Libri in metro #32

Ultimamente sto notando il numero spropositato di persone che in metro giocherella con lo smartphone. Cosa fanno? Giocano, chattano, passano il tempo su Facebook. Io ho un iPhone ma non hai mai giocato in vita mia, mi sembra una perdita incredibile di tempo. Eppure qualche applicazione di svago ce l’ho anche io… Sarà che mi piace usare il telefono come un taccuino elettronico e scarico la batteria quasi solo per questo scopo. Ma come annotare i dettagli di quei pendolari vecchio stampo (intendo quelli che preferiscono la carta stampata agli smartphone) senza buttare giù qualche riga?

Illusioni d’amore [ROMA]

È alquanto comico osservare una lettrice circondata da smartphonisti: mentre questi ultimi (Continua a leggere…)

Il sale della terra [ J. R. Salgado e W. Wenders]

Questo blog è diventato monotematico: si parla di lettori, di metropolitane e di cucina. È ora di tornare per un attimo al vecchio stile…

Lo scarso numero di post relativi al cinema non è dovuto ad un calo della mia passione al riguardo, bensì ad una concreta mancanza di occasioni per vedere film di qualità e che vale la pena recensire.
Il sale della terra finalmente è uno di questi. Si tratta di un film documentario che ripercorre la vita e la carriera lavorativa del fotografo brasiliano Sebastião Selgado, artista che purtroppo non conoscevo e dalle cui opere sono rimasta abbagliata, poiché non ho mai visto immagini dotate di una così decisa forza comunicativa incarnata semplicemente da uno sguardo. La costruzione delle inquadrature nel complesso, la scelta dei soggetti, l’umanità che si legge nelle sue fotografie… Sono tutti aspetti che mi hanno lasciato senza parole. In ogni progetto intrapreso con la moglie, sua grande sostenitrice fin dalla gioventù, Salgado adotta una lente di ingrandimento differente per osservare il mondo, ma non si discosta mai dal suo interesse principale: l’uomo. L’essere che tanto attrae la sua attenzione si rivela presto qualcosa che Salgado non si aspetta, si mostra al suo obiettivo sotto un’altra luce, macabra ed agghiacciante. Salgado vuole rendere pubblici attraverso le sue immagini i massacri, i genocidi, le stragi di cui si macchia l’uomo in certi Paesi del mondo, i quali sono trattati da quest’ultimo con un’indifferenza tale da venire relegati alla periferia delle notizie. Solo le testimonianze dirette possono portare alla luce ciò che è sepolto sotto strati e strati di ignoranza. Per citare un esempio, in Ruanda Salgado segue le popolazioni in esodo verso altre regioni ed assiste alla repressione di migliaia di uomini, donne, bambini e anziani, abbandonati ai lati della strada come fossero carcasse vecchie, lungo un percorso lungo chilometri e chilometri. Mentre questo accade in una tale regione del continente africano, i brasiliani connazionali dello stesso Salgado lottano contro la dittatura militare che governa il Paese e mette a tacere nel sangue ogni dissenso. Dopo il viaggio in Africa, la voce narrante di Salgado racconta di essersi ammalata. D’altronde non era così difficile se si trascorrevano anni in mezzo a gente infetta da colera, malaria e malattie simile. Il punto è che Salgado ammette di essersi ammalato non nel CORPO, ma nell’ANIMO. Quello che i suoi occhi hanno visto, il suo cuore l’ha sentito nel profondo: come un proiettile che ti spezza il respiro. L’essere umano è un mostro, una belva, un forziere di morte, sofferenza e dolore. Ad un certo punto la voce dice che in alcune zone del mondo la morte non fa più paura: è considerata semplicemente la continuazione della vita, l’anello finale di una catena che si chiude a dovere. Ho interpretato l’ultimo progetto di Salgado, che il film presenta appunto nella conclusione, come una sorta di riscatto per i mali precedenti, come una cura per guarire da quel cancro dell’anima nato di fronte ai corpi pelle ed ossa fatti in frantumi, spezzati come bastoncini sottili. “Genesi” è il titolo del percorso ed è la prima volta in cui Salgado si misura con fotografie paesaggistiche e naturalistiche, essendo sempre stato un artista impegnato, sociale. Se il suo più grande interesse è l’uomo, allora perché rivolgersi alla fine della propria carriera alla natura? Un po’ perché portato dalla voglia di risollevare le sorti della fattoria/tenuta paterna, un po’ perché di fronte alla visione di ciò di cui l’uomo è bestialmente capace, la natura non può che essere un antidoto. Se l’uomo è un veleno che procura morte, la natura è una mano generosa che dona vita e che regna incontaminata, come la sola potenza cui ubbidire. E la natura non si ribella se la si asseconda e non la si piega ai propri bisogni. La natura sa essere maligna ma non ha esperienza di odio, avarizia, orgoglio, gelosia. La purezza che Salgado vede nelle vite stroncate dalle guerre è la stessa che ritrova in uccelli, elefanti, pinguini e tartarughe, con la differenza che nessuno di loro sa cosa vuol dire il Male. Forse neanche noi potremo definirlo con certezza, ma questa pellicola ci aiuta a farci un’idea.
Il film partiva già con un duplice vantaggio nei miei confronti: amante del cinema ed appassionata di fotografia, sapevo già che avrei dovuto aspettarmi un compromesso interessante e mi chiedevo solo con curiosità in che modo venisse declinato. E non sono rimasta delusa, anzi. Non sono proprio “rimasta” in nessun senso. Perché l’effetto che la pellicola ha suscitato nel mio animo è stato tutt’altro. Mi avevano detto, a proposito del film, che ti lasciava qualcosa dentro, una sensazione di amarezza mista a serenità, che sarebbe stata difficile da estirpare. Ma non immaginavo tanto. È stato come sentirsi rinascere, scoprire il mondo per come in effetti è, aprire gli occhi su una realtà di cui tutti siamo purtroppo all’oscuro e che sembra quasi non esistere, quasi non far parte della Vita. Sicuramente non si rimane nè delusi, nè entusiasti e nè indifferenti a quelle immagini che scorrono sullo schermo. Non si rimane e basta. Si cambia.

