Personal training

Con queste temperature over 25°, settembre sta prendendo il posto di agosto. E l’estate, che si è detto quest’anno non essere mai arrivata, probabilmente si sta spostando di qualche mese. Il clima sta cambiando gente, il clima sta impazzendo,  così come impazziscono il mondo e la sua gente, in un degrado morale e psichico che risponde solo alle leggi della follia.
Ma non è questa la sede in cui discutere di antropologia culturale ed in effetti il post voleva trattare un argomento moooolto più leggero. Dunque, ricominciamo…

Con queste temperature over 25°, settembre sta prendendo il posto di agosto. E l’estate, che si è detto quest’anno non essere mai arrivata, probabilmente si sta spostando di qualche mese.
Alcune mattinate di questa estate settembrina le ho volute dedicare al mio corpo, che ho trovato alquanto appesantito dopo lo scarso movimento delle ferie.
Approfittando della piscina condominiale ancora in funzione, scendo all’orario di apertura e mi faccio qualche vasca. Per la precisione: due stile, due rana e due in apnea. Il dorso lo evito perché, non essendo quella del condominio una piscina olimpionica o semi-olimpionica, non ci sono segnali che indicano l’avvicinarsi del bordo vasca; indi mi troverei ogni due minuti a voltare la testa (facendomi naturalmente entrare l’acqua nelle orecchie, cosa fastidiosissima!) per controllare quanto manchi alla fine della piscina. In quanto al delfino (o farfalla, visto che mi pare siano la stessa cosa…), non ho mai imparato ad eseguirlo.
Dopo essermi goduta un po’ il sole ed essermi asciugata il costume alla bell’e meglio, risalgo a casa ed utilizzo il tappetino da palestra per diverse serie di addominali: 30,30 e 30. E ancora 30,30 e 30. Poi 10 sforbiciate, 10 dorsali, 10 flessioni.
Un bicchiere d’acqua per rinfrescarmi e via, di nuovo fuori casa per correre un po’ sul mio consueto percorso, che ho stimato essere circa 3 chilometri. Mi piace il percorso che mi sono scelta, è vario, discretamente lungo e parte proprio da sotto casa. Corro un po’ dappertutto: sui marciapiedi, sull’asfalto, sulle strade sterrate. Incontro curve, pendii più o meno dolci, tratti pianeggianti. Passo tra i bambini, tra le biciclette, tra i cani a spasso e gli anziani seduti in panchina; quando corro sul marciapiede ed abbandono il parco costeggio invece la corsia dedicata ad autobus, macchine e moto. Gli ultimi 100 metri li dedico ad uno scatto, il più veloce possibile, che mi porta fino al cancello, mettendo fine ai 20 minuti circa di corsa. Prima di risalire mi trattengo qualche minuto nel cortile per fare stretching e sciogliere i muscoli; poi mi dirigo verso casa evitando rigorosamente l’ascensore e preferendo le scale, dove faccio ancora qualche esercizio, come la corsa veloce, lo skip e i saltelli.
Quando rientro è quasi l’ora di pranzo, ma mi sorprendo a non avere né una gran fame, né una gran sete. Solo una voglia matta di buttarmi sotto la doccia (e picchiare mio fratello che mi ha fatto aspettare 10 minuti al portone senza che riuscissi ad entrare, in quanto lui, con le cuffie alle orecchie ed impegnato ad ammazzare qualche nemico virtuale in uno dei suoi maledetti giochi di ruolo, non sente il citofono che squilla ripetutamente!).

Spero di riproporre questi esercizi anche durante l’inverno, pur dovendo rinunciare alla piscina che, nonostante le temperature ancora molto calde, ha deciso di andare in letargo da metà settembre.

Libri in metro #24

Questo post di LM non ha bisogno di introduzione, giacché la prevede lui stesso.

È una di quelle giornate romane in cui il sole spunta fuori all’improvviso dopo un intera mattinata di pioggia. I vagoni cupi (Continua a leggere…)

Diario di viaggio: Svizzera tedesca

Segue da: Diario di viaggio: Milano e Canton Ticino

1 settembre, lunedì.

