Libri in metro #26

Ci sarebbe un aneddoto da raccontare su questo viaggio in metro. Questo aneddoto inizierebbe così:

Termini. Ora di punta.
“Il treno è guasto, si prega di scendere”.
La folla scalpita.
“Aspettate un secondo”.
La folla si calma.
Dopo nemmeno un minuto:
“Il treno è guasto, si prega di scendere”.
Di nuovo un fremito di gambe e voci.
Subito dopo:
“Aspettate un secondo”.
Questo annuncio viene ripetuto un paio di volte, finché un tizio non si avvicina alle porte e ci invita definitamente a lasciare il vagone. Scendere è un’impresa sicché sulla banchina attende già una numerosa folla di passeggeri. Io mi mantengo sempre avanti, non voglio certo perdere il posto e finire dietro la calca ad aspettare il quarantesimo treno prima di salire di nuovo!
La voce dell’annuncio risuona:
“Potete salire”.
Sembra che ci stiano prendendo in giro. Scendere, salire, aspettare… E poi questi guasti che alla fine guasti non sono!
In fondo mi è andata bene: da in piedi che ero, con questo giochetto ho guadagnato un posto a sedere e ho beccato la lettrice da osservare…

In questi ultimi giorni il clima della capitale è cambiato drasticamente e l’abbigliamento dei pendolari ne è la testimonianza. La signora indossa [Continua a leggere...]

La cena per papà [edited by Armandus]

Non avrei mai pensato un giorno di ritrovarmi in prima persona a scrivere in un blog e spero che questo non vi porterà disagio e soprattutto nessun tipo di fastidio.
 

Guardare spesso programmi televisivi inerenti al mondo della cucina mi ha sempre attratto, soprattutto perché mi piaceva viaggiare con l’immaginazione e pensare che il famoso chef o critico culinario fossi proprio io.
La stessa sensazione l’ho avuta la prima volta che ho visto Ratatouille, il cartone della Pixar che ha come protagonista un topo che riesce a cucinare e lasciare sorpresi tutti i commensali del ristorante più famoso di Parigi.
Ritornando con il pensiero a noi, l’altra sera ho proposto di cucinare un menù per un’occasione speciale, il compleanno di mio padre. Volevo trovare una ricetta nuova con dei prodotti semplici ma di grande gusto e, dopo una lunga ricerca fatta di notti inbianco, battibecchicon missTo organizzando (la proprietaria di questo blog), sono riuscito a mettere nero su bianco. In un primo momento avevo deciso di scegliere i piatti da preparare in base alla disponibilità della pescheria, ma l’impresa sarebbe stata molto ardua e ho preferito lasciare che fossero solo i grandi chef ad occuparsene.
Ho messo da parte tutta la mia indecisione e alla fine mi sono buttato su tre antipasti ed un primo (ovviamente, ragazzi, neanche a dirlo: tutto a base di pesce!)

  • Crocchette di ceci e gamberi
  • Alici con aceto balsamico e cipolla rossa di tropea
  • Cozze alla tarantina
  • Incannulate con cozze fiori di zucca e zafferano