Libri in metro #31

Qualche volta attendere la metro B1 ha i suoi vantaggi: se è appena passata la linea B, la metro Conca d’Oro sarà presumibilmente più agibile. Inoltre, se l’altro giorno non avessi atteso la metro B1, non avrei mai preso di mira la lettrice di oggi…

Le idi di marzo [ROMA]

La temperatura esterna è piuttosto rigida e i passeggeri entrano nel vagone (Continua a leggere…)

Riflessioni che corrono silenziose lungo i binari della metropolitana.

Vi ricordate Monica? La tipa il cui destino disgraziato l’aveva portata a chiedere l’elemosina in metropolitana, non disponendo di più nulla al mondo.
Bene. L’ho incontrata di nuovo, ma questa volta non di domenica.
Era un giovedì mattina presto, un orario in cui normalmente non esco mai perché le lezioni le ho il pomeriggio. La metro aveva il vagone unico, cosa che  permetteva a Monica di muoversi su è giù e raccontare la sua storia a più persone. A un certo punto ho pensato che fosse anche scesa dalla metro – me lo sono augurato in realtà! – visto il tempo trascorso da quando mi è passata davanti a quando è tornata di fronte al mio sedile. Ho dunque sentito solo una parte del suo resoconto, ma non posso affermare con certezza che il resto fosse uguale a quello raccontato la prima volta. Secondo il lato più cinico di me stessa, Monica cambia ogni volta versione della storia e si inventa di tanto in tanto dettagli nuovi, magari più strappalacrime. Sempre dando retta al mio cinismo, continuo a pensare che esistano tremila altre alternative ad una vita da vagabonda e che, sebbene questo Paese non offra niente di buono ai suoi abitanti, prima di finire in certe condizioni si deve veramente aver provato di tutto. Potrei anche sbagliarmi, forse è così, ma questa volta la donna mi ha fatto molta meno compassione rispetto al primo incontro.