Lasciamo a malincuore il soleggiato clima di Lugano per dirigerci verso nord, dove si annunciano piogge e dieci gradi di meno. In realtà arrivati a LucernaDSC 341 siamo più fortunati del previsto. Il cielo non è certo limpido, ma quantomeno ha un colore che si avvicina molto all’azzurro. Questo fino all’ora di pranzo, quando nuvoloni grigi e minacciosi avanzano sopra i tetti della città.
Come la maggior parte delle cittadine svizzere, Lucerna (Luzern) si affaccia su un lago, lago che diventa fiume una volta che si addentra nella città, scorrendo sotto svariati ponti, uno più bello dell’altro. I più particolari sono però due ponti di legno che emanano un odore intenso ed avvolgente, tipico di questo materiale da costruzione. Pare che siano stati distrutti da un incendio e poi ricostruiti esattamente come erano prima.
Attraversati i ponti si entra nella parte più suggestiva della città. Ogni via ha un fascino tutto da scoprire e trasmette un senso di ampiezza, serenità, respiro. Oltre all’ordine e alla pulizia delle strade, non si può far a meno di camminare con lo sguardo verso l’alto: le facciate dei palazzi sono uno spettacolo, ognuna diversa dalle altre, intervallate da torri e campanili che appartengono talvolta a chiese, fortezze, o al municipio (Rathaus). Dopo una camminata per il centro e le sue piazzette, ci fermiamo sul lungolago per consumare uno spuntino acquistato da Bachmann.DSC 350
Una parentesi sulle Bäckerei. Io adoro questi “fornai” svizzeri e tedeschi. Sono un po’ come le nostre panetterie ma dieci volte superiori. Vendono pane di ogni sorta (integrale, bianco, nero, ai cereali, ai semi di zucca, alle olive, alle noci, alla pancetta, al lardo, al sesamo…) , brezel dolci e salati, ripieni o guarniti con formaggio, rustici, torte salate e tutta una serie di leccornie realizzate con una pasta sfoglia divina, che si scioglie in bocca.
Terminato lo spuntino e ricaricati di calorie, intraprendiamo la salita verso le mura della città, dalle quali – chevvelodicoaffare – la vista sui tetti di Lucerna è spettacolare ed il lago sembra non avere confini.
Prima di riprendere la macchina in zona Kesselturm, dietro al Luzerner Theater, passeggiamo ancora qualche minuto per i viali ariosi della città che tanto mi sono piaciuti ed assaporiamo quel buonissimo odore che capiamo essere di pane e di forno (con tanto burro, eh sì!) che si respira nell’aria.
Arriviamo a Zurigo dopo circa un’oretta. Qui ci attende il fratello del mio ragazzo che ci ospiterà per i prossimi tre giorni.

2 settembre, martedì.

