Il Discorso Del Re – parte I [Tom Hooper]

Due film così diversi, eppure così egualmente fantastici.

La pellicola che voglio presentarvi oggi è “Il Discorso Del Re”, il degno vincitore di quattro Academy Awards (peraltro i più ambiti): miglior film, miglior attore protagonista, miglior regia, miglior sceneggiatura originale.

Partiamo con l’ultima statuetta, miglior sceneggiatura originale. Il film ha come protagonista il duca di York, che diventerà poi re Giorgio VI, il quale è affetto da balbuzia ed ha difficoltà a parlare in pubblico. Assume così un logoterapista che lo aiuterà a superare il problema e, rimanendo insieme a lui nelle cerimonie ufficiali, lo accompagnerà fino al discorso che terrà al suo popolo appena scoppiata la Seconda Guerra Mondiale. La trama è semplice e lineare, senza particolari colpi di scena, flashback o anticipazioni. Quello che rende tutta la storia coinvolgente è il ritmo che scandisce ogni scena, sono le scene lunghe e dialogate, che arrivano a durare anche dieci minuti. Una grande trovata è stata, a mio avviso, quella di dare inizio al film con il duca di York, quindi non ancora Re, non ancora sottoposto alla pressione che ogni regnante si trova a dover sopportare. Il passaggio da “figlio del re” a Capo di Stato viene colto in tutta la sua difficoltà, in tutto il suo peso psicologico ed esistenziale. Si sarebbe potuto tranquillamente iniziare il film con il Re già Re, con Giorgio VI già sul suo trono già nella sua carica, e invece no! Il regista ha avuto l’abile – e da me apprezzata – intuizione di inserire il problema della balbuzia all’interno di un contesto problematico più grande: quello di diventare Re. Tuttavia non è da queste ansie e da questi timori che nasce l’impedimento oratorio di Giorgio VI, piuttosto da un trauma infantile. Ora, si potrebbe pensare che l’esperienza infantile non sia stata niente in confronto al dover diventare Re, eppure, al contrario del dramma del non sentirsi all’altezza per la nuova carica di Re che si risolve solo nell’ultima ora di film, è proprio questa esperienza che occupa l’intera durata del film e che contrassegna la vita dell’uomo (perchè il Re di Inghilterra è solo un uomo) in maniera indelebile.

Il secondo premio è quello che riguarda la fotografia, la regia. Non basterebbero fiumi di parole per descrivere la bravura di Tom Hooper, in grado di generare immagini così toccanti da farti venire da piangere anche in una scena non propriamente commovente. La semplice inquadratura dei volti, talvolta prolungata per qualche minuto, permette di afferrare le sottili e molteplici variazioni che si consumano su di essi. I dialoghi tra i personaggi sono spesso ripresi dal punto di vista di uno di loro e, sebbene siano spesso bisbigliati, vengono portati avanti con una tale destrezza da trasformare i minuti in secondi, che volano via in un attimo. I discorsi, tanto temuti dal Re, sono intrisi di un’atmosfera solenne e caricano di aspettative lo spettatore, tanto da farlo persino inquietare per le continue interruzioni, esitazioni, sospiri, difficoltà nell’articolare le sillabe… Ma alla fine, dopo mille sforzi e mille esercizi, il discorso che ne deriva è qualcosa di meraviglioso: non poteva esserci conclusione migliore.

TO BE CONTINUED…

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26 risposte a "Il Discorso Del Re – parte I [Tom Hooper]"

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    1. Ihihih!
      Sarebbe stato troppo lungo per un solo intervento, così ho deciso di dividere in due parti.
      Poi volevo tanto inserire la frase “To be continued” 😀
      Spero che leggere dell’interpretazione di Colin Firth e Geoffrey Rush sarà per te più piacevole!

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  1. Ancora una splendida recensione, complimenti, tocca i punti forti della pellicola. Condivido l’importanza di una fotografia narrativa che si sofferma sui volti degli attori offrendo qualcosa che va oltre le sensazione. E cosi’ una storia semplice diventa un capolavoro… senza che la trama si complichi necessariamente, i dialoghi costruiscono il resto!

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