La preparazione del menù non sembrava tanto difficile ed in effetti i giudizi sulla ricetta erano positivi e di bassa difficoltà, ma comunque sapevo bene che non era tanto la preparazione della ricetta quello che mi preoccupava, ma come avrei dovuto gestire il tutto. Semplice: ho fatto un bel respiro e ho iniziato a preparare una lista di cose da comprare, ovviamente calcolando alla perfezione le quantità.
Arrivati a casa abbiamo iniziato a sistemare le cose che ci sarebbero servite per la preparazione  ed esattamente alle 17:30 abbiamo iniziato l’operazione CENA PER PAPA’. Ovviamente questo è il nome in codice, ma per me era semplicemente cucinare insieme alla mia famiglia e missTo preparando (la proprietaria di questo blog).
La prima cosa che abbiamo fatto è stata la pulizia delle cozze ed una volta lavateper bene, levando la barbetta, abbiamo scaldato in una grossa padella (la mia super padella per la paella) l’olio, l’aglio, un punta di peperoncino ed un po’ di prezzemolo.  Subito dopo abbiamo aggiunto le cozze ed appenaDSC 085 hanno iniziato a schiudersi abbiamo concluso l’opera con un mezzo bicchiere di vino biancoper sfumare. Fino a qui sembra tutto molto semplice me il bello deve ancora arrivare….. Mentre io ero concentrato nella preparazione, avevo le mie due souf chef che ogni secondo mi chiedevano: Come posso aiutarti? Posso fare qualcosa? Ti serve un mano?
Dovevano per forza mettersi all’opera, così ho accettato i loro servigi. Mamma l’ho messa al taglio del prezzemolo che serve sempre e missTo arrabbiando (la proprietaria di questo blog) alla preparazione delle alici con crema di aceto balsamico e cipolla di tropea.
A questo punto, mentre le donne continuavano con in compiti assegnati, io ho passato il liquido delle cozze con il colino ed ho messo le cozze da una parte; nel frattempo ho fatto scaldare dentro un’altra padella olio ed aglio triturato; una volta dorato l’aglio, ho aggiunto prezzemolo, pomodori pelati e ho lasciato tutto sul fuoco. Amalgamatosi bene il pomodoro, ho aggiunto le cozze, il liquido della cottura dei molluschi e ho lasciato ancora che si cuocesse per qualche minuto. Al termine della preparazione ho sistemato  dentro una grossa pentola di coccio del pane precedentemente bruscato ed ho versato le cozze all’interno, con un’ abbondante dose di pepe e prezzemolo.
Mentre preparavo le cozze mi sono messo all’opera per organizzare le DSC 086crocchette di ceci e gamberi, un piatto che mi ricordava molto le tapas spagnole. In una padella ho fatto scaldare l’olio con la cipolla tritata, poi ho aggiunto i gamberetti sgusciati e subito dopo i ceci, un pizzico di pepe ed ho portato tutto a cottura per circa 10 minuti. A seguire, tutto il preparato è stato inserito all’interno di una grossa ciotola e con un mixer ad immersione abbiamo ottenuto  una crema speciale con l’aggiunta di un po’ di pan carrè triturato a cubetti e prezzemolo.
Nel frattempo mamma aveva finito di tagliare il prezzemolo (ne ha tagliato cosi tanto che ci basterà per tutte le cene fino a Natale) e in una pentola ha scaldato dell’acqua e fatto bollire i gamberi reali. Una volta cotti sono stati spellati. Ora vi chiederete: dove è finita missTo tagliando con la cipolla ( la proprietaria di questo blog)?
Era sempre lì a gironzolare e preparare la cena, ma poiché fondamentalmente non aveva niente da fare l’ho incaricata di aprire le uova e preparare il composto per friggere. Con la crema di ceci e gamberi abbiamo fatto delle pallette, all’interno delle quali abbiamo inserito i gamberoni reali lasciando la coda libera. Li abbiamo fritti in olio bollente ed infine presentati come da foto.
Adesso è il momento della pasta. Le donne hanno preparato e fritto i fiori di zucca con mozzarella di bufala ed un pezzettino di pomodoro pachino; io invece ho preparato il condimento della pasta. Ho preso le cozze ed una padella, uno spicchio d’aglio, un po’ d’olio ed ho lasciato che i molluschi si aprissero. Fatto ciò, ho tolto le valve vuote e con il liquido del condimento ho sciolto in un bicchiere 2 bustine di zafferano. Una volta cotta la pasta ho messo tutto dentro la padella aggiungendo lo zafferano. Qui mi sono accorto che le mie due souf chef avevano fritto tutti i fiori di zucca che sarebbero serviti anche per la pasta, dunque ho dovuto creare una modifica della ricetta. Ho messo nella padella in cottura con la pasta della rucola che dà quel gusto astringente che lega benissimo con il dolce delle cozze. Ho lasciato amalgamare per qualche minuto e poi ho preparato i piatti, guarnendo con i fiori di zucca fritti.DSC 087

Che cosa ho imparato da questa esperienza? Mi chiederete voi.
Forse a cucinare in un modo nuovo le cozze o preparare dei gamberoni sfiziosi, oppure a dare compiti a missTo studiando un libro (la proprietaria di questo blog) .
No, niente di tutto questo signori. Ho imparato che niente è facile, ma può diventare in un lampo molto semplice quando accanto hai le persone care che ti aiutano arealizzare tutto questo per un giorno speciale: il compleanno del mio papà.