Oggi è il giorno dedicato alle cascate del Reno: der Rheinfall. Il sito turistico è localizzato poco più a nord di Zurigo, presso la cittadina di Sciaffusa (Schaffhausen), vicinissima al confine con la Germania. Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi appena scendiamo è qualcosa di indescrivibile, DSC 399impossibile da raccontare se non lo provi. Okay, non sono le cascate del Niagara, ma vi assicuro che qui l’acqua fa paura ugualmente. Il fiume esegue un unico e poderoso salto, sprigionando tutta la forza che ha in sé e facendosi sentire anche a svariati metri di distanza. Ci sono diversi punti panoramici (piazzole, balconcini, camminamenti) che consentono di ammirare le cascate da vicino, così come è possibile acquistare un giro in barca per arrivare proprio sotto il salto e quasi penetrare le cascate con le dita. Altra alternativa ancora è quella di scendere con un ascensore panoramico fino ad una balconata a picco sulle cascate per avvertire l’acqua nebulizzata che bagna i capelli ed i vestiti. Noi ci siamo accontentati di una lunga passeggiata intorno alle cascate, passando prima alla sinistra del salto, superando poi un ponte ferroviario attrezzato anche per il transito dei pedoni, arrivando alla fortezza che domina il Reno e riscendendo sulla destra, attraverso un bosco profumatissimo e costeggiando il fiume che, dopo la cascate, scorre più mansueto.
E’ quasi ora di pranzo quando decidiamo di salutare questo posto magnifico e DSC 434farci un giro nella vicina Sciaffusa, città di stampo medioevale che si rivela deliziosa. Pranziamo con Cervelat e Bratwurst insieme a due Brezel (al modico prezzo di 21 franchi!!!) e passeggiamo per il centro, facendo particolare attenzione alle fontane, sormontate da statue che ritraggono personaggi stravaganti, “erogatori” di acqua dai posti più impensati. Rifocillati e riposati, affrontiamo la salita verso Munot, una fortezza costituita in realtà da un unico bastione centrale, spoglia ed impenetrabile, ma dal fascino incredibile. Con una scala a chiocciola arriviamo fino alla sommità e ci godiamo il panorama, adocchiando il Reno ed i campanili. Scendiamo attraversando un parco e ci ritroviamo davanti alla Münsterkirche. Breve pausa fotografica e poi dritti verso la macchina lasciata nei pressi della stazione.

3 settembre, mercoledì

In mattinata sbrighiamo alcune commissioni a Jestetten in Germania ed intorno all’ora di pranzo (questa volta pranziamo all’ora locale, tra le 12 e le 12.30) ci rechiamo a Baden, una località termale a 25 km circa da Zurigo. La struttura e l’architettura ricordano molto le cittadine già viste, ma non ci stanchiamo mai di ammirare gli edifici che ci circondano. DSC 455Come a Lucerna, anche qui troviamo un ponte legno con il quale attraversiamo il fiume Limmat (lo stesso che scorre a Zurigo) e dove respiriamo il forte odore di legno bagnato. La parte più particolare della cittadina si trova al di sotto di un ponte dove è stato realizzato un parco di bambini con giochi e divertimenti inusuali: niente altalene, dondoli o scivoli. Lo scivolo c’è ma è lungo 10 metri; ci sono poi arrampicate, trincee, tappeti elastici, ponti di corda sospesi in aria, una trivella per giocare con l’acqua ed un trattorino meccanico per divertirsi con la sabbia.
Nel pomeriggio andiamo invece a fare due passi per Zurigo, città che avevo già visitato in precedenza ma che onestamente non ricordavo bene. Posteggiamo vicino l’Hauptbahnof ed entriamo in città percorrendo laDSC 487 Niederdorfstraβe, viuzza piena di locali etnici e ristoranti. Passiamo a camminare poi lungo la Limmat e da lì fotografiamo la cattedrale di Zurigo, riconoscibile per le sue “torri gemelle”; proseguiamo il tour fino al lago, dove non ero mai arrivata. Qui si apre un altro spettacolo ai miei occhi. Il lago di Zurigo è uno dei più grandi della Svizzera ed appare infatti sconfinato. E’ proprio osservando il lago che inizio a realizzare la grandezza della città della quale non mi ero mai resa conto. Sicuramente è da tornarci, visto che mi manca ancora un bel pezzo.
Per concludere la giornata e l’intera vacanza, ceniamo in un locale tipico svizzero, realizzato all’interno di una vecchia armeria e alle cui pareti vediamo affissa la balestra di Guglielmo Tell (il tipo della mela, per intenderci). Nella Zeughauskeller mangiamo il pane tipico, il Brötli, il contorno tipico fatto con patate arrostite in padella insieme al burro, il Rösti, ancora Cervelat e stinco di maiale.

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Il nostro viaggio termina qui, dopo più di mille chilometri percorsi e dopo aver visitato località bellissime. La Svizzera è una nazione da vedere, da assaporare, da farsi entrare nel cuore e nell’animo. E’ così vicina all’Italia eppure così diversa. Sarà che sono un po’ svizzera inside, ma credetemi: ne vale veramente la pena.

