Storie che toccano la profondità…

La sua voce era lenta. profonda, talvolta strozzata.
La donna parlava in maniera cadenzata, con un leggero accento alla francese.
Proviene dalla Costa D’Avorio, dove il francese è la lingua ufficiale.
Proviene dalla Costa D’Avorio, un paese in cui prima viveva felicemente, quotidianamente, come ogni essere umano. Finchè la situazione era cambiata radicalmente e, per forza di cose, era stata costretta a fuggire.
La guerra. La guerra civile. La guerra che l’Africa vive praticamente da sempre.
Sei lettere che compongono una parola, divenuta ormai così comune quasi da perdere, nell’immaginario collettivo, l’orrore che in realtà nasconde. Distruzione, atrocità,  morte.
Anche adesso. In questo momento, Mentre il mio dito sta premendo in successione i tasti di questa tastiera, da qualche parte nel mondo, senza che nessuno lo sappia, senza che nessuno se ne preoccupi, qualcuno sta urlando di dolore, piangendo di disperazione, morendo senza una ragione.
Si fa presto a dire guerra. Si fa presto ad apprendere al telegiornale che Israele e Palestina sono in guerra da moltissimi anni. Ma cosa significa la guerra?
E’ un concetto di cui ovviamente comprendiamo la gravità, che ci induce a riflettere, che ci fa intristire, ma di cui presto ci dimentichiamo. Forse perchè non ci tocca da vicino, perchè avviene da qualche parte nel mondo, ma comunque lontano da noi. Forse perchè non riusciamo in alcun modo a comprendere cosa essa comporta e non possiamo farci niente.
Abiba, il volto illuminato da un debole raggio di sole, parlava e raccontava, trattenendo a stento i singhiozzi. Trenta persone davanti a lei la ascoltavano attentamente. Una di queste, seduta in fondo alla classe con le gambe incrociate, la seguiva con sguardo rapito e con qualche piccola lacrima che le solcava il volto.
Ascoltava e meditava. Meditava ed ascoltava. Rifletteva sul senso della vita, sul valore che essa possiede e che difficilemente riusciamo a comprendere, su come essa possa esserti strappata improvvisamente, senza alcun preavviso, su come molte di queste stavano spegnendosi proprio nel momento in cui lei rivolgeva loro un pensiero.
Ed intanto la ragazza era lì: seduta in ascolto, impotente.
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2 commenti

  1. Emanuela

     /  28 aprile 2009

    Penso sia impossibile dedurre il significato di guerra se non ci finiamo dentro… perchè le guerre non si vivono, ci si finisce dentro per contro di due o tre persone che non sanno risolvere alcuni problemi, e non si sa perchè, hanno la facoltà ed il potere di cambiare, per futili motivi, la vita di milioni e milioni di persone. E tutto ci passa davanti sullo schermo della TV, come ci passano davanti i cartoni animati e il grande fratello, così vediamo le guerre… per ora possiamo solo restare a casa, pregare per quelli che sono in TV che tutto vada meglio e sperare che anche noi non finiamo in mezzo ad una guerra… e intanto meditare un po’ su come poter cambiare il mondo…

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  2. Scrutatrice

     /  28 aprile 2009

    Hai proprio ragione…La guerra si riduce ad una serie di banali immagini che ci vengono propinate in TV e dalle quali siamo così lontani…

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