Tali circostanze mi hanno dato l’occasione di riflettere sulla ciclicità della vita e sul fatto di ritrovare certe persone sempre negli stessi posti, come se fosse possibile prevedere esattamente quando e come entrare nella vita di qualcuno, studiando i suoi movimenti, seguendo i suoi sguardi, accompagnando i suoi passi a destinazione. Tutto questo prima di iniziare una di quelle giornate senza fine e che si ripetono ciclicamente come stagioni ravvicinate, separate da soli sette giorni…
E non si interromperà mai il ciclo, come il giorno e la notte, il sole e la luna, sorgerò e tramonterò sempre, mi spegnerò solo quando anche la nostra stella lo farà, non mollerò mai la presa. Non smetterò di brillare.

Libri in metro #30

Dalle 7.45 alle 8.45 la metro di Conca d’Oro vive la sua ora di punta. In questo cospicuo numero di pendolari cresce allora notevolmente la probabilità di scovare qualche lettore; infatti, sul treno delle 7.50, si presenta ai miei occhi la più vasta delle scelte…

Non solo amore [ROMA]

In uno dei primi vagoni della metro B1, al capolinea di Conca d’Oro, siede una donna (Continua a leggere…)

Diario di viaggio: Montefalco e Bevagna

Ho già spiegato nel prologo a questo post come questo viaggio sia il frutto del regalo di compleanno al mio ragazzo, amante della buona cucina e soprattutto fan incallito di Giorgione, noto cuoco del Gambero Rosso.