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Libri in metro #23

Durante l’estate sono stata poco attiva e presente su LM, causa vacanze e minore frequentazione dei mezzi pubblici (e di questo non mi posso lamentare!). Ora che ho ripreso a scendere e salire sui bus, vidimare biglietti e controllare i tragitti, è ricominciata anche la mia attività di bookwatcher, come ci definiamo sul blog.
Questa la prima “preda” della nuova stagione…

 

IL CODICE DI NEWTON [ROMA]

Una signora dai capelli corti sale sulla metro B e si posiziona accanto ad uno sostegni rossi, mantenendo l’equilibrio in piedi. Appena… (Continua a leggere)

Bookselfie on Libri in Metro

Ecco come vorrei che uno spettatore metropolitano mi descrivesse se dovesse incrociarmi su un qualche vagone ferroviario…

Bookselfie: Veronica Guerrini [Roma]

Il ronzio del traffico è veramente intollerabile. Quando l’autista apre le portiere del tram, quel rumore così fastidioso si incanala tra i sedili dello stretto vagone e si insinua nella testa della ragazza, la quale… (Continua a leggere)

Diario di viaggio: Milano e Canton Ticino

26 agosto, martedì.
La mattina della partenza “parte” in ritardo… Ma appena carichiamo a Conca d’Oro le due passeggere che abbiamo contattato su Blablacar il viaggio fila liscio sino a Bologna. Qui altra sosta alla stazione centrale per scaricare le ragazze e caricare un ragazzo fino a DSC 058Milano, nostra prima tappa.
Dopo esserci sistemati in albergo, approfittiamo delle ultime ore del pomeriggio per fare una breve ricognizione del centro, dove vediamo il Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele e passeggiamo per corso Matteotti e Via Montenapoleone. A cena scegliamo un locale in zona Porta Romana e dopo il pasto ci concediamo una passeggiata sui navigli, onestamente meno pittoreschi di quanto mi aspettassi.

27 agosto, mercoledì.
Oggi è il grande giorno, il giorno dell’incontro! Tra le motivazioni che ci hanno spinti a fare sosta a Milano per una notte non è da dimenticare quella legata alla conoscenza di una blogger che sento molto vicina, viste le numeroseDSC 050 email che ci siamo scambiate nel corso del tempo. Si tratta di Lely, la blogger glitterosa di Pensieri e Perline, uno spazio che consiglio a tutti di visitare per trovare idee originali da riproporre o comunque per rimanere entusiasti di fronte alla meraviglia di certi lavori artigianali. Io ne ho addirittura ricevuti tre, il che mi ha reso felicissima e onorata, ma quello che più mi ha fatto piacere è stato trascorrere una gradevolissima mattinata in compagnia di Lely che ci ha accompagnati in giro per Milano. Il tour non poteva iniziare senza una sostanziosa colazione da Arnold, lo Starbucks in stile milanese, dove assaggiamo una torta oreo strepitosa (oltreché calorica, ma dettagli!). Dopodiché arriviamo fino al Castello Sforzesco sotto un sole caldo che quasi ci cuoce e, ripassando per piazza Duomo, proseguiamo verso l’Università di Lettere sita in un edificio bellissimo e da lì verso Piazza San Babila per soddisfare una curiosità “modaiola” del mio ragazzo. Dopo una veloce pausa pranzo torniamo in albergo a recuperare i bagagli e montiamo in macchina direzione Lugano.
La giornata è splendida, il cielo è limpido ed il passaggio dall’Italia alla DSC 070Svizzera offre ai nostri occhi uno spettacolo incredibile. Il lago di Lugano si mostra in tutta la sua brillantezza e Campione, enclave italiana circondata da territorio svizzero, svetta con il suo Casinó sulle pendici di una delle montagne che arrivano fino a riva.
Una breve sosta all’appartamento che ci ospiterà per i prossimo cinque giorni e via verso il centro di Lugano, che si snoda tra quattro piazza principali: piazza della Riforma, piazza Dante, piazza San Rocco e piazza Cioccaro. La cittadina è deliziosa, raccolta e pulita; per di più, provenendo dai quartieri limitrofi al centro, si ha l’impressione di scendere verso le rive eleganti di Montecarlo. Il lungolago è il pezzo forte: così signorile e curato, ma al tempo stesso rilassante e perfettamente a misura d’uomo.

