorme quantità di decessi che si consumano ogni giorno nel nostro pianeta e di cui non siamo affatto a conoscenza. Per di più se si tratta di militari, che sono in servizio per il nostro Paese, che, pur avendo scelto autonomamente cosa fare della loro vita, sono lì perchè ce li abbiamo mandati noi.
      Comunque sì, hai ragione nel chiederti cosa ci facciamo in quei Paesi, perchè ancora ci ostiniamo a credere di essere in missione di pace, quando l’unica cosa che sembra verificarsi sistematicamente è la morte.
      E’ vero pure che i nostri notiziari lasciano molto a desiderare. Sono convinta che la maggior parte delle notizie che ci vengono propinate sono prima aggiustate, ritoccate, manipolate, cosicchè non ci giungano mai nella loro interezza e completezza. E l’esasperazione di certe notizie piuttosto che altre è veramente inacettabile: non c’è dubbio che i nostri telegiornali non siano imparziali ed oggettivi come quelli degli altri Paesi. La Germania è comunque una grande Nazione, un modello da seguire sotto molti aspetti, uno dei quali è proprio la diffusione di notizie ed informazioni.

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