Risparmiamoci i dettagli sulla prenotazione al ristorante (obbligatoria indipendentemente dal giorno) chiamato La Via Di Mezzo e situato poco fuori le mura del borgo umbro di Montefalco, e veniamo a questi due piacevoli giorni di evasione.
IMG_4481_2Arriviamo a Montefalco un po’ più tardi del previsto, ma comunque in tempo per il check in all’agriturismo, a 5 km dal centro, in località San Marco. Giusto il tempo per accendere i termosifoni (il monolocale che ci hanno assegnato è gelido!) e posare gli zaini e siamo già fuori. Sono quasi le 20, è ormai buio, sembra notte fonda e rimaniamo stupiti dalla volta celeste che sovrasta i nostri occhi, così limpida e così vicina: uno spettacolo che ci lascia sempre senza parole. Facciamo un giro nella deserta Montefalco, circondata da mura e consistente in una deliziosa salitella che termina in una altrettanto deliziosa piazzetta. Ci domandiamo se anche il ristorante di Giorgione sia vuoto come lo è la cittadina ed i locali che si affacciano sulle sue vie. La risposta ci arriva appena mettiamo piede nel ristorante. La sala nella quale ci fanno accomodare avrà un paio di tavoli liberi su otto, mentre l’ambiente adiacente è tutto pieno. I camerieri ci spiegano il funzionamento del menù: fisso con antipasti a buffet, due primi, due secondi, due contorni e dolci della casa. Dopo aver ordinato le bevande, ci facciamo un giro tra gli antipasti, ricchi di verdure, affettati e sopratutto taglieri di formaggi di varie provenienze. Nel frattempo ci chiediamo dove sia Giorgione, se sia impegnato ai fornelli, se esca ogni tanto a fare un giro tra i tavoli… Anche questa volta non dobbiamo attendere molto per ottenere la risposta. Dopo poco infatti scorgiamo una figura camminare a ciondoloni, con la pancia enorme, esattamente come appare in televisione – senza trucco senza inganno signori! – che saluta i commensali raccomandandosi di non mangiare troppo pane con gli antipasti (eh, predica bene ma evidentemente razzola male!).
IMG_4484_2A noi augura buon appetito e subito dopo arrivano i due primi: tagliatelle con gorgonzola e noci e cavatelli con sugo alla Giorgione (la giovane cameriera non ci dice molto di più, ma utilizza l’aggettivo “sfizioso” oltre a menzionare qualche ingrediente: pinoli, pistacchi…). Ottimi i primi, ma non riusciamo a finirli, ben sapendo che ci aspettano altre quattro portate. Rimaniamo (o almeno io) un po’ delusi sui secondi, rappresentati da pollo ruspante e agnello al forno, accompagnati da patate arrosto (ognuna delle quali di dimensioni spropositate!) ed insalata. A questo punto, cosa alquanto rara, Armando sta scoppiando, io mi sono tenuta uno spazietto per i dolci, i quali in effetti si rivelano superlativi: torta di limone, mandorle e ricotta; torta di pinoli e cioccolato; brownies.
Dopo la foto di rito, una chiacchierata con Giorgione, amichevole e disponibile, e i dovuti ringraziamenti, ci incamminiamo verso la macchina, per fortuna parcheggiata un po’ distante, cosa che ci permette di digerire il pasto sostanzioso appena consumato. Armando è felice come un bambino di fronte ad una caramella ed io sono altrettanto soddisfatta di aver azzeccato il regalo. In quanto alla cena… Come sempre il primo premio lo assegno ai dolci! ;)
IMG_4492_2Il giorno dopo apriamo gli occhi intorno alle otto, dopo una bella dormita cullata dal silenzio del luogo. Facciamo colazione nell’agriturismo e conosciamo i proprietari che il giorno prima non erano presenti.
La prima tappa del giorno è la cantina Antonelli, il cui Rosso di Montefalco Armando aveva apprezzato la sera prima. Ci carichiamo in macchina un cartone e, prima di ripartire per Roma, ci concediamo una visita veloce (mooolto veloce, visto che i 4 gradi ci fanno scappare!) a Bevagna, altro paesino che, come Montefalco, appartiene ai cento borghi più belli di Italia. La passeggiata è molto piacevole, ci porta anche a scoprire che Bevagna è stata il set della famosa fiction Don Matteo in onda su Rai Uno.
Mentre intraprendiamo la strada di casa, salutiamo la bella campagna umbra con i suoi borghetti in collina e ci ripromettiamo di visitarla a breve, giacché diversi paesini mancano ancora all’appello…

 

 

 

Libri in metro #The Readers Club #2

Mi domando se sia la sola a notare i due tipi che leggono e che sembrano provenire da quelle scene sdoppiate dei film, in cui si mostrano le vite parallele dei vari personaggi. Come se fosse uno specchio, un esercizio di simmetria su una pagina del quaderno divisa a metà, l’immagine dell’uomo e della donna intenti a leggere nello stesso momento e più o meno nello stesso modo cattura immediatamente la mia attenzione, tanto che dico addio ai buoni propositi di ripassare…

The Readers Club: Le luci nelle case degli altri/Siddartha

Seduti alle due estremità opposte della fila di posti su un vagone della metro B1 al capolinea di Conca d’Oro, un uomo e una donna (Continua a leggere…)

Diario di Viaggio: Montefalco e Bevagna [PROLOGO]