28 agosto, giovedì.

Ci dedichiamo ad una visita più approfondita della cittadina e ci perdiamo tra i suoi vicoli, le sue vie, i porticati che arrivano direttamente sul lago. DSC 088Pranziamo a casa e subito dopo usciamo di nuovo, per godere della località fino a sera, quando decidiamo di andare a mangiare nel ristorante tipico ticinese: il grotto. La cucina è locale e l’ambientazione caratteristica. Ordiniamo un antipasto misto di salumi e formaggi ticinesi ed un vassoio notevole di patate, puntine di maiale, luganica e polenta. Beviamo dell’ottima birra e del vino in “tazza” secondo l’usanza tipica del luogo. DSC 112Torniamo in centro per assistere ad una manifestazione molto affascinante, il Blues to Bop: una serie di concerti blues nelle quattro piazze di Lugano, in una cornice di bancarelle, stand che distribuiscono bevande e locali aperti fino a tardi. Ogni piazza suona una musica diversa, l’atmosfera è gioiosa, la gente partecipa, è vivace. Il gelato è caro (più di €5 per una coppetta media con tre gusti!), ma la serata nel complesso è fantastica. Questa città ci piace sempre di più.

29 agosto, venerdì.

Dobbiamo sbrigare alcune pratiche alla dogana di Chiasso, DSC 127città di confine tra Svizzera ed Italia, e subito dopo ci dirigiamo a Bellinzona, la capo-città del canton Ticino. Rispetto a Lugano manca qui il fascino del lago, ma la bellezza della città si apprezza appieno guardando in alto, dove tre castelli medioevali sono arroccati sulle montagne circostanti. Il nostro tour inizia da piazza del Sole, dove già si mostrano le imponenti mura del CastelGrande. Proseguiamo poi su corso Indipendenza e fotografiamo l’omonima piazza che con i suoi portici ha un aspetto tipicamente medioevale. Ci arrampichiamo sulle mura e contempliamo la bellezza di un posto così solitario eppure così dominante sullavalle sottostante. Inoltre i prati verdi e gli spazi immensi che sfidano l’ampiezza dello sguardo ci lasciano senza fiato. Riprendiamo la direzione di casa solo nel tardo pomeriggio, con gli occhi sempre rivolti in alto per cogliere la magnificenza di ciò che ci circonda.

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30 agosto, sabato.

Abbastanza provati dai chilometri percorsi e sazi dei meravigliosi passaggi DSC 234che abbiamo ammirato, decidiamo di riposare gambe ed occhi. In mattinata arriviamo fino al Monte Brè, dal quale si gode uno splendido panorama sul lago di Lugano, e scendiamo poi verso Campione d’Italia, dove possiamo finalmente accendere internet e chiamare casa senza i costi del traffico estero! Nel pomeriggio ci rilassiamo in piscina dove, nonostante l’acqua freddina, ci tuffiamo coraggiosi. In serata ci aspetta una cena in un locale che rientra nel RomaClub di Lugano… Ahimè, c’è la prima di campionato ed il mio uomo freme già nel pre-partita!