 

Autore: Armandus

Correttrice di bozze: misScrutatrice di Universi

Roma: caput… kaputt!

Commentando un post sul blog Le Journal de Nina, ho ripensato a tutte le volte che, all’estero, ho fatto confronti tra le città visitate e la mia città natìa, giungendo all’amara conclusione di non essere tagliata per vivere a Roma. No no, non fa per me, troppo caotica, troppo approssimativa e, soprattutto, troppo disorganizzata. La trovo invivibile, ecco tutto. Forse sono io ad essere insofferente alle grandi città, anche se Parigi, a mio parere, è una grande città che non pone certi problemi di vivibilità.

I romani, cosa ne pensano? E i non romani – mi incuriosisce questa domanda, anche se penso di poter facilmente intuire la risposta – verrebbero mai a vivere a Roma? Certo è che una città così grande offre un sacco di opportunità e  vantaggi che un piccolo centro di provincia non potrebbe garantire.

Ma io vivrei nel piccolo centro di provincia.

Io da turista posso solo dire che Parigi l’ho amata sin dal primo momento. Si è presentata ai miei occhi esattamente come la immaginavo e la sognavo. Non mi ha deluso affatto, anzi: è stata capace di strabiliarmi ed estasiarmi più di quanto pensavo fosse in grado. E’ stata una scoperta bellissima.
Certo, viverci sarà tutta un’altra cosa. E concordo con te sull’insofferenza ai ritmi frenetici della metropoli perché è la stessa cosa che non sopporto a Roma, pur essendo molto più piccola! La differenza la fanno la qualità della vita e l’efficienza dei servizi: a Parigi 14 linee di metropolitana, a Roma ne abbiamo 2 e mezza! E poi qui non funziona niente, esci di casa la mattina e non sai quanto ci metterai per fare il tuo solito percorso: ritardi, guasti, sospensione del servizio… Un dramma! Ogni giorno ce n’è una. E a me sembra di vivere in un inferno.

Libri in metro #25

L’automobilista viaggia in macchina, il ciclista in bicicletta ed il motociclista in moto. Perfino lo skater ha un unico mezzo di trasporto: lo skateboard.
Il pendolare no. Il pendolare è uno spirito libero, non si sente legato a niente e non vuole vincolarsi con nessuno. Ecco perché potete trovarlo indistintamente sull’autobus, sulla metropolitana, sui tram, sui treni… Potete notarlo mentre viaggia su ruote, su rotaie, su binari. La vita del pendolare è varia, versatile, pronta ogni giorno a nuove sfide. Temeraria e coraggiosa, senza paura di dover cambiare all’ultimo minuto il percorso per tornare a casa. Flessibile, elastica, una vita all’avventura.
Ieri il mio lettore l’ho trovato in metropolitana, oggi sul treno, domani… Chissà!

L’arte di correre [ROMA]
Il treno delle 9.30 diretto a Fiumicino è alquanto affollato: lo si nota già dal binario mentre (Continua a leggere…)

Sfoglia o brisé? Per entrambe una grande passione.

Non ricordo se vi ho mai parlato della mia passione per la pasta sfoglia. Ad ogni modo lo faccio adesso: vado matta per tutte le preparazioni realizzate con questa pasta, torte rustiche dolci e salate. Adoro il suo sapore e amo la sua consistenza che rende ogni condimento e ogni ripieno mille volte più gustoso del normale.

Tutto questo per dirvi che mangerei rustici un giorno sì e l’altro pure! Ricordo che aParigi, mentre passeggiavamo per le vie di Montmartre, ci piaceva fermarci nelle patisserie e fare merenda con una delle loro strepitoso torte rustiche.