Questa storia inizia un po’ di tempo fa, all’incirca a metà di ottobre, quando le mie cellule grigie hanno iniziato a darsi un gran da fare per trovare qualcosa da regalare al mio ragazzo per il suo compleanno del mese dopo (sapete, no, che mi muovo con anticipo!). In realtà non c’è stato bisogno di pensare a lungo perché Armando (s)fortunatamente mi dà continuamente spunti sui regali che potrebbe piacergli o comunque essergli utili. Le idee dunque non mancavano, anzi, erano anche più del necessario ed il difficile stava proprio nel scegliere l’alternativa più adatta.
To cut the story short, in meno di due giorni avevo già le idee chiare. Oltre ad un regalo materiale, che in effetti era estremamente necessario, avrei optato per qualcosa di meno tangibile ma comunque assai apprezzato…
Dovete sapere (e forse qualcuno di voi lo avrà già capito) che Armando ama molto la buona cucina, sia questa più o meno ricercata. Pertanto uno dei suoi miti, oltre a Steve Jobs, è il mitico Giorgione, un omone enorme che assomiglia nettamente ad Hagrid, l’amico di Harry Potter, e che si diletta con i fornelli davanti alle telecamere del Gambero Rosso Channel nel suo programma Orto e Cucina. Ebbene, se avete presente la trasmissione di cui sopra conoscete sicuramente il personaggio e le sue peculiarità. A differenza di tutti i cuochi puliti, precisi e sofisticati che si è soliti vedere in televisione, Giorgio, che per la sua enorme stazza è stato soprannominato appunto Giorgione, è decisamente più rustico, “casereccio” ed è famoso per il modo in cui assaggia (leggasi “divora“) i piatti preparati durante la trasmissione, esprimendo il suo gradimento in maniera molto evidente, sonora e colorita, come fosse una specie di Santa Teresa in estasi.
Insomma, il famoso Giorgione gestisce insieme alla moglie un ristorante tra le colline di Montefalco, in Umbria, noto come La Via Di Mezzo, luogo nel quale Armando ha sempre espresso l’ardente desiderio di andare, anche solo per una gita giornaliera, per un pranzo o una cena, giacché la distanza da Roma è di appena due ore…
È qui che ha inizio il mio breve diario di viaggio.

P. S. Il diario di viaggio è ancora Work in Progress, in fase di stesura e di completamento con la scelta delle foto migliori. Ma se il prologo vi ha incuriositi, sarete disposti ad attendere un po’…

Libri in metro #29

Quale visione! Un ragazzo che deve aver avuto più o meno della mia età, tiene un libro tra le mani anziché uno smartphone! È assai raro di questi tempi, credetemi…

Spiriti [ROMA]
Dire che il ragazzo sale sul treno con foga sarebbe essere gentili. La verità è che quasi mi travolge (Continua a leggere…)

Torta (squisita!) di pere (con la mia variante al cioccolato)

Niente da fare, in questo ultimo periodo mi sono data alla cucina. Dolce, come avrete capito, visto che alla salata ci pensa egregiamente Armando!

Oggi vi presento un abbinamento che ho già sperimentato con la pasta brisé e che ho descritto qui, ma – cosaposso farci? – mi fa impazzire, quindi l’ho voluto riproporre con un’altra ricetta.
La ricetta in questione é tratta da un libro datato, non certo uno degli ultimi successi pubblicato nell’ormai inflazionato campo della pasticceria. Pensate che in ogni ricetta all’interno di questa raccolta è indicata anche la spesa da sostenere, dunque il costo di ogni ingrediente. Beh, i prezzi sono presentati in lire!
Tranquilli però, gli ingredienti non sono andati a male e la ricetta é ancora valida! Eccola qui insieme a qualche foto.

IMG_0886-0.JPG
Come variante, ho preso una bella tavoletta da 100 grammi di coccolato extra noir e l’ho spezzettata grossolanamente sopra la torta, prima di infornarla ma dopo aver posizionato le pere. In alternativa, per far preservare il sapore della pera, si può sostituire il cioccolato a pezzi con le gocce di cioccolato, più delicate.
Ho servito poi la torta con una spolverata di zucchero a velo, che ha sempre il suo perché, e… Ne ho gustate due fette generose!

IMG_1250.JPG

IMG_1251.JPG

IMG_1252.JPG

P.S. Se, come me, volete aggiungere il cioccolato (specie se particolarmente fondente) compensate anche con ulteriore zucchero altrimenti il dolce rischia di non essere… tale! ;)

 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 243 follower