31 agosto, domenica

Oggi è l’unico giorno in cui il tempo non è granché: il cielo è plumbeo e non promette nulla di buono. Ciononostante ci imbarchiamo in direzione DSC 267Vallemaggia, poco più a nord di Locarno, la cittadina ticinese che si affaccia sul Lago Maggiore. Cosa c’è da vedere in Vallemaggia? Beh, ovviamente il fiume Maggia! Questo corso d’acqua dal colore smeraldo scorre attraverso scenari rocciosi che tolgono il fiato, come fossero dei canyon di roccia bianchissima. Da Ponte Brolla intravediamo persino delle spiagge dove i turisti prendono il sole in costume da bagno (da sottolineare il nostro abbigliamento costituito da pantaloni lunghi, scarpe chiuse, maglietta, giacchetto e giubbottino… In certi casi anche un foulard!). Terminata l’escursione naturalistica tra gli speroni rocciosi della Valle, posteggiamo la macchina in pieno centro a Locarno, dove si stanno svolgendo i Rombo Days. Harley Davidson ovunque, biker e automobilisti stravaganti popolano la città. DSC 296La piazza principale è invasa dalle bancarelle e dal palcoscenico, il lungolago è invece più tranquillo, zona di passeggio e di relax sulle caratteristiche panchine color rosso acceso. Ma Locarno non è finita qui: c’è anche una Città Vecchia, fatta di vicoli, stradine in pietra, una fortezza ed i resti di un antico porto di epoca medioevale, quando il lago arrivava a bagnare le pendici del castello.
L’ultima tappa prima del rientro è Ascona, la località più turistica e balneare del Lago Maggiore. Qui non sembra più di stare in Ticino, tanti sono i turisti e le lingue straniere dalle quali ti senti circondare.

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Il giorno che segna la fine del mese di agosto ci porta anche a salutare la terra ticinese che tanto abbiamo amato. Il viaggio però non termina qui: dobbiamo proseguire ancora verso nord… e oltre!
Nelle prossime puntate la seconda parte del Diario di Viaggio!

Viaggio di ritorno in un’unica andata.

Eccoci qua. Siamo arrivati a casa dopo un viaggio lungo, estenuante, durato quasi mezza giornata.
Partiti di mattina alle 9.00 dalla Hauptbahnof di Zurigo, abbiamo parcheggiato la macchina sotto casa, scaricato i bagagli e consegnato alla famiglia i presenti acquistati in viaggio solo alle 8.00 di sera.
E non è mancata una deliziosa cenetta e la calorosa accoglienza da parte di chi ci è mancato per questi 10 giorni.
Ci han fatto trovare il pesce, cosa che sapevano ci avrebbe reso felici visto che ci siamo nutriti essenzialmente di carni e/o formaggi per tutto il tempo.
La mamma ha presentato a fine pasto uno dei miei dolci preferiti, la famosa sbrisolona con ricotta e cioccolato che ho elogiato in un post passato e che non smetterò mai di lodare.

Siamo andati a letto stanchi, esausti, spossati.
Io personalmente mi sono coricata anche mezza dolorante, con le ossa e le gambe che mi facevano male, la schiena a pezzi, il collo che gridava vendetta in una sola direzione e la gola che mi bruciava fino alle orecchie. Una bella dormita ed un’aspirina hanno in parte migliorato la situazione.
Ma certo, tutto questo è normale, non c’è da stupirsi.
Abbiamo visitato tante regioni, visto posti bellissimi e diversissimi, percorso migliaia di chilometri in macchina e a piedi, scattato più di 500 fotografie e sperimentato sempre temperature differenti.
I miei occhi si sono riempiti della vista di panorami mozzafiato, luoghi che mai avrei potuto immaginare e che mi sono veramente rimasti dentro.

Ma il privilegio di godere del panorama più bello di tutti è sempre riservato al mio cuore.
Se viaggiare può sfinire le gambe e saziare gli occhi, il mio cuore non potrà mai essere colmato dal sentimento che mi scoppia nell’anima. E’ come un favoloso giro del mondo, un viaggio che attraversa paesaggi da sogno, panorami che non perdono mai il loro fascino e la loro magia ed ogni volta che vengono ammirati regalano sempre emozioni fortissime.