Ebbene l’altro giorno ho deciso di cimentarmi in una ricetta dolce che avevo adocchiato in una rivista di cucina (sapete, quelle che si tengono in bagno per ingannare l’attesa…) e che prevedeva l’utilizzo della pasta sfoglia. In realtà ho scoperto solo dopo, a dolci fatti, sfornati e mangiati, di non aver utilizzato la pasta sfoglia, bensì la brisé che,  come recita la confezione, è “adatta per i ripieni morbidi”. I dolcetti si sono mantenuti friabili anche il giorno successivo alla loro preparazione, forse proprio per merito di questa pasta, laddove con la sfoglia normalmente si ammosciano e perdono la croccantezza.

Ma vediamo di quali dolcetti si tratta!

Ne ho fatti di due tipi. Come vi dicevo, per i primi ho preso la ricetta da una rivista, mentre gli altri li avevo già provati in passato.

FAGOTTINI DI MELE ALPROFUMO DI VANIGLIA E CANNELLA

(Denominazione che ho inventato io)

  • 2 mele
  • 80 gr di zucchero
  • burro
  • un baccello di vaniglia
  • una presa di cannella
  • pasta sfoglia (nel mio caso brisé, che secondo me è anche piùconsigliata)

Sbucciate le mele, rimuovete il torsolo e riducetele a dadini. Fatele cuocere in una padella antiaderente con burro, zucchero, cannella ed il baccello di vaniglia per 5-6 minuti, fino a quando cioè le mele diventeranno morbide. Scolatele e tenete da parte il liquido di cottura. Ritagliate la pasta sfoglia in cerchi, farciteli con le mele e versateci il liquido di cottura. Disponete altri dischi di sfoglia sopra il ripieno e chiudete i fagottini sigillando bene i bordi. Cuocete in una teglia foderata con carta forno per circa 15 minuti a 180°. Servite tiepidi dopo averli spolverati con zucchero a velo e cannella.

rustici

FAZZOLETTI DI PERE E CIOCCOLATO

(Titolo dovuto anche qui alla mia fantasia)

  • pere
  • nutella
  • pinoli
  • pasta sfoglia (o brisè)

Sbucciate le pere, rimuovete il torsolo e tagliatele a dadini. Realizzate 16 rettangoli di pasta sfoglia e farciteli con le pere, un abbondante cucchiaio di nutella e pinoli. Ripiegate i quattro bordi verso il centro e sigillate bene i punti di raccordo della pasta, avendo cura che il ripieno non fuoriesca dai bordi. Cuocete in una teglia foderata con carta forno (o anche con la stessa carta che avvolge la pasta sfoglia) a 108° per 15 minuti. Servite tiepidi o anche freddi con una spennellata di zucchero a velo.

rustici (1)

A me sono piaciuti molto entrambi e sono stata soddisfatta di assaggiarli il giorno dopo apprezzandoli ancora fragranti. Con i miei ho avuto un successone, al mio ragazzo sono piaciuti da morire (di più quelle con le pere, come pure ai miei genitori), mentre per mio fratello ho dovuto preparare un fagottino di sola nutella perché altrimenti non li avrebbe mangiati. E ha avuto pure da ridire sul suo dolcetto, tsé!

Libri in metro #The Readers Club

Ecco un altro format dei post su LM: la descrizione contemporanea di due lettori, due pendolari, due passeggeri. Due viaggiatori spesso inconsapevoli della presenza l’uno dell’altro.

The Readers Club: Da cosa nasce cosa/Buick 8 [Roma]

Siedono l’uno accanto all’altro in un vagone semivuoto della metro B. Salgono entrambi a Termini e trovano facilmente posto vicini (Continua a leggere…)

Personal training

Con queste temperature over 25°, settembre sta prendendo il posto di agosto. E l’estate, che si è detto quest’anno non essere mai arrivata, probabilmente si sta spostando di qualche mese. Il clima sta cambiando gente, il clima sta impazzendo,  così come impazziscono il mondo e la sua gente, in un degrado morale e psichico che risponde solo alle leggi della follia.
Ma non è questa la sede in cui discutere di antropologia culturale ed in effetti il post voleva trattare un argomento moooolto più leggero. Dunque, ricominciamo…