E’ un viaggio intenso, un viaggio impegnativo. Del resto il mio cuore è un viaggiatore instancabile.
E’ un viaggio intrepido, pieno di rischi ma anche di sorprese. Un viaggio difficile, a tratti pericoloso, ma allo stesso tempo ricco di momenti indimenticabili.
E’ un viaggio per il quale bisogna essere preparati, anche se spesso può coglierti alla sprovvista e trascinarti d’impeto con lui.
E’ un viaggio che non necessita valigie, perché il solo bagaglio possibile è quello trasportato dal cuore e carico d’amore. Quello che serve è giusto un biglietto, solo andata, niente ritorno, classe ignota, tanto non è ciò che conta.
Ma non occorre avere timore. E’ senz’altro  il viaggio più bello per il quale si possa mai partire.

R. Doisneau – Bacio davanti all’Hotel de Ville

P.S. A breve il Diario di questo Viaggio…

Verso nord e… oltre!

Tra un paio di giorni si parte.
Fino a Milano avremo la macchina carica di bagagli e piena di passeggeri, tra una mia amica da accompagnare nel capoluogo lombardo (occasione per la quale abbiamo deciso di trascorrere una notte lì) ed alcune persone che hanno accettato la nostra offerta di passaggio su Blablacar.

Poi si arriva a Lugano, dove si alloggia per cinque giorni, e ci si rimette in viaggio in direzione Zurigo. Tra le due cittadine spero di poter far tappa a Lucerna, così come mi auguro di ammirare le famose Cascate del Reno (in tedesco Rheinfall) una volta essere arrivati a Zurigo.

Come sempre, cercherò di mantenere fede all’impegno di redigere il Diario di Viaggio al termine dell’avventura.

A presto gente!

 

Ogni cosa è illuminata.

Prima la disperazione, il crollo, l’ostinazione di non voler lottare unita all’errata consapevolezza di non esserne in grado.
Poi la rassegnazione forzata, l’accettazione di qualcosa che non si poteva cambiare ma si doveva tenere così com’era, seguita dalla noia, l’indifferenza, l’apatia e l’indolenza.
E poi ancora l’angoscia, l’ansia, la tensione, il nervosismo, l’intolleranza, l’insofferenza.
E alla fine non c’è che delusione, amarezza, dispiacere, non rimane che una pesantezza dell’anima ed un boccone disgustoso da dover digerire.

Fino a qualche ora fa desideravo solo sbarrarmi dentro una stanza completamente al buio e chiudere gli occhi per fare in modo che fosse ancora più buio.
Ma gli occhi fortunatamente li ho aperti e tutti i miei sensi si sono risvegliati.
Ogni cosa mi è parsa diversa, come se brillasse di una nuova luce.
Incredibile come il calore di una casa – colpita in pieno dai raggi del sole –  possa risollevare un morale schiacciato sotto la suola delle scarpe.
La cucina non mi è mai sembrata così luminosa; chissà, magari i miei hanno comprato dei nuovi pensili mentre ero via, o li hanno lucidati, verniciati…
Il bagno profumava di un pulito che non avvertivo da settimane, un aroma di fiori, rose mi è parso, come se fosse sbocciata la primavera all’interno di quelle pareti…
La mia stanza: così come l’avevo lasciata e come l’avevo quasi dimenticata. Niente fuori posto, tutto in ordine. Ed il piccolo calendario in legno sulla mia scrivania, quello sormontato da un gufetto e costituito da cubi da ruotare ogni giorno per formare la data corretta, segnava proprio il giorno del mio ritorno.

 

Libri in metro #22

E dopo una lunga pausa, segno che – fortunatamente, ragazzi! – il mio viaggiare sui mezzi pubblici è diminuito con l’arrivo dell’estate e la fine del semestre accademico, si torna a scrivere su Libri In Metro. La nostra lettrice di agosto è…

Sulla metro B diretta a Laurentina salgono a Termini i soliti numerosi passeggeri. Quando però si è seduti al proprio posto e per di più immersi nella lettura c’è il rischio… [Continua a leggere]

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