Con queste temperature over 25°, settembre sta prendendo il posto di agosto. E l’estate, che si è detto quest’anno non essere mai arrivata, probabilmente si sta spostando di qualche mese.
Alcune mattinate di questa estate settembrina le ho volute dedicare al mio corpo, che ho trovato alquanto appesantito dopo lo scarso movimento delle ferie.
Approfittando della piscina condominiale ancora in funzione, scendo all’orario di apertura e mi faccio qualche vasca. Per la precisione: due stile, due rana e due in apnea. Il dorso lo evito perché, non essendo quella del condominio una piscina olimpionica o semi-olimpionica, non ci sono segnali che indicano l’avvicinarsi del bordo vasca; indi mi troverei ogni due minuti a voltare la testa (facendomi naturalmente entrare l’acqua nelle orecchie, cosa fastidiosissima!) per controllare quanto manchi alla fine della piscina. In quanto al delfino (o farfalla, visto che mi pare siano la stessa cosa…), non ho mai imparato ad eseguirlo.
Dopo essermi goduta un po’ il sole ed essermi asciugata il costume alla bell’e meglio, risalgo a casa ed utilizzo il tappetino da palestra per diverse serie di addominali: 30,30 e 30. E ancora 30,30 e 30. Poi 10 sforbiciate, 10 dorsali, 10 flessioni.
Un bicchiere d’acqua per rinfrescarmi e via, di nuovo fuori casa per correre un po’ sul mio consueto percorso, che ho stimato essere circa 3 chilometri. Mi piace il percorso che mi sono scelta, è vario, discretamente lungo e parte proprio da sotto casa. Corro un po’ dappertutto: sui marciapiedi, sull’asfalto, sulle strade sterrate. Incontro curve, pendii più o meno dolci, tratti pianeggianti. Passo tra i bambini, tra le biciclette, tra i cani a spasso e gli anziani seduti in panchina; quando corro sul marciapiede ed abbandono il parco costeggio invece la corsia dedicata ad autobus, macchine e moto. Gli ultimi 100 metri li dedico ad uno scatto, il più veloce possibile, che mi porta fino al cancello, mettendo fine ai 20 minuti circa di corsa. Prima di risalire mi trattengo qualche minuto nel cortile per fare stretching e sciogliere i muscoli; poi mi dirigo verso casa evitando rigorosamente l’ascensore e preferendo le scale, dove faccio ancora qualche esercizio, come la corsa veloce, lo skip e i saltelli.
Quando rientro è quasi l’ora di pranzo, ma mi sorprendo a non avere né una gran fame, né una gran sete. Solo una voglia matta di buttarmi sotto la doccia (e picchiare mio fratello che mi ha fatto aspettare 10 minuti al portone senza che riuscissi ad entrare, in quanto lui, con le cuffie alle orecchie ed impegnato ad ammazzare qualche nemico virtuale in uno dei suoi maledetti giochi di ruolo, non sente il citofono che squilla ripetutamente!).

Spero di riproporre questi esercizi anche durante l’inverno, pur dovendo rinunciare alla piscina che, nonostante le temperature ancora molto calde, ha deciso di andare in letargo da metà settembre.

Libri in metro #24

Questo post di LM non ha bisogno di introduzione, giacché la prevede lui stesso.

È una di quelle giornate romane in cui il sole spunta fuori all’improvviso dopo un intera mattinata di pioggia. I vagoni cupi (Continua a leggere…)

Diario di viaggio: Svizzera tedesca

Segue da: Diario di viaggio: Milano e Canton Ticino

1 settembre, lunedì.

Lasciamo a malincuore il soleggiato clima di Lugano per dirigerci verso nord, dove si annunciano piogge e dieci gradi di meno. In realtà arrivati a LucernaDSC 341 siamo più fortunati del previsto. Il cielo non è certo limpido, ma quantomeno ha un colore che si avvicina molto all’azzurro. Questo fino all’ora di pranzo, quando nuvoloni grigi e minacciosi avanzano sopra i tetti della città.
Come la maggior parte delle cittadine svizzere, Lucerna (Luzern) si affaccia su un lago, lago che diventa fiume una volta che si addentra nella città, scorrendo sotto svariati ponti, uno più bello dell’altro. I più particolari sono però due ponti di legno che emanano un odore intenso ed avvolgente, tipico di questo materiale da costruzione. Pare che siano stati distrutti da un incendio e poi ricostruiti esattamente come erano prima.
Attraversati i ponti si entra nella parte più suggestiva della città. Ogni via ha un fascino tutto da scoprire e trasmette un senso di ampiezza, serenità, respiro. Oltre all’ordine e alla pulizia delle strade, non si può far a meno di camminare con lo sguardo verso l’alto: le facciate dei palazzi sono uno spettacolo, ognuna diversa dalle altre, intervallate da torri e campanili che appartengono talvolta a chiese, fortezze, o al municipio (Rathaus). Dopo una camminata per il centro e le sue piazzette, ci fermiamo sul lungolago per consumare uno spuntino acquistato da Bachmann.DSC 350
Una parentesi sulle Bäckerei. Io adoro questi “fornai” svizzeri e tedeschi. Sono un po’ come le nostre panetterie ma dieci volte superiori. Vendono pane di ogni sorta (integrale, bianco, nero, ai cereali, ai semi di zucca, alle olive, alle noci, alla pancetta, al lardo, al sesamo…) , brezel dolci e salati, ripieni o guarniti con formaggio, rustici, torte salate e tutta una serie di leccornie realizzate con una pasta sfoglia divina, che si scioglie in bocca.
Terminato lo spuntino e ricaricati di calorie, intraprendiamo la salita verso le mura della città, dalle quali – chevvelodicoaffare – la vista sui tetti di Lucerna è spettacolare ed il lago sembra non avere confini.
Prima di riprendere la macchina in zona Kesselturm, dietro al Luzerner Theater, passeggiamo ancora qualche minuto per i viali ariosi della città che tanto mi sono piaciuti ed assaporiamo quel buonissimo odore che capiamo essere di pane e di forno (con tanto burro, eh sì!) che si respira nell’aria.
Arriviamo a Zurigo dopo circa un’oretta. Qui ci attende il fratello del mio ragazzo che ci ospiterà per i prossimi tre giorni.

2 settembre, martedì.

Oggi è il giorno dedicato alle cascate del Reno: der Rheinfall. Il sito turistico è localizzato poco più a nord di Zurigo, presso la cittadina di Sciaffusa (Schaffhausen), vicinissima al confine con la Germania. Lo spettacolo che si presenta ai nostri occhi appena scendiamo è qualcosa di indescrivibile, DSC 399impossibile da raccontare se non lo provi. Okay, non sono le cascate del Niagara, ma vi assicuro che qui l’acqua fa paura ugualmente. Il fiume esegue un unico e poderoso salto, sprigionando tutta la forza che ha in sé e facendosi sentire anche a svariati metri di distanza. Ci sono diversi punti panoramici (piazzole, balconcini, camminamenti) che consentono di ammirare le cascate da vicino, così come è possibile acquistare un giro in barca per arrivare proprio sotto il salto e quasi penetrare le cascate con le dita. Altra alternativa ancora è quella di scendere con un ascensore panoramico fino ad una balconata a picco sulle cascate per avvertire l’acqua nebulizzata che bagna i capelli ed i vestiti. Noi ci siamo accontentati di una lunga passeggiata intorno alle cascate, passando prima alla sinistra del salto, superando poi un ponte ferroviario attrezzato anche per il transito dei pedoni, arrivando alla fortezza che domina il Reno e riscendendo sulla destra, attraverso un bosco profumatissimo e costeggiando il fiume che, dopo la cascate, scorre più mansueto.
E’ quasi ora di pranzo quando decidiamo di salutare questo posto magnifico e DSC 434farci un giro nella vicina Sciaffusa, città di stampo medioevale che si rivela deliziosa. Pranziamo con Cervelat e Bratwurst insieme a due Brezel (al modico prezzo di 21 franchi!!!) e passeggiamo per il centro, facendo particolare attenzione alle fontane, sormontate da statue che ritraggono personaggi stravaganti, “erogatori” di acqua dai posti più impensati. Rifocillati e riposati, affrontiamo la salita verso Munot, una fortezza costituita in realtà da un unico bastione centrale, spoglia ed impenetrabile, ma dal fascino incredibile. Con una scala a chiocciola arriviamo fino alla sommità e ci godiamo il panorama, adocchiando il Reno ed i campanili. Scendiamo attraversando un parco e ci ritroviamo davanti alla Münsterkirche. Breve pausa fotografica e poi dritti verso la macchina lasciata nei pressi della stazione.

3 settembre, mercoledì

In mattinata sbrighiamo alcune commissioni a Jestetten in Germania ed intorno all’ora di pranzo (questa volta pranziamo all’ora locale, tra le 12 e le 12.30) ci rechiamo a Baden, una località termale a 25 km circa da Zurigo. La struttura e l’architettura ricordano molto le cittadine già viste, ma non ci stanchiamo mai di ammirare gli edifici che ci circondano. DSC 455Come a Lucerna, anche qui troviamo un ponte legno con il quale attraversiamo il fiume Limmat (lo stesso che scorre a Zurigo) e dove respiriamo il forte odore di legno bagnato. La parte più particolare della cittadina si trova al di sotto di un ponte dove è stato realizzato un parco di bambini con giochi e divertimenti inusuali: niente altalene, dondoli o scivoli. Lo scivolo c’è ma è lungo 10 metri; ci sono poi arrampicate, trincee, tappeti elastici, ponti di corda sospesi in aria, una trivella per giocare con l’acqua ed un trattorino meccanico per divertirsi con la sabbia.
Nel pomeriggio andiamo invece a fare due passi per Zurigo, città che avevo già visitato in precedenza ma che onestamente non ricordavo bene. Posteggiamo vicino l’Hauptbahnof ed entriamo in città percorrendo laDSC 487 Niederdorfstraβe, viuzza piena di locali etnici e ristoranti. Passiamo a camminare poi lungo la Limmat e da lì fotografiamo la cattedrale di Zurigo, riconoscibile per le sue “torri gemelle”; proseguiamo il tour fino al lago, dove non ero mai arrivata. Qui si apre un altro spettacolo ai miei occhi. Il lago di Zurigo è uno dei più grandi della Svizzera ed appare infatti sconfinato. E’ proprio osservando il lago che inizio a realizzare la grandezza della città della quale non mi ero mai resa conto. Sicuramente è da tornarci, visto che mi manca ancora un bel pezzo.
Per concludere la giornata e l’intera vacanza, ceniamo in un locale tipico svizzero, realizzato all’interno di una vecchia armeria e alle cui pareti vediamo affissa la balestra di Guglielmo Tell (il tipo della mela, per intenderci). Nella Zeughauskeller mangiamo il pane tipico, il Brötli, il contorno tipico fatto con patate arrostite in padella insieme al burro, il Rösti, ancora Cervelat e stinco di maiale.

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Il nostro viaggio termina qui, dopo più di mille chilometri percorsi e dopo aver visitato località bellissime. La Svizzera è una nazione da vedere, da assaporare, da farsi entrare nel cuore e nell’animo. E’ così vicina all’Italia eppure così diversa. Sarà che sono un po’ svizzera inside, ma credetemi: ne vale veramente la pena.

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Libri in metro #23

Durante l’estate sono stata poco attiva e presente su LM, causa vacanze e minore frequentazione dei mezzi pubblici (e di questo non mi posso lamentare!). Ora che ho ripreso a scendere e salire sui bus, vidimare biglietti e controllare i tragitti, è ricominciata anche la mia attività di bookwatcher, come ci definiamo sul blog.
Questa la prima “preda” della nuova stagione…

 

IL CODICE DI NEWTON [ROMA]

Una signora dai capelli corti sale sulla metro B e si posiziona accanto ad uno sostegni rossi, mantenendo l’equilibrio in piedi. Appena… (Continua a leggere)

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